PAT CASH, IL PRIMO SCALATORE DI WIMBLEDON

Il “Pirata” australiano con la bandana a scacchi vinse a sorpresa Wimbledon nel 1987 e poi osò scalare gli spalti del mitico “Centre Court” per andare ad abbracciare i suoi famigliari seduti in tribuna

L’alba degli Anni Ottanta vide spuntare un nuovo giovane talento di nome Pat Cash. Australiano, nato a Melbourne il 27 maggio 1965, terminò la stagione 1982 come n.1 del mondo tra gli juniores, vincendo il titolo di categoria sia a Wimbledon che agli US Open.

Nello stesso anno si aggiudicò il suo primo torneo del circuito maggiore, sull’erba della sua amata città, e fu chiaro a tutti che Pat Cash avrebbe sicuramente firmato la storia del nostro sport negli anni a venire.

Grande interprete del gioco di rete, irruente e aggressivo, Cash fu soprannominato “Il Pirata”, anche per la sua inconfondibile fascia fermacapelli – a scacchi bianchi e neri – che sua madre aveva fatto a mano per lui.

Nel 1983, dopo aver conquistato il torneo di Brisbane, bissò il successo di Melbourne, ma soprattutto divenne il più giovane giocatore a disputare una finale di Coppa Davis. Contro la Svezia fu suo il punto decisivo, che conquistò superando Joakim Nystrom e permettendo alla sua nazionale di portare a casa la prestigiosa “insalatiera”.

Il Pirata” divenne immediatamente eroe nazionale, ma si sa che per entrare nella storia del tennis bisogna ottenere ottimi risultati nei tornei del Grand Slam, e Pat ci provò immediatamente.

Nel 1984 giunse in semifinale a Wimbledon, inchinandosi in tre set al geniale John McEnroe dopo aver superato – tra gli altri – il favorito n.4 Wilander al secondo turno, il n. 11 Curren negli ottavi e il n. 6 Gomez nei quarti. Si ripeté qualche mese dopo agli US Open quando, accreditato della testa di serie n.15, giunse al penultimo round (dopo aver superato nuovamente Wilander, stavolta nei quarti).

Fu proprio  quella semifinale, che disputò l’8 settembre contro Ivan Lendl, una delle partite più appassionanti della storia del torneo. La perse al tie-break del quinto set dopo aver avuto un match-point a disposizione, e diventò uno dei protagonisti del “Tennis-Day”.

Di quella giornata d’estate di 23 anni or sono, cioè, che fu così denominata perché diede vita ad altre due memorabili sfide: i tre magnifici set della finale femminile vinta da Martina Navratilova su Chris Evert Lloyd, e i cinque dell’altra semi maschile strappata da John McEnroe a Jimmy Connors.

Lasciate dietro alle spalle due stagioni piuttosto scialbe, Cash giocò un’ottima edizione degli Australian Open 1987, che da quell’anno tornarono a disputarsi nella tradizionale data di gennaio facendo ridiventare il torneo la prima tappa del Grand Slam. Accreditato della testa di serie n.11, sull’amata erba dello stadio di Kooyong l’aussie superò nei quarti Yannick Noah (n.3) e poi addirittura il favoritissimo Ivan Lendl, prima di affrontare Stefan Edberg (n.4) in finale.

Purtroppo fu sconfitto dallo svedese in 5 lottatissimi set, ma quel torneo gli diede la giusta fiducia per affrontare Wimbledon qualche mese più tardi.

Dopo aver disputato i primi due turni londinesi piuttosto agevolmente, contro l’americano Freeman e il connazionale Roger McNamee, Pat Cash smarrì un set nei sedicesimi contro l’olandese Michiel Schapers. Da quel momento il suo tennis “serve and volley” fu perfetto: tre set a zero al francese Guy Forget negli ottavi (6/2 6/3 6/4), tre set a zero alla testa di serie n. 3 Mats Wilander nei quarti (6/3 7/5 6/4), tre set a zero all’ex campione Jimmy Connors in semifinale (6/4 6/4 6/1) e soprattutto tre set a zero al re del Roland Garros e testa di serie n.2 Lendl in finale (7/6 6/2 7/5).

Fu il trionfo, e l’emozione di Pat Cash fu incontenibile, tanto che scalò le tribune del mitico “Centre Court” per raggiungere il box dei famigliari e poter immediatamente abbracciare i suoi cari e l’allenatore. Nessuno mai aveva osato tanto a Wimbledon, ma quella scalata diventò così popolare che diversi campioni la imiteranno negli anni successivi.

Nel 1988 disputò un’altra ottima edizione degli Australian Open, che nel frattempo avevano cambiato superficie (dal 1988 si gioca sul cemento) e anche stadio (il torneo si trasferì a Flinders Park, poi rinominato Melbourne Park). Anche quell’anno Pat Cash approdò all’incontro decisivo e si trovò ad affrontare – per l’ennesima volta – Mats Wilander, ma in quell’occasione lo svedese riuscì a mettere in atto la sua vendetta, prevalendo per 8/6 nella quinta manche.

Dopo quella finale nulla di rilevante accadde più nella carriera di Pat Cash, non perché avesse smarrito la motivazione, ma perché fu falcidiato dagli infortuni: tendine d’Achille, ginocchia, schiena…

Pat Cash chiuderà la sua carriera con 7 titoli all’attivo e un “best ranking” di n. 4 del mondo, ma resterà nella storia del tennis per il favoloso torneo disputato a Wimbledon 1987 e per quell’incredibile scalata a fine partita.

Nel 2004 il fuoriclasse australiano è stato colpito da un terribile melanoma ad una gamba, dal quale è riuscito a liberarsi qualche anno dopo grazie a molte cure e alla sua solita grinta.


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