MURRAY, MANCA L’ULTIMO PASSO

Lo scozzese è andato molto vicino all’obiettivo, ma ha confermato di essere ancora un passo indietro rispetto ai primi tre. Nella semifinale di oggi Murray ha comunque messo in mostra dei miglioramenti rispetto alle passate stagioni. Djokovic ancora imbattibile

Questa volta è andato veramente vicino all’obiettivo. In molti penseranno che fosse soltanto una semifinale, e non la finale, ma la verità è che Andy Murray, finalista a Melbourne nel 2010 e nel 2011, in questa stagione ha paradossalmente fatto meglio che nelle due precedenti, nonostante si sia fermato prima. Perché il vero problema dello scozzese, prima ancora che le finali Slam (zero su tre il suo bilancio), è quello di non riuscire a battere i primi 3 giocatori al mondo nei tornei Major. Se si esclude infatti la semifinale degli U.S. Open 2008, nella quale il britannico superò Rafael Nadal, allora numero 1 del mondo, prima di perdere da Roger Federer, il dato più palese che emerge, senza nemmeno fare troppa attenzione ai risultati, è un bilancio di nessuna vittoria contro 10 sconfitte nelle sfide con i primi 3 tennisti del ranking Atp (ritiri esclusi). Le tre sconfitte nelle finali Slam, quindi, non sembrano altro che la conseguenza di questo dato, prima ancora che di un limite mentale dello scozzese nell’affrontare le finali. Nei due casi in cui Murray ha raggiunto la finale dell’Australian Open, infatti, aveva dovuto superare nelle rispettive semifinali prima il croato Marin Cilic (nel 2010), numero 14 del mondo, poi David Ferrer (nel 2011), numero 7 del mondo.

Abbandonando quindi il luogo comune secondo il quale Murray soffre le finali Slam, ed entrando nell’ottica citata precedentemente, il match di oggi assume significati completamente diversi: il britannico è infatti andato ad un passo dal successo contro il numero 1 del mondo Novak Djokovic. E’ vero, è mancato quell’ultimo passo, ma lo scozzese ha dimostrato di potersela finalmente giocare alla pari con i migliori.

Va detto, se Djokovic avesse mantenuto per tutta la durata del match il livello di gioco espresso nella prima frazione, probabilmente avrebbe vinto facilmente per 3-0, come nella scorsa stagione. Murray ha avuto il merito di rimanere costante per tutto l’incontro, ma non a livello tecnico, perché di errori ne ha commessi tanti in particolare con il dritto e con il servizio (10 doppi falli), bensì a livello mentale, perché anche quando il match sembrava avesse preso una direzione ben precisa – in favore del serbo – lo scozzese ha saputo lottare e sfruttare il calo del numero 1 del mondo, allungando il match e andando veramente vicino al successo. Ed è proprio il miglioramento dal punto di vista mentale che va sottolineato, e che probabilmente serviva allo scozzese per avvicinarsi ai primi 3.

Il game chiave dell’incontro, o almeno quello che ha permesso al match di prolungarsi fino al quinto set, è stato il terzo del secondo set. Djokovic aveva fino a quel momento strapazzato Murray, ed era avanti per 6-3 2-0, con la palla-break del potenziale 3-0 e servizio Serbia. Probabilmente, avesse sfruttato quella occasione, il secondo set sarebbe andato via velocemente, e difficilmente Murray avrebbe recuperato 2 set di svantaggio. Ma il britannico è stato bravissimo a rimanere in partita, sfruttando poi l’evidente calo fisico di ‘Nole’ per portare a casa quattro giochi consecutivi (dallo 0-2 al 4-2) e successivamente il parziale per 6-3. Proprio in questa fase dell’incontro Murray ha dimostrato miglioramenti importanti. Nella scorsa stagione avrebbe, possiamo dirlo quasi con certezza, perso la testa e ceduto velocemente il secondo set, e non perché si trattava di una finale, ma semplicemente perché il Murray di un anno fa non era ancora capace di gestire queste situazioni.

Nel secondo set è successa più o meno la stessa cosa: il serbo ha avuto 3 palle-set, ma lo scozzese ha dato il meglio di sé proprio nei momenti decisivi, conquistando poi il parziale al tie-break. Il “capolavoro”, se così si può dire parlando di un incontro perso, Murray l’ha poi fatto nel quinto set, quando ha saputo rimontare uno svantaggio di 2-5 in condizioni fisiche non di certo ottimali, dato che si stava giocando da oltre 4 ore. Sul 5-5 ha anche avuto l’occasione per chiudere il match il suo favore, ma, come detto e ridetto, gli è solo mancato l’ultimo passo.

In ogni caso, non importa come sia andato a finire il match, perché lo scozzese ha dimostrato di potersela giocare con alla pari con il numero 1 del mondo. Non era un problema di finali, ma solo di sfide importanti, e lo scozzese sembra che finalmente lo abbia risolto.

Per il momento Djokovic resta superiore, ma il gap è minimo, e se lo scozzese continuerà a camminare in questa direzione, potrà togliersi diverse soddisfazioni in futuro, e gli Slam arriveranno.

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Un Commento a “MURRAY, MANCA L’ULTIMO PASSO”


  1. giancarlo scrive:

    Senza togliere nulla a Djokovic, mi sembra giusto segnalare un grave errore del giudice di linea nell’11° gioco del 5° set: un pallonetto di Murray, perfettamente dentro, è stato segnalato out. Senza quell’errore (visto che Murray ha conquistato i punti successivi) si sarebbe andati sul 6-5 per lo scozzese, con possibilità di vittoria ben diverse. Credo che, a differenza di altri match, Murray abbia comunque mostrato di aver superato alcuni limiti relativi alla tenacia ed alla determinazione. Se continuerà così, considerando la sua splendida tecnica, diventerà un avversario temibile per chiunque


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