MALIVAI WASHINGTON: LA PRIMA PANTERA NERA

Primo tennista “coloured” a farsi notare dai tempi di Arthur Ashe e Yannick Noah, nel 1996 “Mal” giunse in finale a Wimbledon

Il tennis maschile sembra non essere uno sport per neri. Sono stati infatti veramente pochi i giocatori di colore che hanno raggiunto i vertici del nostro amato sport.

Il primo fra tutti fu Arthur Ashe, vincitore nel 1968 della prima edizione Open dei Campionati degli Stati Uniti, in un ambiente ancora poco aperto ai tennisti “coloured”. Nel 1975, Ashe riuscì addirittura nel ll’impresa di trionfare a Wimbledon, in finale sul connazionale Jimmy Connors.

Da citare fra i “black” anche il transalpino Yannick Noah, campione al Roland Garros nel 1983, il quale con la sua solita ironia amava ricordare: «Quando vinco tutti mi considerano francese, quando perdo sono solo un nero».

Da allora nessun altro protagonista di colore è riuscito ad aggiudicarsi un titolo dello Slam.

Negli Anni Novanta, in un giorno di luglio, ci siamo illusi che una nuova “pantera nera” avrebbe vinto un “Major”. Si trattava di MaliVai Washington, nato a Glen Cove, nello Stato di New York, il 20 giugno 1969.

“Mal” cominciò a giocare a tennis all’età di 5 anni grazie agli insegnamenti del padre William, che mise la racchetta in mano a tutti i suoi figli. Così, anche l’altro maschio di casa Mashiska e le femmine Michaela e Mashona si affacciarono al tennis professionistico, quest’ultima ottenendo discreti risultati.

Quando William era assistente all’Università dello Stato di New York, decise di utilizzare i campi dell’Ateneo per avvicinare al tennis i bambini che vivevano in condizioni disagiate. E quando la famiglia si trasferì a Swartz Creek, nel Michigan, William continuò il suo insegnamento sui terreni di gioco della General Motors.

Da adulto, proprio MaliVai Washington ha proseguìto l’attività benefica di suo padre istituendo una sua fondazione.

Il tennis di MaliVai Washington era molto versatile, senza particolari debolezze. Dopo aver giocato per due anni per l’Università del Michigan, ottenendo il titolo di n.1 nazionale entrambe le volte, passò al professionismo nel 1989. Nel 1991 entrò tra i primi 50 del mondo e vi restò stabilmente per i sei anni successivi. Nel 1992 disputò ben sei finali, riportando due vittorie.

Sul tappeto indoor di Memphis si aggiudicò il torneo senza perdere un set, sconfiggendo giocatori quali Chang, Connors e in finale il sudafricano Ferreira per 6/3 6/2; il secondo alloro arrivò sulla terra di Charlotte, anche questo ottenuto senza smarrire nemmeno una manche, prevalendo nel match-clou sullo svizzero Claudio Mezzadri con un periodico 6/3.

Le quattro finali perdute giunsero sul cemento di Auckland e sulla terra di Tampa (in entrambi i casi fermato dal peruviano Yzaga), sull’erba di Manchester (superato dall’olandese Eltingh) e sul cemento di New Haven (eliminato dal n.2 del mondo Edberg).

Questi risultati, assieme agli ottavi disputati agli US Open, dove fu sconfitto in cinque set dal favorito n.4 Michael Chang , gli permisero di raggiungere il suo “best ranking”: la poltrona n.11 della classifica mondiale. Divenne così il primo tennista afro-americano a chiudere la stagione tra i top-20 dai tempi del prode Ashe nel 1979.

Nel 1993 giunsero le finali al torneo di Auckland (persa per mano del russo Volkov con lo score di 7/6 6/4) e al Masters Series di Miami (ceduta al n.2 del mondo Sampras per 6/3 6/2). Al Roland Garros ottenne gli ottavi, suo miglior risultato di sempre, dove fu nuovamente fermato da Sampras – divenuto neo “number one” – con il punteggio di 6/3 7/6 6/1.

Nel 1994 arrivarono i primi quarti in un torneo del Grand Slam: fu a Melbourne, dove superò all’esordio il tedesco Stich ( allora n.2 Atp) con lo score di 7/6 6/3 3/6 6/2 e negli ottavi Wilander per 6/1 al quinto set, prima di soccombere al connazionale Martin.

A fine stagione, sul tappeto indoor di Ostrava, Mali-Vai Washington centrò il suo terzo alloro piegando la resistenza del francese Boetsch per 4/6 6/3 6/3. Dopo un 1995 incolore, impreziosito solo dalle finali di Ostrava (persa ad opera del sudafricano Ferreira) e di Essen (andata all’austriaco Muster), nel 1996 colse il suo ultimo successo, che maturò sulla terra delle Bermuda a spese di Marcelo Filippini per 6/7 6/4 7/5.

Al torneo di Wimbledon di quell’anno Mali-Vai Washington, che in classifica era n.20 del mondo, non era accreditato di alcuna testa di serie. Superò al primo turno l’australiano Fromberg per 7/5 al quarto set, e al secondo round si trovò ad affrontare il favorito n.9 Enqvist, che sull’erba non si trovava un gran che a proprio agio. La partita finì a favore di Washington per 6/4 7/6 6/3. Ai sedicesimi ebbe un match facile contro il ceko Ulihrach, schiacciato con il pesante punteggio di 6/3 6/3 6/0, e negli ottavi si sbarazzò dell’outsider olandese Haarhuis per 6/3 6/4 6/2.

Nei quarti non c’era ad attenderlo il favorito n.2 Boris Becker, ritiratosi durante il match d’esordio per un infortunio, ma il sorprendente rumeno Alex Radulescu, che diede del filo da torcere all’americano, tanto da costringerlo al quinto set. Washington finì col trionfare per 6/7 7/6 5/7 7/6 6/2.

In una semifinale anomala perché priva della testa di serie n.3 Agassi, subito uscito di scena, “Mal” incrociò la racchetta con l’altro “yankee” Todd Martin. Quest’ultimo partiva favorito e sembrò prevalere: condusse 5 a 1 nel quinto set, ma a MaliVai Washington riuscì una rimonta incredibile e vinse l’incontro per 10 a 8. Si giunse così al 7 luglio 1996,
giorno della finale maschile. Dopo 21 anni un altro tennista afro-americano approdava all’atto conclusivo dello Slam più antico.

Il suo avversario, Richard Krajicek, lo precedeva di soli tre posti in classifica e pertanto tutti si aspettavano un match aperta. Non andò come da pronostico, e infatti l’olandese prevalse facilmente per 6/3 6/4 6/3. MaliVai Washington commentò la sua sfortunata performance con queste parole: «Quell’anno ebbi 13 giorni incredibili a Wimbledon – dichiarò – ma Richard ne ebbe 14… Sono stato felice di giocare la finale dei Championships, era però la vittoria il mio vero obiettivo».

MaliVai Washington difese i colori della bandiera statunitense alle Olimpiadi di Atlanta del 1996, dove perse nei quarti di finale da Bruguera e giocò il doppio in tandem con Agassi, e in tre edizioni della Coppa Davis (dal 1994 al 1997). Durante l’incontro del 1997 con il Brasile, si fece male al ginocchio sinistro nel tie-break del terzo set della partita contro Kuerten, poi vinta. Quell’infortunio lo costrinse a un’operazione dalla quale non si riprese mai del tutto, tanto che nel 1999 decise di ritirarsi.

Sempre attento alle persone svantaggiate, come già accennato MaliVai Washington ha istituito nel 1994 la “MaliVai Washington Kids Foundation” con lo scopo di incoraggiare allo studio i bambini meno fortunati attraverso l’insegnamento del tennis e della disciplina. Attualmente la sua fondazione sponsorizza 150 ragazzi.

Chi volesse saperne di più può visitare la pagina web: www.malwashington.com

Questo articolo è tratto dal libro “N.1 per un giorno“.
Per prenotarlo scrivi a:
numeri1perungiorno@libero.it


1 Commento per “MALIVAI WASHINGTON: LA PRIMA PANTERA NERA”


  1. Maurizio ha detto:

    Questo articolo, insieme a tanti altri, è contenuto nel mio libro “Numeri 1 per un giorno”, appena stampato. Puoi prenotarlo al seguente indirizzo: numeri1perungiorno@libero.it
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