Montecarlo (Principato di Monaco) – Vi confesso una cosa. Era tanto, tanto tempo che non mi divertivo così a guardare il tennis come mi è successo in queste due incredibili settimane di Roland Garros. Francesca in finale, Roger preso a pallate da Soderling, i due tabelloni che hanno regalato match appassionanti e incerti fino all’ultimo punto. Devo ribadirlo a gran voce: che grande tennis!
Più vedevo partite, sia nella competizione maschile che in quella femminile, più avevo voglia di cibarmi ancora di tennis. Un tennis spettacolare, di qualità immensa e, cosa più importante, giocato da un vasto numero di giocatori. Decido quindi di commentare questa edizione a giochi ancora aperti, proprio perché per quanto mi riguarda, il torneo ha già ampiamente raggiunto il suo scopo, e cioè quello di far divertire tutti gli appassionati di questo sport.
Per la Storia. E non posso non partire dall’immenso torneo di Francesca Schiavone. Dopo 35 anni, l’Italia ha la possibilità di vedere un proprio tennista alzare al cielo il trofeo dei French Open. Nel 1976 questo onore andò ad Adriano Panatta, e sabato la milanese tenterà di bissare lo storico successo. Ma Francesca, il Roland Garros, l’ha già vinto. E questa è un’affermazione che non vuole essere né scaramantica né di sfiducia nelle possibilità dell’azzurra – sono tante, ma ci tornerò in seguito -. Ma, per il tennis che ha regalato la Schiavone in queste due settimane, per me il torneo se l’è ampiamente aggiudicato.
Altro che leonessa. Quando sento chiamare la Schiavone leonessa, gladiatrice, indomita, storco un po’ il naso, perché sono appellativi che limitano la classe di Francesca. Certo, la grinta è un tratto fondamentale del carattere dell’azzurra, e solo grazie ad una grande forza di volontà si raggiungono certi risultati. Ma Francesca è anche tanto talento per il gioco della racchetta. Una predisposizione naturale senza la quale non si arriva alla finale del Roland Garros (ultimo e più importante traguardo di una carriera impeccabile). La Schiavone sa pittare il campo come poche altre nel circuito: varia il gioco e le altezze, alterna il top al back con straordinaria naturalezza, legge benissimo il punto. E’ insomma una tennista che, come dicono in Spagna, è una “corta fisico”, cioè una giocatrice che con il suo gioco vario fa diventare matte le avversarie. E mi soffermerei anche su un colpo del suo bagaglio tecnico che in queste due settimane sta funzionando a meraviglia: il rovescio. Francesca lo gioca a una mano e credetemi, non è assolutamente facile rispondere con la naturalezza che ha lei ai servizi delle potenti tenniste contemporanee (molte ormai raggiungono tranquillamente i 200 km/h), solo con il braccio destro. E’ difficile che Martina Navratilova si sbilanci su una giocatrice, e sentire l’ex regina del circuito spendere parole tanto positive su Francesca, beh, mi ha davvero commosso.
E domani? E domani Francesca scenderà in campo per giocarsi la sua partita. Sia lei che Samantha Stosur sono alla prima finale in una prova Slam. Saranno quindi naturalmente nervose, e probabilmente pagheranno all’inizio un po’ di tensione. La Schiavone ha però molte più frecce nell’arco, proprio per la sua capacità di leggere meglio il punto. L’australiana è molto più monocorde, e ha bisogno di imporre il suo gioco per sentirsi a proprio agio sul rettangolo. Se Francesca riuscirà a farla andare nel pallone, allora i French Open saranno suoi. E’ importante però che l’azzurra rimanga sempre attaccata all’avversaria. Più il match diventa una battaglia, più le possibilità di Francesca saliranno.
Donne…in cerca di guai (e di gloria). Oltre alla splendida favola della Schiavone, questo Roland Garros ha confermato l’incertezza che dall’inizio della stagione contraddistingue il circuito Wta. Ci si aspettava un dominio delle Williams, e invece le due americane anche quest’anno rimarranno a bocca asciutta nello Slam rosso. Si poteva pronosticare un dominio russo, ma Sharapova, Kuznetsova ed altre rappresentanti dell’ex Unione Sovietica non sono riuscite a lasciare il segno. Ci auguravamo un ritorno al trionfo per una delle due belghe ma, con la Clijsters infortunata e la Henin fermata agli ottavi, il torneo è stato reso orfano anzitempo di due grandi protagoniste. Insomma, scommettere sulla vincente di un torneo in rosa è ormai diventato il più classico dei terni al lotto. E questo è un bene per il tennis femminile, che da anni non viveva una stagione così intrigante come questa. Nell’incertezza escono fuori outsyder che sanno incantare, come Maria Josè Martinez Sanchez a Roma e Francesca Schiavone a Parigi. Tenniste sui generis, capaci di surclassare le contemporanee picchiatrici della racchetta, che vanno in confusione quando devono affrontare un attacco in back o uno “strettino”.
Rafa a parte… E l’incertezza che si vive in questo particolare momento storico nel circuito femminile lo possiamo ritrovare in qualche misura anche in quello maschile. Nadal è sempre un cannibale, e su questo non ci piove. Vince e stravince da ormai tre mesi consecutivi e domenica avrà la possibilità di calare il pokerissimo nello Slam a lui più caro. Ma dietro di lui ci sono una miriade di nuovi giocatori che stanno scalando la classifica, e che sanno mettere davvero in difficoltà la coppia di testa. Il tempo del dualismo Federer/Nadal è ormai finito. Le lacrime molto umane di Roger a Melbourne e i tentennamenti di Rafa, entrambi episodi del 2009, hanno fatto capire agli altri che i due fenomeni si possono battere. E allora ecco i vari Gulbis, Almagro, Verdasco fino al prossimo avversario del manacorino: Robin Soderling. Non se ne voglia se lo chiamo “brutto anatroccolo” – non è il massimo da ammirare neanche quando si infila la borsa a tracolla – ma lo svedese mi ha regalato un’emozione che pensavo di non vivere mai: vedere Federer preso a pallate. Avevo visto perdere lo svizzero tante volte, anche nettamente, ma il volto del numero 1 così allibito davvero non riesco a ricordarlo in nessuna precedente occasione. Sembrava di vedere un ragazzino alle prime armi contro un maestro poco incline allo scherzo. E quello che più mi ha stupito, è la naturalezza con la quale Robin spara queste palle piatte, questi servizi a 220Km/h dopo 3 ore di match, questi drittoni inside out. Un giocatore che sa essere – passatemi il gioco di parole – ingiocabile. E Rafa dovrà stare molto attento nella finale, perché se Soderling si presenterà in campo con la stessa rabbia che ha mostrato contro Federer, allora per lo spagnolo sarà davvero dura.
La danza della pioggia. In una finale che lo svedese si gioca al 50%, un fattore chiave sarà il tempo. Se domenica sarà una giornata calda, asciutta e assolata, la palla rimbalzerà molto, favorendo gli spin dell’iberico. Se invece calerà un po’ di umidità, la palla sarà meno “viva”, e allora ecco che le chance del brutto anatroccolo saliranno parecchio. E que sera’, sera’…







