MIAMI: FEDERER RISCRIVE LA STORIA!

Federer completa la doppietta Indian Wells-Miami per la prima volta dal 2006. Battuto Nadal 63 64. Lo spagnolo perde la quinta finale su 5 a Crandon Park.

TENNIS – Lacrime di storia. A Miami, dove è iniziata la rivalità con Nadal, Federer spinge i limiti e i record ancora più in là. Batte lo spagnolo per la quarta volta di fila, la terza quest’anno, e completa il Sunshine Double, la doppietta Indian Wells -Miami per la prima volta dal 2006 (l’accoppiata è riuscita nella storia solo a Courierm Chang, Sampras, Rios, Agassi e Djokovic). Il 63 64 racconta di un Federer, campione più anziano nella storia del torneo, non esplosivo ma in controllo, nella prima finale over 30 del torneo. Racconta soprattutto di un Nadal che solo per buona parte del primo set ha inciso in risposta. Le tante palle break non sfruttate nei primi turni di battuta dello svizzero hanno finito per indirizzare l’inerzia del match dalla parte di un Federer sempre più propositivo. Lo svizzero ha vinto 4 punti in più negli scambi sotto i 5 colpi, 41 a 37, e soprattutto nove in più in quelli lunghi. Ha depotenziato anche l’arma migliore di Nadal, che non incide abbastanza nemmeno sulla sua diagonale, anche per effetto di un fisico che non può essere lo stesso dei giorni migliori. Deve cambiare modo di giocare lo spagnolo, che sta comunque cercando di percorrere nuove strade, come dimostra la ricerca di una maggiore efficienza con la prima, ma non è certo un percorso rapido o scontato nei suoi esiti.

Le prime palle break che Federer deve salvare nel game d’apertura segnano la diversità tecnica quanto emotiva dello scontro dal precedente fresco di Indian Wells. Federer è più provato, spinge meno con le gambe al servizio e nello scambio, Nadal è più reattivo nella ricerca della palla e può tracciare traiettorie più profonde anche sulla diagonale destra. Non era mai partito così bene in una stagione Federer, che firma la 19ma vittoria su 20 partite, la settima su sette contro un top 10, e celebra il 91mo titolo in carriera, il 26mo Masters 1000

Lo svizzero cerca con più insistenza di chiudere lo scambio entro i due-tre colpi. Il ricordo è insieme vivido e lontano della rimonta del 2005, della prima finale in carriera contro il maiorchino, di una partita che ha rappresentato, parole sue, un punto di svolta. “Ho capito che dovevo imparare a vincere anche lottando, e credo di averlo fatto”. Deve lottare anche questa finale, contro un Nadal puntiglioso e beccato subito da un pubblico andato per tutta la settimana molto oltre la soglia del politically correct dominante. Al secondo game ai vantaggi sui primi quattro quattro, il miglior ribattitore del 2016 ha bisogno di due fondamentali ace: il primo per cancellare la seconda palla break, l’ultimo per tenere il servizio e consolidare il 2-2.

C’è adrenalina nell’aria, un attrito diverso, un passaggio di tempo che altera l’alchimia rispetto alla storia recente, tra il logorio fisico di Federer e la motivazione al riscatto di Nadal, mai battuto tre volte di fila dal suo più grande rivale prima d’ora. I colpi di inizio gioco rappresentano di nuovo l’ancora di salvezza dello svizzero, costretto ancora ai vantaggi e a salvare una chance di break al quinto gioco. Dopo mezz’ora, vorremmo tutti essere al posto di Chris Evert, che twitta dalle tribune e si riconosce fan di entrambi con il più che condivisibile hashtag #luckyme.

La fortuna però c’entra sulla volée ombelicale di un Federer troppo statico sotto rete che concede almeno una palla break per il terzo turno di battuta su quattro, ma lo aiuta su uno strettino in controbalzo con cui mette le basi per salvarsi.

Quando Rafa accorcia, o alza le traiettorie per darsi spazio e tempo per riprendere il centro del campo, Federer anticipa, accelera e alla terza occasione firma il primo break del match. L’atmosfera sul centrale si scalda, e si fa elettrica sulla risposta lunga del maiorchino che vale un 6-3 statisticamente rilevante: in 11 delle 13 vittorie sullo spagnolo, infatti, Federer ha vinto il primo set.

Lo svizzero ha mantenuto il comando del gioco, ha chiuso con 8 vincenti in più, 18 a 10, a parità di gratuiti (10). Ha rischiato e spinto di più col dritto, che gli ha dato 12 vincenti e con cui ha commesso 7 errori, ha costruito a rete 7 punti su 10, una percentuale non irrilevante dei 40 vinti complessivamente nel parziale.

Federer, che non perde in rimonta dopo aver vinto il primo set da Dubai contro Donskoy, e contro un top  10 dalla semifinale di Stoccarda dell’anno scorso contro Thiem, tiene a zero il primo turno di battuta del secondo set. Nadal, che non rimonta un top-10 dalla semifinale di Montecarlo 2016 vinta su Murray, si gode un tifoso d’eccezione al suo angolo, Ronaldo, che compare al suo angolo all’inizio del secondo set.

Tuttavia, anche un Federer a sprazzi, non brillante su ogni punto, rimane superiore a questo Nadal, e questo la dice lunga sullo stato attuale della rivalità che ha segnato l’era moderna e su questa stagione del tennis maschile. Nadal perde campo, anche sulla diagonale dritto contro rovescio (solo 6 vincenti e 9 errori col suo colpo forte in un set e mezzo), e il vamos prolungato dopo la volée in allungo che evita il break, è la traduzione di un senso di lotta e di precarietà che attraversa tutto il match.

La strada però è segnata. E il break solo rimandato. Poi c’è solo spazio per la gioia, per la storia,

 


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