LENDALE JOHNSON, I 15 SECONDI DI CELEBRITA’ CHE CAMBIANO LA VITA

Lendale Johnson, tennista e modello, ha lasciato nel 2013. Ma ora ci riprova. Una comparsata di pochi secondi in Empire ha cambiato tutto.

TENNIS – Ha sognato vent’anni davanti a una porta chiusa. Ha inseguito vent’anni un destino troppo lontano per essere vero. Ma son bastati pochi secondi per cambiare tutto. Le ha provate tutte Lendale Johnson per diventare un tennista professionista. Spendeva 90 mila dollari l’anno per cercare di uscire dal limbo dei Futures, ma senza troppo successo. Ha smesso nel 2013, dopo un ultimo match a Vero Beach, in Florida.

Contemporaneamente si mantiene come modello, finché un amico gli propone di partecipare al casting per Empire, serie che ha debuttato a gennaio su Fox e racconta la storia di Lucious Lyon, ex delinquente di strada che negli anni è riuscito a costruire un impero della musica hip-hop, Empire Entertainment, ma deve lasciarla a uno dei tre figli in quanto malato di SLA. Per uno degli episodi della serie, che ha attratto dieci milioni di spettatori già dal pilota (diventato il più visto negli ultimi tre anni), i produttori cercavano ragazzi attraenti per una scena da girare su uno yacht. Lendale non parla nei pochi secondi in cui compare in video, ma gli bastano perché cambi tutto.

Lo chiamano per interviste in tv, per serate, e ImNext, un motore di ricerca per atleti e attori, decide di sponsorizzarlo. “E’ un onore per noi avere con noi qualcuno come Lendale che già si è fatto un nome nel tennis” ha detto il fondatore, Glenn Doughty. Grazie a ImNext, che lo supporta nelle spese per le trasferte e il coach, Lendale tornerà a giocare: a gennaio sarà in Egitto per un Future. “Ho sempre creduto nel mio talento” ha detto. “Solo, non avevo soldi”.

Eppure, la sua non è solo una storia di serendipità, di incontri e di episodi che cambiano la vita. È una storia di formazione, di legacy. E comunque vada, la sua eredità nel gioco va oltre i risultati che potrà ottenere.

Una storia che inizia a Kalamazoo, e non è un posto come gli altri, è la storica sede dei campionati nazionali under 18 che mettono in palio una wild card per il tabellone principale dello Us Open. È nato lì, Lendale, ragazzo di colore in una comunità prevalentemente bianca, anche se i genitori sono di Chicago: la madre è stata cheerleader e ora è una hair stylist rinomata, il padre giocava a basket e si dilettava con la cucina. “Quando torno a casa, mi fa ancora da mangiare” ha raccontato, “e non è certo troppo comune. Insieme guardavamo tutti i film di Bruce Lee, e a mio padre piace pensare di essere cintura nera”.

Ma non sono le arti marziali ad attirarlo, né i canestri dove si allena suo padre. Già a cinque, sei anni, preferisce tirare per ore con la sua racchetta contro una recinzione. Impara il tennis da solo e ottiene così una borsa di studio per frequentare le lezioni del club locale.

L’inserimento, però, non è così facile. A scuola non è certo il più bello o il più amato. “Portavo l’apparecchio e gli occhiali” ha spiegato, “e i ragazzi più grandi mi prendevano di mira. Di recente, ho incontrato una delle mie insegnanti di ginnastica di allora, delle medie, e abbiamo ripensato a quegli anni. Ho imparato che l’odio te lo insegnano, che il bullismo nasce dall’insicurezza. Per fortuna allora avevo dei grandi amici e la forza mentale per rimanere positivo nonostante tutto”.

Non ha mai perso la speranza, Lendale, né a scuola né dopo, quando ha cercato la sua strada nel mondo del tennis, quando ha lavorato sul suo sogno non importa quanto dura fosse la salita, convinto che prima o poi quel sogno si sarebbe realizzato. “La mia missione oggi” dice Lendale, che ha anche fondato la High Performance Tennis Academy, “è raggiungere una posizione che mi permetta di essere un’ispirazione”. La popolarità come piattaforma privilegiata per un messaggio “larger than life”, che travalica i confini della biografia individuale.

“Inseguite i vostri obiettivi senza fermarvi” invita, “perché il successo viene da dentro, dal lavoro durostudiate e sappiate scegliere gli amici, perché non tutti quelli che parlano con voi, che camminano al vostro fianco, lo sono davvero. E non giudicate un libro dalla copertina. Sforzatevi di avvicinare persone di un’altra razza, o di un diverso orientamento sessuale. Potrebbero diventare i vostri migliori amici”.


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