MLADENOVIC: “IL PUBBLICO DEVE IMPARARE A CONOSCERE IL TENNIS FEMMINILE”

"L'interesse e il business vanno tutti verso il tennis femminile" ha detto a Paris Match. "Ma questo non vuol dire che le donne giocano peggio. I tifosi devono solo imparare a conoscerci".

“Oggi non vedo più grandi differenze tra uomini e donne. Siamo più rispettate nel circuito, anche Murray ha dichiarato che adora il tennis femminile. Il vero problema, però, si pone all’esterno, per gli spettatori, per tutto quello che gira intorno al tennis”. La riflessione di Kiki Mladenovic su Paris Match riporta l’attenzione sull’appeal del circuito WTA, sulle ragioni dello sport e del business. E’ proprio qui, ha spiegato la tennista francese, che nascono le difficoltà e maturano le discrasie. “Gli sponsor e le televisioni si rivolgono naturalmente agli uomini, vogliono trasmettere tutti i loro tornei che così possono garantire dei prize money decisamente più elevati”.

Da questo punto di vista, però, la lunga stagione di Stacey Allaster alla guida della WTA, che si è chiusa nel novembre del 2015, ha portato progressi innegabili. Nel 2008, nell’ultimo anno della presidenza Scott, i montepremi dei tornei sotto l’egida della WTA, Slam esclusi, ammontavano a 35.339.800 dollari. In sette anni, la gestione Allaster ha consentito un incremento del 91%, facendo salire il totale dei prize money a 57.206.938 dollari, oltre a uno spostamento dell’asse geografico del circuito verso l’Oriente e in particolare la Cina. Le grandi stelle del tennis femminile, di conseguenza, sono finite ai primi posti nelle classifiche per le sportive più pagate al mondo. Ma le polemiche su questioni di principio come l’uguaglianza del prize money negli Slam hanno continuato periodicamente a tornare d’attualità.

Ma il maggiore appeal e spazio sui media per il tennis maschile, che pure Allaster ha cercato di contrastare riuscendoci in buonissima misura, non è necessariamente lo specchio di una differenza di qualità intrinseca, sottolinea Mladenovic. “Questo significa che gli uomini giocano meglio, che i loro match sono più interessanti? Personalmente non credo si possano paragonare le due cose. I veri appassionati amano anche il tennis femminile perché si evolve, perché apporta altri ingredienti. Anche fra noi donne si vedono grandi partite e scambi spettacolari. Semplicemente ci battiamo con altre armi”.

Armi che sono diventate oggetto nel 2016 di uno studio israeliano piuttosto controverso. Il professor Mosi Rosenboim, della Ben-Gurion University del Negev ha analizzato i punteggi degli incontri di 24 tornei maschili e 23 femminili del 2010 e concluso che il circuito WTA potrebbe diventare più competitivo abbassando l’altezza della rete rispetto ai maschi, come già avviene nella pallavolo, e optando per palline più leggere. In questo modo, ha sostenuto, “il tennis femminile si adatterebbe alle differenze fisiologiche. I punteggi squilibrati nei singoli set che si vedono più spesso fra le donne che fra gli uomini” ha sostenuto il Rosenboim, “non dipendono da una disparità di spirito competitivo, ma a una differenza fra le due giocatrici in termini di forza fisica e di velocità, soprattutto al servizio”. Il tema, ha aggiunto Offer Moshe Shapir della New York University a Shanghai che ha contribuito alla ricerca, è particolarmente dibattuto. “Il livello di competitività è uno dei fattori principali per l’industria dello sport, considerato che incontri più equilibrati, dagli esiti più incerti, garantiscono maggiore interesse e più biglietti venduti”.

Ma c’è anche un’altra questione, come scriveva Alice Arnold sul Daily Telegraph nel 2014. “Il tennis femminile nell’ultimo decennio si è sviluppato enormemente e ha raggiunto traguardi che gli scettici non avrebbero ritenuto possibili. Le Olimpiadi del 2012 hanno dimostrato che non conta se sia un uomo o una donna a competere. Quel che conta è che lo spettatore abbia un coinvolgimento, un investimento emotivo verso chi vince. Abbiamo bisogno di conoscere gli atleti e le atlete, di vederli e di vederle lottare”.

Il tema è centrale anche per Mladenovic. “Abbiamo discusso spesso con altre giocatrici” sottolinea, “ci siamo chieste se per lo spettatore non sia più difficile trovare dei personaggi nel tennis femminile oggi”. In effetti, con l’eccezione di Serena Williams e di Maria Sharapova, oggi è più difficile riuscire a identificarsi, per stile di gioco o personalità percepita, con le attuali top player. Più facile trovare tratti di unicità e parteggiare nelle stagioni di Evert e Navratilova, di Graf, Seles e Sabatini, Pierce e Mauresmo, Capriati e Martinez, Henin e Clijsters, e l’elenco potrebbe allungarsi. Nelle ultime stagioni, come sottolineava già Brad Gilbert nel 2012 su ESPN, “il circuito WTA è diventato aperto, equilibrato, incerto come forse mai prima. Siamo stati abituati a vedere per decenni due giocatrici dominare per lunghi periodi, mentre adesso fra la numero 1 e la numero 15 per me c’è il gap più basso di sempre”. Il tennis femminile,dichiarava nello stesso periodo Chris Evert, “ha una maggiore profondità e una serie di giovani giocatrici che possono emergere. Anche se, come era successo in passato fra gli uomini, mancano un po’ le grandi rivalità”.

Gli uomini, ha concluso Mladenovic, hanno anche un vantaggio in più, “una vera libertà di carisma. Si può vedere un tennista che si innervosisce, uno che fa lo show, un Federer di classe infinita o un super guerriero. Fra le donne invece è più difficile vedere differenze di personalità perché alle giocatrici si chiede di essere più trattenute, contenute- Se una giocatrice perde la calma viene immediatamente criticata, se lo fa un uomo si dice magari che è così, che lo si odia o lo si ama. Il pubblico deve soprattutto capire che il tennis femminile offre una vera qualità di gioco, che il livello è alto. Ma al di là di questo c’è un livello superiore, una questione di società. Poi è chiaro che la gente segue il tennis maschile perché da dieci anni si vedono campioni immensi come Federer, Nadal, Murray e  Djokovic. Il pubblico vuole grandi rivalità e storie umane. Deve solo cominciare a conoscerci e amarci di più”.


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