RAFAEL IX, IL MAGNIFICO

Ancora un torneo sontuoso per Rafael Nadal, padrone incontrastato del circuito Atp giunto al suo nono Slam. Fra le ragazze ancora tanta incertezza, mentre noi ci consoliamo con Francesca Schiavone

Montecarlo (Principato di Monaco) – Come ne esce lo sport della racchetta dall’ultimo Slam della stagione 2010? Cosa hanno detto al mondo della racchetta queste due settimane di incontri in quel di Flushing Meadows? Chi sono i padroni dei circuiti professionistici maschile e femminile? La risposta più semplice è quella che si può dare all’ultimo dei quesiti, almeno per quanto riguarda l’Atp. Con il suo nono successo in carriera in una prova Major, Rafael Nadal è entrato nella cerchia ristretta dei mostri sacri del tennis, quelli che hanno alzato le braccia al cielo nei quattro prestigiosi Slam. Lo spagnolo non solo ha vinto sul cemento americano – superficie a lui meno incline, almeno fino a un paio di settimane fa – ma ha anche dimostrato a colleghi e avversari di saper continuare in un incessante processo evolutivo, che l’ha portato nel corso degli anni a diventare un giocatore sempre più universale.

Predestinato. I due più premiati tennisti contemporanei hanno compiuto i primi passi nel tour molto giovani, e io ho avuto la fortuna di vederli, ancora ragazzini, togliersi le prime soddisfazione. Negli spogliatoi del circuito noi “vecchietti”parlavamo di Federer e Nadal, percependo che il futuro sarebbe stato loro. E così è stato. Come il bianco e il nero, lo svizzero e l’iberico sono le due facce così diverse, ma irrinunciabilmente complementarie, del tennis che vince. Oggi osanniamo Rafa a ragione, come in passato abbiamo celebrato Roger. Oggi guardiamo la classifica e vediamo il mancino di Manacor inarrivabile, così come sembrava il fenomeno di Basilea. Tante sono le differenze fra i due, ma c’è un fattore che li accomuna: sanno giocare a tennis.

Il colpo del tennis. Sembra un’ovvietà, ma Nadal e Federer sono prima di tutto due tennisti. Tanti altri giocatori invece – e qui rispondo alla seconda domanda – sono dei magistrali colpitori, ma non sono dei tennisti. Ho visto parecchio tennis nell’ultimo mese, che ha aperto la stagione del cemento. Devo dire che di tennis più brutto non ne vedevo da tempo. Non c’è davvero niente di nuovo all’orizzonte. Vedo giocatori mandati fuori dal campo tentare un lungolinea, pensando di voler chiudere il punto, invece di aprirsi il campo giocando in diagonale. Vedo tanti servizi vincenti, ma quando la palla torna dall’altra parte, si chiudono gli occhi e si tirano “bordate”, senza un filo di pensiero tattico dietro. Sul cemento queste lacune si palesano più che su altre superfici. E non è un caso se quest’estate si sono riproposti al grande pubblico tennisti come Nalbandian e Baghdatis, vecchie volpi del circuito che nonostante gli anni e le fatiche, possono ancora dire la loro. Dietro Rafael Nadal e Roger Federer vedo poco, mentre quei giovani talenti sui quali quest’estate avevamo riposto speranze (vedi Gulbis e Berdich, fuori al primo turno degli Us Open) sono caduti nel dimenticatoio, insieme ai loro acciacchi fisici e ai loro bui tunnel esistenziali.

Monopolio (?) – E veniamo al primo dei quesiti lanciati all’inizio di questa disamina. Come ne esce lo sport della racchetta da questo ultimo Slam? Malconcio, spaesato, noioso e in balia di un solo giocatore – Nadal – che con quel nuovo servizio, il vecchio carattere gladiatorio e un sempreverde tocco morbido (a molti sfugge, ma l’iberico sa usare anche il fioretto, oltre alla sciabola), non ha più rivali. In questo momento non vedo nessuno che possa insdiarlo. Né Federer, che non trova più la chiave per vincere le partite giuste – e forse non ha più la voglia di un tempo -. Nè tantomeno Novak Djokovic, che in finale ha sì dato filo da torcere a Nadal, ma non avrei mai scommesso un centesimo (e io non scommetto) sul serbo. Nadal ha giocato troppi match importanti in vita sua, e non poteva bastare un’interruzione per pioggia e una ripresa arrembante di Nole per ostacolare seriamente il sogno del Career Slam.

Incertezza Wta. Quello che vale per il circuito maschile, non si può riadattare al femminile. Ho già scritto più volte sulle pagine di TennisOggi e tennis.it quanto il Wta Tour stia vivendo in queste stagioni un periodo di impronosticabile incertezza. In ogni torneo può imporsi chiunque, e questo è un vantaggio, perché ne guadagna lo spettacolo. A proposito di spettacolo, spendo stravolentieri parole di lode per Francesca Schiavone. Lo avevo detto, non si poteva giudicare la milanese a Wimbledon, dopo la sbornia del Roland Garros. Poteva essere valutato il suo stato di forma invece proprio agli Us Open. E sul cemento newyorkese Francesca ha dimostrato di non essersi mai persa, e che ormai un quarto di finale Slam per lei può essere raggiunto con relativa scioltezza. Poteva anche andare più avanti, e con Venus ha avuto delle chance nel corso del match. Non ci è riuscita, ma la Schiavone ha sottolineato di essere una delle migliori del mondo, e merita ampiamente la classifica che ha.

Flavia e i ragazzi, non ci siamo. Merita la classifica che ha anche Flavia Pennetta. Fra Wimbledon e Flushing Meadows la brindisa ha fallito due occasioni ghiottissime, con tabelloni spianati almeno fino ai quarti. Flavia è un’ottima giocatrice, ma seppur migliorata tanto nel corso degli anni, ha ancora delle carenze, soprattutto dal punto di vista mentale. Il suo coach Gabriel Urpi ha fatto un buon lavoro, ma secondo me è arrivato il momento di provare un altro tipo di allenamento, che la faccia cambiare nell’approccio al match. Finora la Pennetta è arrivata più volte al momento della consacrazione, ma non ha mai fatto il salto  per rimanere stabilmente delle prime 10 del mondo. Su Starace, Fognini e Seppi ho purtroppo davvero poco da dire. Dopo una buona estate, i nostri sono arrivati al primo match degli Us Open senza i favori del pronostico, ma contro Almagro, Verdasco e Granollers qualcosa in più si doveva tentare. Invece siamo ancora qui, costretti a commentare l’ennesima debacle del tennis italiano maschile. Una pronta rivincita però, è già servita agli azzurri, che nel prossimo weekend affronteranno la Svezia in uno degli spareggi più importanti della recente storia della Davis italiana.

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