Melbourne – Avanti i migliori. É questo il leitmotiv della quinta giornata degli Australian Open 2012, che non regala nessuna grande sorpresa. Il primo Slam stagionale, tradizionalmente foriero di novità, rispecchia sin qui una pedissequa obbedienza al seeding, tanto da poter contare sulle punte della dita i soli pezzi pregiati mancanti all’appello: Stosur e Schiavone tra le donne, Fish tra gli uomini.
Nadal e Federer spediti. Cominciamo dall’apice. Rafael Nadal prima e Roger Federer poi hanno monopolizzato la sessione diurna sulla Rod Laver Arena. Gli amici-nemici, protagonisti della più celebre rivalità del nuovo millennio, hanno liquidato le pratiche Lacko e Karlovic guadagnandosi il pass per gli ottavi di finale. Rafa e Roger vi accedono senza aver lasciato per strada alcun set, ma quello è l’aspetto che conta meno se si considera che i test più probanti debbano ancora arrivare. Conforta, invece, l’ottimo stato di forma da parte di entrambi: solidi e concentrati, efficaci al servizio, micidiali da fondo. La loro condizione è in continuo crescendo e, così stando le cose, lo scontro fra titani in semifinale non è così lontano.
Berdych nella rete iberica. Tuttavia, in quella zona del tabellone navigano ancora parecchie mine vaganti che si candidano spavaldamente al ruolo di guastafeste. Tomas Berdych, mai andato oltre i quarti a Melbourne, è fra i più accreditati. Lo sparapalle ceco, a dir la verità un habitué tra i possibili outsiders, ha oggi penato nei primi due set per avere la meglio su Kevin Anderson, puntualmente steso nell’ultimo parziale. Il gigante di Valazke Mezirici si ritrova imbrigliato in uno spot a tinte spagnoleggianti: probabile che abbia la meglio su Nicolas Almagro, che ha rimesso su quei chili che un tempo gli valsero l’epiteto di “gordito” ma che non gli hanno impedito di spedire a casa l’emergente Dimitrov e il discontinuo Wawrinka; meno realistico che possa poi fare lo sgambetto a Rafa, impegnato prima nello scontro fratricida con Feliciano Lopez, uno dei pochissimi in grado di battere il maratoneta Isner al quinto set. A causa di questa sconfitta il tennis americano non avrà alcun rappresentante negli ottavi: non accadeva a Melbourne dal 1973.
Spauracchi Tomic e Del Potro. Se Berdych si presenta come l’avversario più ostico per Nadal sulla strada per le semifinali, Bernard Tomic e Juan Martin Del Potro non lasciano dormire sonni tranquilli a Federer. L’australiano d’importazione ha forse imboccato la via della definitiva consacrazione: oggi è venuto a capo di uno dei match più spettacolari del torneo contro lo stravagante Dolgopolov. Tomic è il giocatore più giovane ancora in tabellone e, galvanizzato com’è, potrebbe arrecare qualche fastidio allo svizzero. Che in prospettiva deve temere il ritorno di Juan Martin Del Potro: l’argentino, sbarazzatosi di Lu, non dovrebbe aver problemi nel regolare l’elegante Philipp Kohlschreiber prima di presentarsi alla sfida con Roger nei quarti.
Caroline e le altre. Così come nel tabellone maschile, anche nel torneo femminile le sorprese continuano a latitare. Dopo la prematura uscita di scena di Stosur e Schiavone, le top players non hanno più sbagliato un colpo. E così Caroline Wozniacki prosegue la sua corsa verso l’ambitissimo primo titolo dello Slam: archiviate le prima formalità, sarà Jelena Jankovic a testare le reali chances della Barbie di Danimarca. Sono in costante crescita le quotazioni di Kim Clijsters, il cui match con una Daniela Hantuchova in buona forma era forse più temuto dai suoi fans che dalla stessa tennista belga (le ha ceduto due set in 11 sfide). Kim troverà Na Li nella riedizione della finale dello scorso anno: allora s’impose la fiamminga, ma la cinese in Australia è solita offrire il meglio di sè. Liquidata l’emergente Barthel, Vika Azarenka prenota un posto per le semifinali: l’unica che potrebbe insidiarla è Agnieszka Radwanska, che però rischia non poco già con l’avvenente Julia Goerges (vincitrice su Romina Oprandi).
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