LJUBICIC FA 38, VERSO NUOVI TRAGUARDI

Ivan Ljubicic compie 38 anni, ma dimostra di avere ancora tanto da dare al tennis. Dal campo al coaching, alla fine ha avuto ragione lui

TENNIS – Non è facile sposare una causa così complicata, reggere l’urto per una stagione intera e raccogliere i frutti quando in pochi erano disposti a dare un sostegno di tale portata. Ivan Ljubicic ha dimostrato di saper essere lungimirante e di saper dare seguito ad una scuola, quella croata, che non smette mai di imparare ed insegnare allo stesso tempo. Oggi compie 38 anni, ma ha ancora l’entusiasmo di un ragazzino e ha già raggiunto la saggezza dei più anziani.

Il Ljubo post-ritiro, soprattutto per quel che riguarda l’ultimo anno solare, si è affiancato alla figura di Roger Federer, raccogliendo l’eredità di Stefan Edberg con l’obiettivo di portare lo svizzero allo step successivo di quella rinascita mai completata nel testa a testa con Djokovic. Nonostante lo splendido gioco offerto sotto la guida dello svedese, non è mai arrivato quel diciottesimo Slam che sembrava ormai svanito con l’avvento del coach balcanico, sotto la cui guida è durato appena metà stagione prima dell’infortunio al termine di Wimbledon.

Forse non è stata la scelta giusta, forse l’età comincia a farsi sentire, dicevano, eppure Melbourne ha dimostrato che il saper ripartire dipende anche da quanto poco ci si fa condizionare dal passato e dalla pressione. Ivan non è l’ultimo arrivato, il suo lavoro ha pagato più di quanto non sia accaduto con Edberg e adesso sembra tutto come prima. O forse anche meglio, visto che c’è tutta una stagione davanti e i primi successi sono già arrivati. Senza fare paragoni con gli anni precedenti, Ljubicic ha inquadrato una situazione complicata e l’ha rivoltata a proprio favore.

D’altra parte, l’esperienza da giocatore è senza dubbio uno dei fattori determinanti. Ritiratosi a 33 anni, con la sola sfortuna di trovarsi nella stessa epoca di Federer e Nadal al massimo dello splendore, costretto a lottare per l’ultimo gradino del podio con un altro grande protagonista degli anni duemila come David Nalbandian. I numeri parlano chiaro: dieci titoli ATP, uno ad Indian Wells nel 2010 contro Andy Roddick, tre ko tra Madrid, Miami e Bercy, una semifinale al Roland Garros nel 2006. Il tutto impreziosito da un bronzo nel doppio ad Atene 2004. Da buono stampo croato, ha fatto del servizio la sua arma più efficace, anche grazie ad una corporatura che gli permetteva di velocizzare gli scambi in partenza.

Ha tanto del tennista moderno, e forse è stato questo ad aiutare Federer nella sua esperienza da coach. Il fatto di essere assistito da un ex tennista che lo conosce bene e con il quale ha giocato nel fiore degli anni, probabilmente, ha colmato quel gap fino alla vittoria degli Australian Open. Affermandosi, tra l’altro, come una delle figure più intelligenti in circolazione tra i box del circuito maschile.

Auguri Ivan Ljubicic, non ti fermare.


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