MADE IN CHINA

La tardiva esplosione di Na Li e gli exploit di Zheng Jie sono il preludio di ciò che dobbiamo aspettarci nei prossimi anni. Il futuro del tennis punta verso Oriente

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La Cina è vicina. Ormai non si tratta semplicemente di un luogo comune ma di una realtà sempre più concreta anche nel mondo del tennis. Il fatto che due giocatrici cinesi abbiano raggiunto per la prima volta le semifinali a Melbourne è soltanto la punta dell’iceberg di un intero movimento che si sta espandendo a macchia d’olio. Qualche giorno fa ci siamo occupati dei progressi compiuti dalla Russia e dagli altri paesi dell’ex Unione Sovietica. Il percorso di sviluppo a Pechino e dintorni è quasi del tutto identico, se non fosse che il paese più popoloso del mondo ha ancora amplissimi margini di miglioramento. Il vero boom dei tennisti cinesi lo vedremo a medio termine, mi azzardo a dire entro una decina d’anni.

I progressi di Na Li. Alcuni esperti del circuito si sono recentemente stupiti del fatto che Na Li, a quasi 28 anni, sia riuscita a trovare una sorta di seconda giovinezza sportiva, arrivando a sfondare addirittura il muro delle prime 10. La sua evoluzione invece personalmente non mi ha sorpreso più di tanto. E’ un’atleta che è cresciuta molto dal punto di vista fisico e può contare su buoni fondamentali. Il fatto di essere nata in Estremo Oriente l’ha forse penalizzata quando ha iniziato da adolescente a competere nei tornei professionistici. Viaggiare e confrontarsi con realtà differenti, come sappiamo, non è la cosa più facile del mondo nel paese del Dragone quindi Na Li potrebbe aver acquisito fiducia nei suoi mezzi in ritardo rispetto alle sue coetanee di altre latitudini. E’ infatti anche la rivalità con le più forti che a livello juniores può essere utile per irrobustirsi soprattutto dal punto di vista mentale. Se non dovrà fare i conti con problemi fisici rilevanti, sono certa che potrà restare a ridosso delle top players per almeno un altro paio di stagioni.

Incognita Zheng Jie. Analizzare i risultati di Zheng Jie è invece piuttosto arduo perché una delle sue principali lacune è sempre stata la continuità. Riesce a compiere exploit memorabili come la semifinale raggiunta a Wimbledon nel 2008 battendo anche l’allora numero uno del mondo Ana Ivanovic, per poi infilare una lunga serie di sconfitte al primo turno. A Pechino sperano che l’ottimo traguardo conseguito quest’anno a Melbourne possa essere la svolta definitiva nella sua carriera che le consenta di giocare per i titoli pi prestigiosi. Personalmente la ritengo una buona giocatrice che non dispone però tecnicamente di un repertorio talmente ampio da fare davvero la differenza.

Entusiasmo alle stelle. Mi è capitato, nei giorni degli Australian Open, di imbattermi in un reportage della Cnn dalla Cina in cui venivano intervistate alcune persone per le strade di Shangai proprio sul grande risultato conseguito da Na Li e Zheng Jie. La mia impressione è che i loro successi abbiano avvicinato migliaia di nuovi appassionati ad uno sport che in Estremo Oriente può essere ancora definito soltanto di nicchia. E’ proprio questo il punto principale: più di investimenti corposi o campagne pubblicitarie martellanti può fare indubbiamente l’esempio dei grandi campioni. Sono lo spirito di emulazione e il desiderio di cimentarsi con una nuova disciplina che possono allargare le basi di un movimento già in rapidissima espansione.

Flop maschile. Un capitolo a parte andrebbe aperto sulle ragioni per le quali il tennis in Oriente ha avuto buone giocatrici a livello femminile ma mai un vero fuoriclasse nel singolare maschile. Le cause potrebbero essere molteplici, non da ultimo il fatto che in media gli uomini cinesi non sono dotati di una grande statura e di una straordinaria forza fisica. Con l’allenamento e il lavoro si può comunque sopperire a questa mancanza. Ciò che non si può acquisire invece è il talento. Su quello solo Madre Natura può avere voce in capitolo.

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