RUSTY E BERNIE, L’AUSTRALIA SORRIDE

Lleyton Hewitt e Bernard Tomic, protagonisti di un Australian Open al di sopra delle aspettative. Due generazioni a confronto ma entrambi capaci di infiammare il pubblico australiano

Con la centesima edizione degli Australian Open passata in rassegna, è tempo di guardarsi alle spalle. Un continente intero può festeggiare oltre alla buona riuscita della manifestazione, con lo straordinario epilogo finale offerto da quei due campioni che portano il nome di Novak Djokovic e Rafael Nadal, le prestazioni espresse dai suoi giocatori, a partire dal veterano Lleyton Hewitt fino ad arrivare alla giovane promessa (ormai mantenuta) Bernard Tomic.

Partiamo, per dovere signorile, dal più anziano. Hewitt, trent’anni compiuti, presentatosi a Melbourne dopo il torneo di preparazione a Sidney senza troppe aspettative, ha rischiato di lasciare il torneo di casa già al primo turno, quando è uscito indenne da una situazione che rischiava di farsi complicata contro il mancino tedesco Cedric-Marcel Stebe, recuperando con le unghie e con i denti nella quarta frazione un ritardo che, se concretizzato, l’avrebbe visto giocarsi da sfavorito un quinto set di difficile portata. Semi miracolato dal primo turno, il sipario sulla sua vetrina australiana si pensava potesse cadere al secondo ostacolo, nella nobile sfida a quell’Andy Roddick contro cui ha battagliato più volte nel corso del nuovo millennio. Ma così non è stato. “Rusty” ha stupito ancora una volta tutti, anche approfittando di un problema fisico dell’americano, ha offerto un’altra prestazione degna del vecchio guerriero che ci siamo abituati a conoscere, volando al terzo turno, questa volta chiuso, per davvero, nei pronostici, da quel Milos Raonic recente vincitore a Chennai e sempre più sicuro futuro ai vertici delle classifiche mondiali. E’ andata diversamente, ancora una volta, poiché sfoderando tutte le sue straordinarie doti di ribattitore, è riuscito a disinnescare l’ordigno Milos, a suon di passanti e pregevoli trame difensive, si è sbarazzato in quattro set del gigante canadese, regalandosi un giusto epilogo negli ottavi di finale contro Novak Djokovic. Quale miglior suggello al suo Australian Open numero sedici, se non al cospetto del numero 1 del mondo? Anche lì, è riuscito a non farsi abbattere dalla macchina perfetta messa in moto dal serbo, lottando e riuscendo addirittura a strappare un set. Ha infiammato il pubblico amico, dalla moglie a quel Toni Roche che ne ha viste tante, ma che ancora si emoziona ad ammirare le gesta di questo magnifico campione. E’ uscito dal torneo tra gli applausi convinti del pubblico di Melbourne, e noi tutti speriamo non siano stati gli ultimi, contando di rivederlo tra dodici mesi nuovamente ai nastri di partenza più carico che mai.

Se Hewitt ha stupito tutti, non di meno ha fatto il giovane Tomic, ormai tennista consacrato ad altissimi livelli. “Bernie” ha scaldato il pubblico australiano dapprima rimontando un ritardo di due set all’ex top ten Fernando Verdasco, poi liberandosi agevolmente del gigante americano Sam Querrey. In un match d’altri tempi, fatto di tagli e soluzioni alternative, forse uno dei migliori del torneo, ha regolato il quarto finalista della passata edizione Alexandr Dolgopolov, prima di regalarsi, anche lui, il giusto epilogo al suo fantastico torneo negli ottavi di finale, al cospetto del Re Roger Federer. Vi si è inchinato nobilmente, lasciandogli strada senza opporre troppa resistenza.
E’ il leader della nuova generazione che avanza. Gioca un tennis pulito, semplice, lineare, senza apparente fatica. Ha carattere da vendere e tutte le carte in regola per salire ancora. Il degno erede di Lleyton per il tennis australiano è lui, anche se non arriverà mai sul tetto del mondo, gli pronostichiamo un futuro tra i primi dieci giocatori del mondo. Avercene, di giocatori così…e l’Australia sorride.

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