PETR KORDA, IL RACCATTAPALLE DI IVAN LENDL

Giocatore estremamente talentuoso e imprevedibile, il ceco dal fisico asciutto ebbe un’ottima carriera interrotta bruscamente nel 1998 per un problema di doping

Nella seconda metà degli Anni Ottanta si affacciò sul circuito un giocatore particolare: mancino, alto 190 cm, molto magro dato il suo peso- forma di 72 kg, sprovvisto di muscoli ma dotato di un talento immenso. Stiamo parlando di Petr Korda da Praga, già raccattapalle del grande Ivan Lendl durante i match di Coppa Davis.

Incostante nel rendimento, assistere ai suoi incontri procurava ogni volta emozioni uniche. Aveva infatti un gioco fantasioso, accompagnato da un ottimo servizio che gli permetteva di sfoderare colpi vincenti da ogni parte del campo. Ma possedeva una fragilità mentale che talvolta gli faceva perdere incontri già vinti (o nei quali era il sicuro favorito), rendendo sempre incerto il risultato finale.

Nel 1985 Petr Korda si distinse da junior, quando terminò al primo posto della classifica mondiale di doppio in coppia con il connazionale Suk. L’anno dopo, in coppia con lo spagnolo Carbonell, vinse la prova a due under 18 a Wimbledon.

Il ceco passò al professionismo nel 1987 e in carriera conquistò 10 titoli, 6 sul cemento e 4 indoor, a fronte di 17 finali giocate su tutte le superfici a conferma della sua versatilità.

Solo nel 1991 Petr Korda riuscì a trionfare in una prova Atp, sul cemento di New Haven (6/4 6/2 su Ivanisevic), durante un’estate fantastica che lo vide disputare altri due match-clou (battuto da Andre Agassi a Washington per 6/3 6/4 e da Chesnokov a Montreal per 3/6 6/4 6/3). Si aggiudicò il suo secondo torneo pochi mesi dopo, sulla superficie indoor di Berlino superando il francese Boetsch per 6/3 6/4, e terminò l’anno per la prima volta tra i primi dieci giocatori del mondo accomodandosi sulla poltrona n.9.

Nel 1992 ottenne il primo risultato degno di nota in uno dello Slam. Petr Korda fu al Roland Garros, dove partì con la testa di serie n.7 e, dopo aver rischiato l’eliminazione al secondo turno contro il giapponese Shuzo Matsuoka (battuto col punteggio di 1/6 4/6 6/4 6/4 64), giunse fino all’atto conclusivo prima di essere annientato per 7/5 6/2 6/1 dal leader mondiale Jim Courier.

Nel 1993, pur ottenendo diversi piazzamenti in singolare e la vittoria in doppio al torneo di Monte Carlo in coppia con Edberg, era arrivato a fine stagione senza aver agguantato alcun titolo, ma si era lo stesso qualificato per la Grand Slam Cup, evento che si giocava nei primi Anni Novanta e al quale erano ammessi i 16 tennisti che avevano ottenuto i migliori risultati nelle prove del Grand Slam.

Dopo aver eliminato piuttosto facilmente Volkov e Bruguera, giocò una battaglia epica con il n.1 del mondo Pete Sampras, finendo col prevalere per 3/6 7/6 3/6 7/6 13/11 in un incontro caratterizzato dal numero e dalla varietà di colpi vincenti.

Meno di 24 ore dopo disputò uno splendido atto conclusivo contro il tedesco Stich, regolato con il punteggio di 2/6 6/4 7/6 2/6 11/9 dopo un’altra incredibile lotta. Nel 1996 vinse la sua ultima e più importante gara di doppio ancora in coppia con Edberg: gli Australian Open, dove superarono in 4 set il team composto da Lareau e O’Brian.

Petr Korda proseguì la sua carriera di singolare vincendo altri tornei. Impresse il suo sigillo a Doha nel 1996 battendo sul traguardo il marocchino El Aynaoui per 7/6 2/6 7/6, ma l’anno dopo si affermò al ben più importante Masters Series di Stoccarda, dove superò uno dopo l’altro Pioline, Rios e Rafter prima di sconfiggere in finale Krajicek per 7/6 6/2 6/4.

Ottenne, talvolta, risultati clamorosi. Sempre nel 1997, ad esempio, superò agli US Open il campione in carica Sampras col punteggio di 6/7 7/5 7/6 3/6 7/6.

Gli mancava, però, il titolo che lo avrebbe reso immortale: un’affermazione del “poker” tennistico. Anche quello arrivò, agli Australian Open del 1998.

Arrivando a Melbourne, Korda aveva appena compiuto trent’anni e vinto per la seconda volta la prova di Doha sconfiggendo nel match conclusivo il francese Santoro con un netto 6/0 6/3. Dopo un primo turno sofferto contro lo spagnolo Portas, eliminato in 4 set col punteggio di 6/3 4/6 6/1 6/4, ebbe due turni relativamente facili contro l’australiano Draper (regolato per 7/6 6/3 6/3) e l’americano Spadea (rispedito al mittente per 6/2 7/6 6/2), prima di battere in successione Pioline (per 6/4 6/4 3/6 6/3), la testa di serie n.4 Bjorkman (per 3/6 5/7 6/3 6/4 6/2), lo slovacco Kucera (per 6/1 6/4 1/6 6/2) e in finale Rios con il severissimo e periodico score di 6/2 6/2 6/2.

A fine torneo raggiunse la sua miglior classifica di sempre approdando sulla seconda poltrona mondiale. Durante i “Championships” di Wimbledon dello stesso anno (dove raggiunse i quarti, poi superato dal britannico Henman in tre set) Petr Korda fu trovato positivo ad un controllo antidoping. La sostanza proibita risultò essere il nandrolone.

La notizia, prima che indignazione, provocò enorme stupore considerato il fisico estremamente asciutto dell’atleta. A causa di questo scandalo Korda fu squalificato per un anno, evento che pose di fatto fine alla sua carriera, anche se il suo ultimo incontro ufficiale lo disputò nel 2000 nel torneo challenger della sua città.

Sposato con l’ex tennista Regina Rajchrtova, è diventato padre due volte: di Jessica Regina nel febbraio 1993, e di Nelly Ann nel luglio 1998.

La maggiore è una valida golfista che a sole 15 primavere è stata capace di arrivare 19ma sul green degli US Open, occasione in cui gli appassionati hanno potuto rivedere suo padre Petr nell’insolito ruolo di caddy.

Malgrado l’increscioso episodio di Wimbledon 1998, i tifosi ricordano Petr Korda comunque per i suoi colpi altamente spettacolari e per le sforbiciate che soleva fare nei pressi della rete al termine di ogni match importante che concludeva vittoriosamente.


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