Murray s’inchina al Federer migliore, quello delle fughe ispirate. Quello tra l’ex numero uno Roger Federer e l’idolo britannico Andy Murray era il match più atteso della giornata, e forse di tutti quelli dei gironi all’italiana.
Grande fremito anche sugli spalti. L’immancabile mamma Judy Murray, prossima alla trasposizione inglese di “velone” da disputarsi in un centro d’igiene mentale, è affiancata dal maldestro fratello Jamie, ricco paltò di fidanzate ed un sempre sveglio Corretja. Uno che il Masters lo ha vinto. O forse fu soltanto un incubo. Solita kermesse di personaggi famosi. Rockstars sconosciute, e poi Diego Armando Maradona. Lucidissimo, “el pibe de oro”. Solo a metà del secondo set gli hanno riferito che non giocava Nalbandian e nemmeno Josè Acasuso. Che non è più l’allenatore dell’albiceleste calcistica, deve ancora capirlo. Lui però dà l’impressione di divertirsi un mondo.
Sul campo Federer regala uno dei suoi inizi al fulmicotone, da ispirato e veemente Von Karajan che dirige la filarmonica di Vienna. Mette subito le cose in chiaro, forse ancora scosso dalle due ultime sconfitte patite negli scontri diretti, a Toronto e Shanghai. Pigia sull’acceleratore con violenta naturalezza.
Sembra davvero una di quelle giornate di grande ispirazione. Murray prova invano a rintuzzare, allungare lo scambio e variare il gioco, ma lo svizzero è una furia attaccante. Un virulento rutilar di schiaffi al volo, dritti ad uscire e ricami imprevedibili che lasciano di sasso il riottoso fuscello di Scozia. Subito avanti di un break, che manterrà fino a chiudere 6-4 il primo set. Dalle tribune Mirka mostra gran contentezza. Sorride e batte le mani come una foca ammaestrata dell’Ontario. Mamma Murray vorrebbe scotennare qualcuno, a caso. Medita, con lo sguardo severo, la punizione da infliggere al discolo rampollo: niente play station per un giorno, con buona pace della rassegnata girlfriend. Il figliolo ci prova, ma non riesce ad arginare il fiume in piena elvetico. E più falloso del solito, e a poco servono i colpi di spillo difensivi. Un’abbondante dose di morfina che inonda lentamente le vene, e non ha alcun effetto. Solo qualche flash di classe cristallina nel marasma più completo di idee abortite, sfociate in impotente frustrazione.
Federer continua nell’ossessiva danza d’assolo, quasi fluttuasse algido sulle note della “quinta sinfonia” di Mahler. Piazza un dritto vincente incrociato, in demi volèe e in contro tempo (e contro tutto), che solo ad immaginare di provarlo, a Djokovic si lacererebbero i tendini del polso in sei punti. Se ne va anche nel secondo set. Due break avanti. Un vantaggio talmente ampio da essere a prova di regal sonnecchiamento di Svizzera. Di solito il torpore arriva, atteso come gli acquazzoni tropicali, dopo un’ora e dodici minuti. Ma stavolta sembra voglia farne a meno. Murray è talmente depresso da volerla finire alla svelta. Ed eccolo, con quel viso lombrosianamente angolare, donarci un’espressione sprezzante. Poi improvvisamente disteso in una smorfia orrenda. Una specie di sorriso accennato. Terrificante. Il disgusto e l’espressioni di ripugnanza verso il resto della razza umana, lasciano il campo all’autocommiserazione. E finisce lì, 6-4 6-2. L’ex numero uno elvetico praticamente perfetto in ogni marziano sincronismo del delicato orologio svizzero. Quando gira in quel modo, non ha alcun problema. Si esalta nell’assolo e nella cannibalesca fuga da Eddy Merckx. L’arrivo in volata, rimane un’altra storia. Per uno svizzero ormai quasi qualificato, Murray è rimandato al terzo incontro. Non è incappato nella giornata migliore, incapace di reagire al ciclone dall’altra parte della rete. Il girone all’italiana gli lascia la possibilità di rimediare e qualificarsi, battendo Ferrer. Sempre che dall’altra parte non succeda l’imprevedibile e debba pagare fantozzianamente, come lo scorso anno, per la differenza di games (uno).
Soderling rimane in vita, Ferrer fuori dai giochi. Il confronto tra i delusi della prima giornata, ha chiuso il programma. Le sconfitte patite nella giornata inaugurale hanno trasformano il match tra Robin Soderling e David Ferrer, in un out-out, dentro o fuori. Come in qualsiasi torneo di tennis. Chi perde, fa le valigie. Soderling parte favorito, ma l’esperto scommettitore non è mica tranquillo. Ben ricorda i recenti precedenti fatti di match sempre tirati, e che spesso hanno visto prevalere lo spagnolo.
La roncola del disturbato svedese, contro la zappa dell’ex muratore d’Iberia. Nemmeno le sgargianti tenute fluorescenti dei due riescono a rendere avvincente il match. Una svitata gialletta contro un mandarancio delle Asturie. Robin soffre il gioco dello spagnolo, per qualche motivo ignoto ai terrestri. Dovrebbe spazzarlo via con furibonda protervia squilibrata, e invece si tiene l’iberico in scia. Ferrer non riesca praticamente a giocare sul servizio dell’avversario, ma mette sul lento campo dell’Arena 02 tutto il mestiere e la manodopera che possiede, per rimanere aggrappato al match. Fino a quando “Psycho killer” non se lo scrolla via con qualche sbraccione di rarissima ignoranza tennistica, veleggiando dinoccolato ed inquietante. Demolente ed in giocabile sul suo servizio. Annesso brivido finale. Gli si ottunde la vena dell’incoscienza, ed il senno evapora in una bolla acqua saponata, rimettendo in gioco l’irriducibile zappatore ormai con la vanga in spalle. Cede il servizio alla prima palla break concessa, proprio mentre si apprestava a chiudere agevolmente. Poi tutto torna nella inspiegabile normalità delle cose e chiude con un periodico 7-5. Ora lo scandinavo cercherà la difficile impresa contro Federer, per poi sperare nel fato, calcolatrice in mano. Se non la divora, quella calcolatrice. Quasi fuori David Ferrer, che proverà a sembrare meno comparsa nell’incontro con Murray.








@Fabio,
è legittimo avere preferenze o “mal sopportazioni”. E’ sport infondo. Lo dici a me che ho fatto del “politically anti-correct” ed dell’anti-equidistanza trigonometrica applicata ai massimi sistemi, una regola di vita. =)
Sul Mto ho gia dato, quando è stata una strage dell’innocente/incoscente (“Il Picasso” a Wimbledon). Ma sono cose che succedono, quasi a tutti. Quanto al “premio Edberg”, forse hai preceduto una mia dottissima disquisizione in meriti, ma certo, suona un po’ sinistra la cosa. Certo, forse hanno voluto diversificare rispetto agli altri anni.
Superfici lente…è realtà il tentativo (riuscito) di appiattimento ed omologazione di specializzazioni. I materiali ormai consentono il missile terra-aria. Con superfici veloci ci sarebbero troppi ace-punto. E allora hanno congegnato questi selciati. C’è poco da fare.
P.s. Correzione doverosa, perchè io coi numeri me la cavo più o meno come Calderoli con l’inno italiano. Come mi rimarca il solerte “Binetti”, Ferrer è ancora in gioco, matematicamente. Secondo particolari congiunzioni astrali e sistemi matematici aztechi, se batte Murray lasciandogli una manciata di lupini e se Federer batte nettamente Soderling, può farcela.
Io Nadal non riesco a sopportarlo.
La pecca principale che vedo in lui è lo stile di gioco, che proprio non mi piace.
È vero che è migliorato molto dal punto di vista tecnico e oggi gioca in maniera più gradevole rispetto al passato.
Ma in ogni caso, a parte il suo spirito di ferro di chi non molla mai (e questo è ovviamente un suo grande merito), avrei qualche riserva circa i suoi atteggiamenti a dir poco anti-sportivi (i medical time-out tattici, per intenderci).
Trovo assurdo, tra l’altro, che abbia vinto proprio lui il premio del fairplay.
Inoltre se penso a qualche altro fattore “esterno” – ad esempio che tutte le superfici diventano di anno in anno più LENTE, ciò che guarda a caso favorisce il maiorchino, oppure che ha sempre un culo grande come una casa nei sorteggi / nello stato di forma dei suoi avversari (vedi gli ultimi TRE slam, dove ha incontrato DUE soli top ten, entrambi cotti e stracotti in finale) – mi innervosisco ancora di più.
Ovvio, non è colpa di Nadal se le superici sono sempre più lente o se i suoi diretti avversari si annullano a vicenda spianandogli ogni maledetta volta la strada verso la finale, ma sono tutti fattori che aumentano la mia mal sopportazione del maiorchino.
Grazie Enrico,
sinceramente non so cosa scriverei. Dopo il Masters mi dedicherò al balletto russo (come l’avvocato Pignacorelli/Sordi di “Troppo forte”, che si dimentica d’essere avvocato e si dà alla danza classica).
http://www.youtube.com/watch?v=CJWM4COCdw8
Tornando ai due, dipende da come si dipana la matassa. Viste le prime performance dei due (Rafa e Roger) potrebbero non esserci dubbi. Ma il tennis è bello e crudele, perché imprevedibile. Non tifo per nessuno dei due, ovviamente (se è questo che intendi), mi ispira di più il tennis dello svizzero. Ma non nego i meriti indiscutibili dell’iberico, che in alcune cose è mostruoso.
Bell’articolo, come sempre……divertente, ironico e un po’ pazzo….ma vorrei chiederti: Se trovassi un Nadal in superforma come lo è stato oggi il Re, avresti la stessa ispirazione per scrivere questo articolo o diresti che l’arrotino era più forte fisicamente e veloce del solito….punto e basta?!?!
Ecco la differenza tra un super campione che fà emozionare e un campione che vince ( comunque con merito)
ciao