LE TRE PIOVRE

Come in altre due occasioni, nel 2007 e nel 2009, l’editoriale di Tennis Oggi non parla dello sport della racchetta. Il motivo è il momento drammatico di crisi che l’Italia sta attraversando e la voglia del direttore di manifestare, da cittadino, la sua ribellione.

In un momento di crisi drammatico come quello che stiamo vivendo, chiedo scusa ai miei amici lettori ma non me la sento proprio di parlare di tennis come faccio puntualmente ogni mese da oltre trent’anni. Come mi è già capitato in altre due occasioni, nel 2007 e nel 2009, voglio invece dedicare questo piccolo spazio riservato al mio editoriale per manifestare, da cittadino, la mia ribellione nei confronti di una classe politica incapace, inefficiente e, purtroppo, molto spesso addirittura corrotta. Una enorme piovra, mai sazia, che coni suoi lunghi tentacoli ci succhia il sangue.

Negli ultimi anni sono stati scritti molti libri e sono andate in onda numerose trasmissioni televisive sui saccheggi della politica, che sono costati e continuano a costare una montagna di euro al popolo italiano. Per arginare questa tracimazione di nefandezze, avete mai visto qualche parlamentare opporsi con azioni concrete? Tante vuote parole, ma nulla è mai cambiato in questo nostro gattopardesco Paese.

Ecco perché oggi non parlerò di sport. Perché voglio sfogare la mia rabbia puntando il dito contro tutti quei cosiddetti “rappresentanti del popolo” – vecchi e nuovi, di sinistra e di destra, di maggioranza e di opposizione – che bivaccano sulle nostre spalle accumulando privilegi e sfruttando spudoratamente i nostri sacrifici per condurre una vita da nababbi, al riparo (loro sì) da qualsiasi crisi, compresa quella attuale.

Già, la crisi attuale, che i nostri “bravi” (in senso manzoniano) politici non hanno avuto il coraggio di affrontare, dimostrando in modo inequivocabile la loro incapacità di governare il paese e  tradendo platealmente il mandato loro conferito dal popolo sovrano. Questi signori, infatti, di fronte al pericolo hanno vigliaccamente abdicato al loro ruolo istituzionale  trasferendolo ad un governo di tecnici, composto da eminenti manager e professori – che nelle loro carriere guadagnano tutti una barca di soldi – i quali  hanno pensato bene di risolvere il problema della crisi togliendo alle pensioni di chi non arriva alla fine del mese l’adeguamento al costo della vita. Ma i tentacoli della piovra, che tutti auspicavano venissero recisi, sono rimasti illesi.

La seconda piovra che gli italiani non riescono a scrollarsi di dosso è rappresentata dall’evasione fiscale, un cancro che mina la salute della nostra società e che deve essere assolutamente estirpato, con la indispensabile collaborazione dei cittadini onesti, ricorrendo se necessario a misure drastiche come una condanna penale per gli evasori. Con i quali, piccoli e grandi, tutti i giorni ognuno di noi ha a che fare.

La terza piovra, atavica, è la più insidiosa perché si annida in tutti i settori della vita sociale, politica ed economica del nostro paese. La criminalità organizzata è, infatti, il nostro nemico più pericoloso, contro il quale lo Stato deve ingaggiare una lotta senza quartiere che deve portare alla sua disfatta totale, alla sua distruzione. Quella contro le mafie deve diventare una guerra  di liberazione, in cui non si fanno prigionieri, per la sopravvivenza della democrazia in questa nostra povera Italia.

Concludo con l’amara considerazione che, se non fossimo le vittime sacrificali di queste tre grandi piovre, noi italiani potremmo vivere tranquillamente senza essere bombardati da tasse, balzelli e, soprattutto,  soprusi di ogni genere. Buone Feste!

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Un Commento a “LE TRE PIOVRE”


  1. Sansonetti Antonio scrive:

    Questi sono gli effetti del problema di fondo che è rappresentato dal carattere di un popolo che è meramente incline a piangere i morti e fregare i vivi. E’ nel suo DNA, non può farne a meno, preferendo il sacrificio della dignità e dell’orgoglio Nazionale, non quello evocato dai capibastone dello stato ovviamente, ma quello più antico, profondo e vero con tutte i suoi limiti. La democrazia e la repubblica sono da quando esistono anche queste cose, ma sicuramente una forma diversa di condizionamento e limitazione delle libertà, in nome della quiete sociale e non del bene collettivo.Fino a quando si opererà nel nome del popolo italiano anzichè nell’interesse dello stesso, permarrà lo status quo attuale.Con l’aristocrazia politica non ci sono margini di confronto, e del resto come si potrebbe immaginare un sistema democratico nel quale il popolo è costretto a doversi difendere continuamente dalle istituzioni pubbliceh ma anche private per impedirgli di commettere errori ed ingiustizie?Possiamo forse vivere perennemente in trincea sotto il tiro delle caste e dei loro aguzzini? Malgrado molti pensino che la posizione di Bernardo da Chiaravalle, a riguardo del Malecidio, fosse esagerata, vedo come unica soluzione la reazione dura e spietata l’unico rimedio per liberare la Nazione dalle orde di sciacalli ed avvoltoi che, sotto mentite spoglie, stanno distruggendo la nostra esistenza, prima che vengano meno anche le forze per agire: D’altronde di peggio non può capitarci. A.S.


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