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Barletta, 25 marzo 2005 – Ventiquattro anni Simone, venti Matteo. Bolognese uno, toscano l’altro. Rovescio a una mano il primo, a due mani il secondo. Non hanno grandi cose in comune oltre l’amore per il tennis e un fisico prestante, i due ragazzi italiani che, nel challenger pugliese, hanno per la prima volta in carriera incrociato le racchette. Certo, paragonare un giocatore che appena poco più di un anno fa era nei primi 40 del mondo, con uno che è entrato nei primi 400 solo la settimana scorsa, può anche sembrare un azzardo, ma, ampliando lo sguardo in prospettiva e considerando anche l’attuale stato di forma dei due tennisti, ci accorgiamo che i valori non sono poi così distanti. 

 

Vince il Bole. La sfida di oggi l’ha in parte dimostrato. Ha vinto Simone, e ha vinto bene, recuperando, finalmente con grinta, da un avvio imbarazzante (4-0 per Trevisan con tre opportunità per andare 5-0), e mostrandosi più freddo nella fase finale del match. Ma l’incontro, nonostante il passaggio a vuoto di Trevisan nel secondo parziale, si è comunque risolto su pochissime palle, segno di un sostanziale equilibrio. Che abbia vinto Simone, alla fine, è stato un bene. Per lui, che ha bisogno di fiducia e che è ancora sufficientemente giovane per dare tanto al movimento tennistico italiano, ma anche per Trevisan, che, nonostante la buona continuità di risultati delle ultime settimane, è costretto a rimanere con i piedi ben piantati a terra e a lavorare ancor più duramente. Avesse vinto Matteo, infatti, sarebbero stati pronunciati ulteriori prematuri “de Profundis” per il tennista di Budrio e il giovane toscano, al contrario, sarebbe stato incensato probabilmente al di là dei suoi reali meriti attuali.

 

Corsi e ricorsi. Certo è che i due rivali sono arrivati a disputare il loro incontro con stati d’animo completamente diversi. Simone, da quando è entrato in questa lunga crisi di gioco e di risultati, è considerato da tanti critici un po’ miopi un tennista fallito o addirittura un bluff, un giocatore troppo sopravvalutato in passato. Matteo, al contrario, in virtù della prima, recentissima finale raggiunta in un torneo challenger, a Caltanissetta, è il salvatore della Patria, una luce nuova nel buio del tennis italiano maschile. Ma, se avessimo fatto questi ragionamenti appena un anno e mezzo fa, le parti sarebbero state invertite. All’inizio del 2009, infatti, Bolelli, qualche mese dopo aver rinunciato alla tessera della Federazione, giocava alla pari con i più forti e raggiungeva il best-ranking al numero 36, mentre Trevisan, cui la FIT aveva affiancato l’esperto coach argentino Infantino, non riusciva a riprendersi da una serie infinita di acciacchi fisici e navigava attorno alla 900esima posizione in classifica mondiale, facendo pensare all’ennesima promessa mancata… 

 

Scelte diverse. Certo, da allora sono cambiate tante cose, e i due ragazzi hanno compiuto delle scelte importanti (e differenti) per la loro vita professionale. Nel corso dell’estate, infatti, Matteo ha chiuso l’esperienza da lui stesso definita “traumatica” con Infantino e la FIT, affidandosi alle mani burbere ma esperte di Fabrizio Fanucci, mentre Bolelli, interrotto il rapporto ormai consolidato con Claudio Pistolesi e convolato a giuste nozze, sceglieva di iniziare a lavorare con Riccardo Piatti e si riavvicinava alla Federtennis. Da quel momento ad oggi, il “borsino” dei nostri due portacolori si è completamente ribaltato. Ora, senza voler giungere a conclusioni frettolose che risulterebbero eccessivamente semplicistiche, i fatti elencati rappresentano uno spunto di riflessione interessante in proposito.

Un auspicio. È indubitabile che i saliscendi in classifica siano parte integrante della carriera della quasi totalità dei tennisti professionisti: bastano un leggero calo di forma o, viceversa, un risultato a sorpresa in un torneo qualsiasi, e il ranking può subire scossoni rilevanti. Detto ciò, sul livello di tennis e anche sulle qualità mentali dell’ex numero 1 del mondo juniores, nessun normale conoscitore di tennis ha mai potuto dubitare. Ricordo di averlo visto, diciassettenne, lottare come un forsennato in un primo turno del future di Avezzano ed aver capito molte cose del temperamento di razza di questo giovanotto… Infatti, risolti i problemi fisici anche grazie anche ad un diverso tipo di preparazione atletica, più rivolta allo sviluppo dell’elasticità muscolare, ecco che la prevedibile esplosione di Trevisan non è tardata ad arrivare. Allo stesso modo: come si può considerare già finito il tennista bolognese? I suoi limiti di reattività davvero non sono migliorabili? Se è arrivato nei primi 40 vuol dire che le qualità ci sono, perché non potrebbe tornare a quei livelli? Il problema di Simone è mentale, e speriamo che chi lo consiglia sappia guidarlo nella direzione giusta e che, anche a partire dalla vittoria di oggi, egli possa ritrovare la fiducia perduta. 

 
Anche perché, proprio a partire da oggi, gli appassionati si augurano di poter contare su entrambi questi giocatori, che la smettano finalmente di incrociare i loro percorsi tennistici e di procedere in modo inversamente proporzionale e restituiscano all’Italia una bella coppia di moschettieri. E se iniziassero a salire insieme proprio da oggi?

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