L’IMPORTANTE NON ERA PARTECIPARE?

Nel corso degli Us Open è venuta alla luce una vicenda non ancora del tutto chiara, che riguarda l’utilizzo di una camera ipobarica da parte di Novak Djokovic. La notizia sembra caduta nel vuoto, e tutto tace, ma i dubbi rimangono

Sono passate oltre due settimane, ma ancora la notizia tiene banco, e non è stata del tutto chiarita. Come saprete lo scorso 29 agosto The Wall Street Journal ha pubblicato un articolo dal titolo: “Il segreto di Novak Djokovic: star seduto in un uovo pressurizzato”. Il pezzo di Hannah Karp, assolutamente credibile e documentato (in quanto uscito su un colosso del giornalismo), ipotizza che gli strabilianti risultati ottenuti nel 2011 dal numero uno del mondo non siano solo frutto del suo gioco, e del fondamentale aiuto di un nutrizionista (peraltro da poco licenziato), ma anche dell’uso di una camera ipobarica. L’utilità? Migliorare la circolazione agevolando sia la produzione di globuli rossi che l’eliminazione dell’acido lattico.

La camera ipobarica che il serbo ha, per sua stessa ammissione, utilizzato prende il nome di CVAC Pod, dal nome della società californiana che l’ha prodotta. A differenza delle normali camere ipobariche da 5mila dollari, utilizzate da parecchi atleti professionisti per sveltire la guarigione, questa ha la forma di un uovo (lungo circa due metri, largo uno, e alto oltre i due) e, oltre a costare la bellezza di 75mila dollari – comunque poca roba per uno che nel 2011, in soli montepremi, ha guadagnato oltre 10 milioni – ha effetti decisamente migliori. Una pompa sotto vuoto permette infatti di simulare l’alta quota, e comprimere i muscoli a intervalli regolari, tanto che (a detta della società) basterebbero 20 minuti al suo interno, per tre volte alla settimana, per migliorare le prestazioni atletiche, e con esse la capacità di adattamento allo sforzo fisico. Secondo Allen Ruszkowski, amministratore delegato della società, il trattamento ha il medesimo effetto di un intenso esercizio fisico, e la tecnologia può adddirittura essere doppiamente efficace, nell’assorbimento dell’ossigeno, rispetto a quanto può fare il doping del sangue. Che però, naturalmente, è proibito.

Ma Novak Djokovic, come ha scoperto l’esistenza di questo ‘uovo’? Pare che il serbo sia venuto a conoscenza dell’apparecchio durante lo scorso Us Open, quando, come ogni anno (2011 compreso), si è recato nel New Jersey a casa dell’amico Gordon Uehling III, ex giocatore professionista e ora direttore di un’accademia a Tenafly, che lo ospita durante il torneo newyorkese. Gordon, definito da chi lo conosce come ossessionato dalle nuove tecnologie, dispone infatti di uno dei soli 20 esemplari di CVAC pod presenti, e pare ne avrebbe suggerito l’utilizzo al campione serbo. Interrogato sulla questione dai giornalisti presenti agli Us Open, il numero uno del mondo – come riportato da Ubaldo Scanagatta su Ubitennis – ha confessato di averla usata un paio di volte nella passata stagione, ma mai quest’anno (pur alloggiando sempre da Uehling), in modo da non cambiare le proprie abitudini.

Va detto, come ha giustamente evidenziato Patrick McEnroe, che Djokovic già aveva vinto un torneo del Grande Slam e battuto i migliori anche prima di provare la camera ipobarica, e i suoi risultati dell’ultimo anno sono dovuti anche ai grossi miglioramenti nel servizio e nel diritto, ma la vicenda rimane celata da un alone di mistero. Dunque, perché non chiarire definitivamente il tutto? Non sarebbe meglio farlo, piuttosto che continuare a essere guardato come ‘quello che ha fatto qualcosa che non avrebbe dovuto fare’? Sicuramente. Ma forse non viene fatto perché, sotto sotto, qualcosa di irregolare c’è. E Djokovic e il suo staff ne sono a conoscenza.

Mentre il dibattito cade nel vuoto e i risultati sul campo portano in secondo piano la notizia, Novak ha vinto lo Slam e in conferenza stampa ha dichiarato di sentirsi imbattibile. Nel frattempo la Wada ha ribadito che l’utilizzo di tale apparecchio non è doping, quindi niente di illecito, ma pare definisca gli sportivi che ne fanno uso come ‘non rispettosi dello spirito dello sport’. A questo punto ci domandiamo, caro Novak Djokovic, nuovo idolo delle folle, che ne pensi? Nessun problema? Cercherai di coprire il tutto con altre simpatiche imitazioni dei tuoi colleghi utili ad accontentare il desiderio dei tuoi sponsor? Oppure la prossima risposta commerciale sarà uno spot in cui imiti Pierre de Coubertin?

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11 Commenti a “L’IMPORTANTE NON ERA PARTECIPARE?”


  1. Grandetennis scrive:

    Nole non deve restituire alcun titolo, a meno che non venga dimostrato che abbia usato la macchina nel periodo in cui giocava a Roma, cosa impossibile. Non ho certezze granitiche, uso la logica e il cervello.
    Che cosa avrebbe dovuto ribattere a Scanagatta?
    Djokovic ha confermato di voler continuare ad andare in quel centro, come ha sempre fatto per anni, segno che è in buona fede e che non ha niente da nascondere. Altrimenti la prima cosa che faceva era quella di trasferirsi in un albergo di New York e la cosa sarebbe stata più dubbia. Invece mi chiedo perchè Scanagatta o altri giornalisti non gli abbiano chiesto come ha fatto a vincere in Australia o a Wimbledon, perchè lì la forma del serbo era più alta rispetto a quella vista negli Stati Uniti.
    Chi è tanto interessato alle camere iperbariche si chieda dove sono gli altri 19 dei 20 esemplari esistenti. Chissa dove sono? Qualcuno se lo è mai chiesto. E se si trovano il altri centri di tennis frequentati da altri tennisti? A qualcuno interesserebbe o interessa solo quella del New Jersey perchè testata due volte da Djokovic?


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