LA SITUAZIONE FRANCESE

Agli Internazionali BNL d'Italia Under 12 abbiamo incontrato Nicolas Sabas, responsabile del settore femminile della Pole Francè, che ci ha illustrato i programmi dei transalpini sui tennisti del domani

Quando si parla di precocità tennistica, la prima nazione che viene in mente è senza dubbio la Francia. Da Richard Gasquet, che nel 2002 superò un turno a Montecarlo a 15 anni, alle varie Golovin, Cornet e, più recentemente, Mladenovic e Garcia, la scuola francese produce talenti precoci e non ha paura di lanciarli nel mondo professionistico ancora minorenni. I risultati sono quasi sempre soddisfacenti anche se ci sono state, negli ultimi anni, differenze strutturali tra gli uomini e le donne.

A spiegarle è Nicolas Sabas, responsabile del settore femminile della Pole Francé (l’equivalente di un’Accademia) di Boulouris, a Roma per seguire le sue giocatrici impegnate negli Internazionali BNL d’Italia under 12: “Fino a qualche anno fa la Federazione francese ha investito quasi esclusivamente sul settore maschile, considerando quello femminile come una strada da dover percorrere privatamente. Roland Garros, l’ente che grazie ai ricavi di due settimane ci aiuta ed è in grado di finanziare tutto il settore giovanile 365 giorni l’anno, ha dato fino a poco tempo fa spazio prevalente agli uomini. E’ per questo che Rezai e Bartoli sono prodotti privati, non della scuola francese. Viaggiano colle famiglie e gli allenatori sono i loro padri. Questo è dispendioso, e soprattutto molto costoso, e perciò può creare un rapporto di aspettativa-esito che va al di là del risultato tennistico. E infatti adesso, con la Razzano vicina al ritiro, ci manca il ricambio”.

E proprio a questa situazione creatasi che i francesi stanno cercando di rimediare. Qui a Roma c’è un under 12 molto interessante, Dan Added, e ben 3 giocatrici di altissimo livello (Hamouti, Wargnier e Plessy, tutte qualificate per gli ottavi di finale), la cui punta di diamante è Lucie Wargnier, numero 1 di Francia tra le sue pari età e già vincitrice di molti tornei a livello europeo quest’anno. Sabas, però, non vuole sbilanciarsi su nessuna delle sue atlete: “L’impostazione della Federazione Francese è di far abituare i ragazzi ai contesti internazionali già in giovane età. Io ad esempio, porterò Wargnier, Hamouti e Plessy (le 3 giocatrici impegnate a Roma, ndr) a giocare tornei ITF in 10 diverse nazioni quest’anno. Lucie Wargnier è la numero 1 di Francia a livello under 12, ma non ha senso se continua a vincere in patria e non si misura in altri contesti, altre superfici. Lei, come anche la Hamouti, è una ragazza su cui la Federazione punta e sta investendo, ma al momento è impossibile dire dove possa arrivare. Quando hanno 10 anni, iniziamo a seguire un numero tra 20 e 30 ragazze, sapendo che per vari motivi solo 2-3 arriveranno a giocare a buoni livelli tra i professionisti. E finché queste ragazze non compiono 16 anni, è impossibile fare pronostici. In Francia, attualmente, le nostre grandi speranze si chiamano Garcia e Mladenovic. La Mladenovic a livello giovanile ha vinto qualsiasi titolo, e fino all’anno scorso batteva la Garcia 6-0 6-0. Ora però la Mladenovic non riesce a sfondare anche a causa di un infortunio, mentre la Garcia a 17 anni ha superato qualificazioni e primo turno degli Australian Open ed ha appena vinto un torneo negli Stati Uniti”.

Una realtà comune a molte nazioni, ma Sabas non ha niente da eccepire sui sistemi di allenamento e monitoraggio della Federazione francese. Che spiegano, anche, la maggiore precocità e il grande palmares dei tennisti francesi a livello giovanile: “La Federazione francese ha messo a punto un sistema impeccabile. Da noi la situazione è diversa rispetto all’Italia, qui le Accademie sono poche e se un ragazzo di Palermo è molto forte, spesso è costretto a spostarsi 1000 chilometri per giocare a buoni livelli. In Francia ogni dipartimento ha la sua Federazione, e ogni Federazione la sua Accademia, ne abbiamo 35. Successivamente, i ragazzi sono liberi di trasferirsi alla nostra Pole (a Boulouris) oppure a quella di Poitiers, e poi a 18 anni i più meritevoli vanno ad allenarsi per 2 anni al centro tecnico del Roland Garros”. Queste sono solo alcune delle ragioni che spiegano i successi della scuola francese da decenni. Una scuola che, anche quando si accorge di aver compiuto degli errori, è in grado di tornare sui propri passi. Sempre, senza mai smettere di investire sui giovani.

Foto Paolo Pagliai


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