MILANO SI PREPARA ALLE NEXT GEN FINALS

Inizia la vendita dei biglietti per le Next Gen Finals. E' il primo torneo ATP a Milano dal 2005. Zverev e Coric le stelle più attese. L'Italia spera con Quinzi e Berrettini.

TENNIS – Milano si prepara a ospitare il grande tennis. Dopo la fase di prenotazioni online, è iniziata la vendita dei biglietti per le Next gen Finals, il Masters con i migliori under 21 del mondo con un montepremi da 1,275 milioni di dollari. La prima edizione, al polo fieristico di Rho, a un passo dalla zona Expo, è in programma dal 7 all’11 novembre 2017, ma per il futuro il sogno è giocare al Palalido vista la ripresa dei lavori per completare l’impianto che dovrebbe essere pronto per l’inizio del 2018.

Il torneo, che si disputa con la stessa formula delle ATP Finals, non darà punti per la classifica mondiali perché sarà l’occasione di sperimentazioni regolamentari. Secondo quanto ha riferito Tuttosport, si giocherà senza la seconda di servizio e senza il let e con il punto secco sul 40 pari come nel doppio.

Milano, già teatro del torneo Avvenire e del Bonfiglio, appuntamenti ormai classici del calendario juniores, diventa così la capitale del tennis giovanile e riabbraccia il circuito ATP che manca dal 2005, dal trionfo di Robin Soderling nell’ultima edizione del Milan Indoor. Una storia, quella del torneo milanese iniziata nel 1978 dopo il prologo di cinque anni prima, con una delle 16 vittorie consecutive di Borg su Gerulaitis, in finale. Rimasto in calendario fra marzo e aprile fino al 1987 e poi spostato a febbraio, nel torneo milanese hanno brillato McEnroe (tre titoli di fila fra il 1979 e il 1981), Becker (4 volte campione, nel 1987, 1989, 1993 e 1994), Lendl (trionfatore nel 1983, 1986, 1990). Nel 1984 Milano scoprì il talento di Stefan Edberg, battuto da Becker a Birmingham l’anno dopo nella prima edizione del progenitore delle Next Gen Finals. A dieci anni dalla finale di Panatta, l’Italia sogna nel 1991 con la finale di Caratti che batte Lendl ma cede a Volkov, e festeggia l’anno dopo con la grande impresa di Camporese che in finale rimonta Goran Ivanisevic.

Dal 1997 il torneo si sposta a Londra ma nel 2001 Cino Marchese e Franco Bartoni riacquistano i diritti per il torneo e lo spostano al Palalido, dove Roger Federer celebra ul suo primo titolo ATP. Dopo due vittorie non facili contro Schuettler e Saulnier, supera Ivanisevic e il Principino Kafelnikov prima di sudare in finale contro l’atipico e autodidatta francese Julien Boutter. L’anno successivo tornerà in finale, battuto però da Sanguinetti capace di squadernare il miglior tennis della sua carriera.

Per decidere le giovani stelle che parteciperanno alla prima edizione delle Next Gen Finals, l’ATP ha lanciato la Race to Milan: i primi sette giocatori nella classifica che misura il rendimento stagionale degli Under 21 più un azzurro a cui sarà concessa una wild card saranno in campo a Rho a novembre. Questa settimana in testa alla classifica c’è la stellina Alexander Zverev, dominato da Nadal a Montecarlo, grazie al titolo a Montpellier e ai quarti a Miami. Il primo titolo in carriera, nella seconda finale consecutiva a Marrakech, spinge Borna Coric al secondo posto.

Terzo il russo Dani Medvedev, che ha aperto il 2017 con la finale a Chennai e da anni si allena a Nizza, dove già viveva la sorella Elena, a Nizza con Jean-René Lisnard. Il 2016 è l’anno della svolta per Medvedev, solo omonimo dell’Andrey finalista al Roland Garros, che passa da numero 331 di inizio stagione alla piazza 99 del ranking Atp. E il 2017 non fa che confermare l’ascesa di un talento di grandi prospettive, con un rovescio estremamente fluido e notevoli margini di miglioramento.

L’exploit di Houston ha fatto salire al quarto posto Ernesto Escobedo, entrato per la prima volta in carriera in top 100. “Ho capito di amare il tennis a otto anni. Ho giocato anche a basket e a calcio, mi è sempre piaciuto competere, ma con i primi tornei il tennis è entrato per sempre nel mio cuore” ha raccontato al sito dell’ATP. Ispirato dal trionfo di Roddick allo Us Open del 2003, la prima partita che Escobedo ha dichiarato di aver guardato per intero, è cresciuto a Los Angeles e si dice convinto che gli americani possono giocar bene, contrariamente a quanto si crede, anche sulla terra battuta. Anche lui guarda con attenzione e speranza a Milano. “Sarebbe molto bello esserci, anche perché questo è l’ultimo anno in cui potrei partecipare visto che compirò 21 anni. Sarà fondamentale fare buoni risultati dopo lo Us Open, a quel punto della stagione ogni vittoria conterà moltissimo”.

Al momento, si candida per un posto a Rho anche la rivelazione della gira sudamericana, il figlio d’arte Casper Ruud. “Ho un ottimo rapporto con mio padre (Christian Ruud, numero 39 del mondo nel 1995, ha chiuso la carriera con 115 vittorie ATP)” ha detto. “Siamo entrambi competitivi, ma il fatto che anche lui sia stato un giocatore professionista non mi ha messo pressione, anzi mi ha aiutato tantissimo”. Ruud, che ha fatto registrare in un ATP 500 la sua prima vittoria ATP, l’anno scorso ha vinto il primo Challenger disputato, a Siviglia. In Norvegia, sta già crescendo l’interesse per il tennis. “I norvegesi mano vedere giovani talenti di casa che fanno progressi” ha detto. “Ora abbiamo Martin Odegaard che gioca al Real Madrid, alcuni dei migliori sciatori al mondo e la gente sta cominciando a seguire anche il tennis: è splendido se i norvegesi si divertono grazie a me”. In poco più di un anno Ruud ha guadagnato oltre 1000 posizioni in classifica e vuole continuare a correre verso le Finals di Milano. “Per i giovani, le Next Gen Finals sono una grande motivazione: è il più grande evento che noi possiamo vincere”.

Continua a progredire anche l’attesa promessa Andrey Rublev, che quest’anno in Australia ha vinto il suo primo match in uno Slam e, dopo aver migliorato per tre anni di fila il suo ranking di fine stagione, ha toccato ad aprile la sua miglior classifica di sempre al numero 111 del mondo lo scorso febbraio. Intanto, l’ex numero 1 junior e primo russo a conquistare il Roland garros under 18 dal 1966, ha già avuto modo di vincere il suo primo Challenger l’anno scorso a Quimper e otto partite ATP prima di compiere 18 anni (fra i giocatori in attività solo Nadal, 31, e Gasquet, 9, hanno fatto meglio).

Non è uno specialista delle superfici veloci, ma in questo momento sarebbe Jared Donaldson l’ultimo a entrare direttamente a Milano. Nato e cresciuto a Providence, per assecondare la sua predilezione per la terra battuta si trasferisce in Argentina, con il coach Nestor Bernabe, che lo aiuta a trovare l’academy e l’uomo giusto, Pablo Bianchi. In due anni e mezzo, Donaldson lavora su spostamenti e rotazioni, matura mentalmente e tatticamente e lo scorso settembre entra per la prima volta in top 100 dopo essere diventato il più giovane americano al terzo turno dello Us Open dal 2007, dai tempi di Donald Young.

L’Italia, che ancora spera nell’esplosione di Quinzi dopo la prima vittoria ATP e il set strappato a Lorenzi a Marrakech, osserva i costanti progressi di Berrettini, fresco di finale al Challenger di Quanzhou, persa nel derby contro Fabbiano. Il romano ha completamente recuperato dall’infortunio al piatto tibiale del ginocchio che l’ha tenuto lontano dai campi per sei mesi. Allenato da Vincenzo Santopadre al circolo Canottieri Aniene, aiutato da un paio di stagioni da Umberto Rianna che cerca di seguirlo il più possibile anche nei tornei, Berrettini può diventare il futuro del tennis azzurro. Un futuro che potrebbe diventare già presente alle Next Gen Finals.


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