MARAT SAFIN, TALENTO FRAGILE

Ex numero uno del mondo, vincitore di due Slam in carriera, il russo è considerato come uno dei migliori talenti che il tennis abbia mai avuto. Un talento che, purtroppo, è rimasto troppe volte inespresso.

Tennis – “Questo fenomeno ha giocato un tennis che non conoscevo, mi ha sommerso, ha fatto quel che voleva di me, come non immaginavo, come non pensavo possibile”. Sono le parole pronunciate da Pete Sampras durante la conferenza stampa successiva alla finale degli Us Open 2000. Il fenomeno in questione era il 20enne Marat Safin. E le parole del 14 volte vincitore di Slam sono senza dubbio autorevoli, ma sono solo alcune delle belle frasi pronunciate sul talento dell’ex tennista e oggi dirigente sportivo russo.

Tennista potente, fisico statuario e rovescio bimane di incredibile potenza e precisione, Marat Safin inizia a giocare nello Spartak Tennis Club gestito dal padre. Ma all’età di 14 anni si sposta a Valencia per raffinare il suo stile di gioco. Il talento è evidente e a 18 anni Marat è già professionista e si presenta al Roland Garros 1998 eliminando due signori che di nome fanno Andre Agassi e Gustavo Kuerten. Nel 1999 vince il suo primo torneo, l’Atp 250 di Boston, ma l’appuntamento con la storia arriva per lui nel 2000. Siamo a Flushing Meadows e Marat supera i primi tre turni con non poca fatica. Al quarto turno, però, demolisce Juan Carlos Ferrero, poi Nicolas Kiefer e in semifinale si sbarazza di Todd Martin. In finale lo attende il superfavorito Pete Sampras, ma il match si conclude con un netto e quasi irrispettoso 6-4, 6-3, 6-3 in favore del russo. Il pubblico è incredulo, ma mai quanto il campione americano. Nemmeno Marat sembra credere a quanto realizzato. Anzi, nemmeno oggi l’ex tennista sembra essere consapevole della propria impresa: “Quel trionfo è stato un errore completo, nessuno se lo aspettava perché era impossibile vincere. Meno che mai me lo aspettavo io”. Sono parole dello stesso Safin nel giorno del suo ingresso nella Hall of Fame del tennis. Sono parole che la dicono lunga sulla personalità eccentrica e bizzarra del tennista di Mosca, che in dopo quello storico trionfo, il primo in un major per un russo, diventa numero 1 del mondo per 9 settimane e si candida a raccogliere il testimone di mostri sacri come Agassi e lo stesso Sampras. Ma le cose non sembrano andare nella giusta direzione. L’esplosione di Roger Federer, la solidità mentale di Lleyton Hewitt e una serie di problemi fisici sono delle montagne troppo ardue da scalare per Marat, che comunque si toglie soddisfazioni importanti, vince altri 9 tornei e si presenta in finale a Melbourne nel 2002. La sfida contro lo svedese Thomas Johansson è alla sua portata. Giornalisti e bookmakers lo danno netto vincente e in effetti il primo set sembra il giusto antipasto per un nuovo trionfo. Ma la mente di Marat non è quella di un robot e improvvisamente qualcosa si spegne nei suoi meandri, spianando la strada all’unica vittoria Slam in carriera allo svedese.

Quello di Safin con gli Australian Open diventa un conto aperto. Dopo un 2002 che si conclude con la seconda vittoria in carriera a Parigi Bercy e un 2003 caratterizzato da numerosi infortuni, il russo si presenta nuovamente in finale a Melbourne edizione 2004, ma viene annientato da Roger Federer in tre set. Nello stesso anno arrivano le vittorie a Pechino, Madrid e la terza affermazione a Parigi Bercy. Una vittoria che gli permette di chiudere bene la stagione e di presentarsi ancora una volta in Australia. La semifinale contro Roger Federer è storia. Il russo annulla un matchpoint e vince al quinto set. E la finale contro Lleyton Hewitt è la fotocopia inversa di quella contro Johansson del 2002. Marat Safin è completamente assente nel primo parziale, perso 6 giochi a 1. Ma nel secondo set inizia il suo monologo che lo porterà ad alzare al cielo la coppa del suo secondo major in carriera. Quella degli Australian Open 2005 resta la sua ultima vittoria in carriera. Marat arriva in finale in altre occasioni (Halle 2005 e Mosca 2006 e 2008), ma non vince più. I problemi fisici si fanno sempre più costanti e gli stimoli sembrano persi. Il personaggio Marat, tuttavia, non perde mai il suo fascino. Restano celebri alcuni suoi atteggiamenti indisponenti, le racchette sfondate, le risate rubate a spettatori, telespettatori, raccattapalle e giudici. Marat Safin si ritira dal tennis nel 2009 e, come detto, nel 2016 entra nella Hall of Fame del Tennis, dimostrando da un lato di non aver perso lo stile bizzarro (“Non ho mai capito cosa facevo nel mondo del tennis. Non ho mai capito chi ero e cosa ho conquistato”) ma evidenziando anche una certa saggezza: “Ho capito di non aver apprezzato il mio sport per come avrei dovuto[…]. È un grande onore essere parte di tutto questo“. Buon compleanno.

Foto: Marat Safin (www.zimbio.com)


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