POSPISIL E GLI ALTRI: QUANDO CADONO I GIGANTI

A Indian Wells, Vasek Pospisil è diventato il sesto giocatore fuori dai primi 100 a battere un numero 1 del mondo negli anni Duemila. Ci sono riusciti Kyrgios e Gasquet da teenager e il vecchio Clavet prossimo al ritiro. Ci sono anche il più grande exploit di Saretta e il Del Potro rinato a Rio.

TENNIS – Vasek Pospisil ha fallito la prova del nove a Indian Wells. Ma il suo sogno californiano gli ha regalato il primo successo in carriera su Andy Murray e un posto nella piccola storia del tennis. È solo il sesto giocatore fuori dai primi cento, infatti, ad aver sconfitto un numero 1 del mondo in carica negli anni Duemila. “E’ una sensazione straordinaria” ha commentato. “L’anno scorso ho vissuto una stagione molto dura, ma negli ultimi due mesi ho ricominciato a sentire la motivazione, la fame, la voglia di allenarmi che avevo prima. Ho sempre creduto nelle mie possibilità, sapevo che un grande risultato sarebbe arrivato ma dovevo prima rimettere insieme i pezzi”.

Merito anche della scelta di abbandonare il suo storico coach Frederic Fontang e iniziare a lavorare con Mark Woodforde. La sua filosofia, ha spiegato, “è in linea con il tennis che io credo di dover giocare. So che devo essere più aggressivo e la sua idea è proprio questa, mi spinge ad accorciare gli scambi e usare di più le mie qualità sotto rete, che non ho ancora sfruttato a mio completo vantaggio”.

Pospisil è il secondo canadese a battere un numero 1 del mondo. Ci era già riuscito nel 1992 un allora sconosciuto teenager, numero 238 nel ranking, al suo debutto assoluto in Coppa Davis. Oggi, dopo 25 anni in nazionale, 91 titoli, più di 1000 partite vinte in doppio e 108 settimane in vetta alla classifica di specialità, il nome di Daniel Nestori è decisamente più familiare. Ma allora nessuno avrebbe pensato che potesse superare Stefan edberg. Invece il campione che sarebbe diventato il più importante giocatore canadese di tutti i tempi chiude 4-6, 6-3, 1-6, 6-3, 6-4 e porta i suoi sul 2-0. La Svezia, però, riuscirà a completare la rimonta. Ma la sorpresa rimane.

Non aveva certo aspettative più alte Flavio Saretta, numero 114 nel 2001, quando si appresta a sfidare Guga Kuerten a Costa do Saouipe. Ha debuttato quell’anno nel circuito ATP, a Delray Beach, e tutta la nazione aspetta solo di celebrare l’eroe che può giocare per la prima volta un torneo in casa. Il Brasile, infatti, organizza un evento nel calendario ATP per la prima volta dopo otto anni. Ma gli organizzatori e i tifosi si ritrovano ad assistere alla sua seconda sconftta stagionale al primo turno, la prima dallo Us Open dell’anno prima (battuto allora da Wayne Arthurs) contro un avversario fuori dalla top-100. “E’ il giorno più felice della mia vita” commenta Saretta, arrivato all’ultimo minuto dopo la vittoria al Challenger di Curitiba, che sarà al massimo numero 44 del mondo e chiuderà la carriera senza titoli ATP all’attivo.

Due anni dopo, a Miami, Lleyton Hewitt esordisce contro il 34enne Francisco Clavet, sceso al numero 178 del mondo. Lo spagnolo è il più anziano in tabellone e si sarebbe ritirato di lì a poco, dopo la sconfitta al secondo turno all’Open Castilla y León. Hewitt, dopo il bye al primo turno, scende in campo con i postumi di un’intossicazione alimentare, sbaglia decisamente troppo in risposta e perde tre volte il servizio nel secondo set. Clavet, semifinalista a Miami nel 1999 e numero 18 del mondo sette anni prima, è uno dei migliori spagnoli degli anni Novanta, soprattutto sulle superfici veloci e sull’erba (spicca l’ottavo a Wimbledon nel 1998 grazie alle vittorie su Rios e Thomas Johansson). Ha battuto tanti big (John McEnroe, Mats Wilander, Jim Courier Thomas Muster, Andre Agassi, Yevgeny Kafelnikov), ha sconfitto Roger Federer nell’unica sfida, a Cincinnati nel 2000, ma non è mai riuscito a superare la sua nemesi, Pete Sampras. Resta comunque un punto di riferimento per tanti. “Mi ha ispirato tanto, mi ha insegnato a lottare per ogni punto e ad essere professionale” ha detto Daniel Muñoz de la Nava.

È un diciottenne dal fisico minuto e dal rovescio luminoso a spegnere le ambizioni di Roger Federer. Il numero 1 del mondo, che arriva da una serie di 25 vittorie consecutive, vorrebbe diventare il primo a vincere tre Masters Series di fila, ma a Montecarlo manca tre match point nel tiebreak del terzo set e si inchina a Richard Gasquet. Ventidue anni dopo Leconte, che si era rivelato al mondo battendo Borg, la Francia torna a sognare di avere scoperto un campione. È solo numero 101 del mondo allora, ha già da bambino l’eichetta di predestinato e di nuovo Noah attaccata addosso. Il resto è storia di una promessa fragile, di un ragazzo capace di arrivare al numero 7 del mondo, di vincere 14 tornei, meno solo di Noah, di giocare due Masters e due semifinali Slam senza mai togliersi di dosso il marchio della delusione, della promessa mancata.

Di promesse e di prodigi si torna a parlare a Wimbledon nel 2014. è proprio Gasquet il primo a battezzare l’esplosione di Nick Kyrgios, che al secondo turno gli cancella nove match point: è un record per il singolare maschile ai Championships (in assoluto resiste il primato di Helga Schulze che ne cancellò undici alla francese Janine Lieffrig nel 1966). Solo Vincent Spadea, al Roland Garros 1995, ne aveva cancellati così tanti in un major. “Nick è l’australiano più forte dai tempi di Philippoussis” commenta alla Bbc Pat Cash. Nemmeno mamma Norlaila, però, pensa che possa farcela a battere Nadal negli ottavi. “E’ troppo forte per lui”, dichiara. “Se vince un set, allora potrebbe esserci un risultato a sorpresa”, sostiene Rod Laver. Nick vince il primo set, 7-5 al tiebreak, senza perdere nemmeno un punto con la prima. E il risultato a sorpresa arriva. Kyrgios stampa 37 ace, chiude 7-6 5-7 7-6 6-3 e diventa il primo in dieci anni a raggiungere i quarti al suo debutto ai Championships. E scattano subito i paragoni con Becker che nel 1985 cambiò per sempre il concetto di baby prodigio. L’australiano è diventato a Indian Wells l’ottavo giocatore a battere Djokovic due volte di fila. Ma rimane soprattutto il primo non compreso fra i top-100 a superare un numero 1 del mondo in uno Slam dal 1992 quando Andrei Olhovskiy sconfisse al terzo turno sempre a Wimbledon Jim Courier.

Il più recente, prima di Pospisil, è anche il più eccezionale dei casi di questa antologia di sorprese. Solo una sfortuna che, al contrario della buona sorte, ci ha visto benissimo e si è accanita sul suo polso ha portato Juan Martin Del Potro fuori dai primi 100 e poi dai primi 1000 della classifica. Rientrato l’anno scorso a Delray Beach, si è presentato all’appuntamento olimpico di Rio da numero 141 del mondo. E firma il capolavoro. Non concede nemmeno una palla break a Djokovic, peraltro anche lui con un polso dolorante, e firma l’ottava meraviglia conttro un numero 1 del mondo, la prima dal Masters 1000 di Shanghai del 2013. È il timbro sulla rinascita di un campione per troppo tempo mancato al grande tennis.


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