MICHAEL CHANG = SHAOLIN TENNIS

Vincendo il Roland Garros a soli diciassette anni il cino-americano è stato un “baby campione” e, a fine carriera, è anche diventato un “halloffamer”

Era il maggio 1989 quando il diciassettenne Michael Chang, americano di origini cinesi, si apprestava a giocare il suo secondo Roland Garros dopo quello del 1987 in cui era stato sconfitto al terzo turno da John McEnroe.

Mingherlino, bassino, molto agile e veloce, Chang era considerato una promessa del tennis e, nella sua ancor brevissima carriera da professionista, aveva già stabilito qualche record di precocità.

Era stato, ad esempio, il più giovane giocatore a vincere un match agli US Open, quando nel 1987 sconfisse l’australiano Paul McNamee in quattro set.

I buoni risultati ottenuti, in particolar modo il torneo vinto nel settembre 1988 sul tappeto di San Francisco all’età di 16 anni e 7 mesi, avevano fatto meritare a Michael Chang la testa di serie n.15 dei French Open.

L’americano onorò la sua posizione nel seeding vincendo rapidamente i primi tre turni (in particolar  modo al secondo annichilì con un triplice 6/1 il futuro “number one” Pete Sampras). Si ritrovò così ad affrontare il tre volte campione di Parigi (1984, 1986 e 1987) e leader mondiale “Sua Maestà” Ivan Lendl, noto per essere uno dei “pro” più solidi del circuito.

Tutti pensavano che la partita avrebbe avuto un esito scontato, ed i primi due set in favore di Lendl sembrarono confermare questa previsione. Il cecoslovacco strappò il servizio al “cinesino” in apertura della terza manche, ma Chang fece immediatamente il “contro-break” chiudendola poi velocemente per 6/3.

Durante la quarta frazione “Michelino” fu colpito dai crampi, e a quei tempi non era prevista alcuna pausa per tali evenienze. Il giovane cino-americano fu perciò costretto a trovare tattiche alternative, più o meno ortodosse, per riuscire a restare in campo.

Cominciò a giocare una serie infinita di pallonetti, a mangiare banane ad ogni cambio di campo e – dulcis in fundo – chiese ed ottenne una sosta fisiologica che durò molto più a lungo del previsto.

Lendl, che era uno dei giocatori più calmi del circuito, perse la pazienza, cominciò ad imprecare contro arbitro e pubblico, e dovette cedere ancora per 6/3. Il furore di “Ivan il Terribile” (come era soprannominato il campione ceko) esplose però pienamente nell’ottavo gioco del quinto set, quando
sul 4 a 3 andò al servizio Michael Chang, che sul 15/30 servì dal basso spiazzandolo.

Nel gioco successivo Ivan Lendl si ritrovò con due match-point punto il suo rivale ne inventò un’altra delle sue andando a rispondere alla seconda nei pressi della riga del servizio. Questa tattica, suicida
in un qualsiasi altro momento della partita, indusse il n.1 del mondo al doppio fallo e diede al sorprendente Michael una delle più incredibili vittorie della storia del tennis, dopo 4 ore e 37 minuti di gioco
.

Le sorprese in realtà non erano finite: dopo aver battuto in quattro set sia l’haitiano Ronald Agenor che il “terraiolo” russo Andrej Chesnokov, Chang dovette affrontare in finale lo svedese Stefan Edberg (n.3 del “main draw”).

Quest’ultimo era un giocatore “serve and volley”, e da ben sei anni il torneo non nobilitava un attaccante (l’ultimo era stato Yannick Noah nel 1983), ma era comunque un professionista esperto che aveva già messo in bacheca tre trofei dello Slam (Australia nel 1985 e 1987 e Wimbledon nel 1988). Michael Chang avrebbe invece potuto risentire dell’emozione, dato che si trattava per lui della prima finale di un evento tanto importante.

La realtà fu completamente diversa dalle previsioni: Stefan Edberg partì contratto, Chang tanto spedito da annettere immediatamente il primo set con il punteggio di 6/1. Lo svedese recuperò prontamente fino a vincere la seconda frazione per 6/3, la terza per 6/4, e a portarsi avanti di un break nella quarta.

La paura di vincere di Stefan Edberg, unita alla pazienza e alla voglia di non perdere del suo coriaceo rivale, resero possibile uno dei più clamorosi eventi della storia del tennis: Michael Chang si aggiudicò l’incontro col il punteggio di 6/1 3/6 4/6 6/4 6/2 divenendo, a 17 anni e 3 mesi, il più giovane vincitore del Roland Garros (record ancora imbattuto).

Divenne anche il primo americano a conquistare i French Open dal 1955, anno in cui trionfò Tony Trabert.

Nell’agosto 1989 fu inoltre il più giovane di sempre ad entrare tra i top-five. Anche se Chang non è più riuscito a vincere in alcuna prova del prestigioso “poker” tennistico, è rimasto protagonista indiscusso per tutto il decennio successivo, allineando un totale di 34 titoli su tutte le superfici (tranne l’erba) e arrivando in finale altre tre volte nei “Majors”: nel 1995 a Parigi sconfitto da Thomas Muster per 7/5 6/2 6/4, nel 1996 in Australia eliminato da Boris Becker per 6/2 6/4 2/6 6/2 e agli US Open rispedito a casa da Pete Sampras per 6/1 6/4 7/6.

Dopo Flushing Meadows raggiunse la sua più alta classifica di sempre, n.2 del mondo proprio dietro a “Pistol Pete”.

Ritiratosi nel 2003, Michael Chang è poi stato ammesso nella prestigiosa “Hall of Fame” (di cui fanno parte i più grandi campioni del passato) nel corso di una solenne cerimonia a Newport. Chang è stato la dimostrazione vivente che nel tennis, oltre ai muscoli, contano molto i nervi saldi.


1 Commento per “MICHAEL CHANG = SHAOLIN TENNIS”


  1. christian ha detto:

    errore all’inizio dell’articolo…chang fu sconfitto da mcenroe al terzo turno del 1988 e non 1987….


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