Da noi ci era cascato, tra gli sportivi, Valentino Rossi. Che si era poi giustificato (“Sono stato crocifisso e condannato prima delle necessarie verifiche”, “I professionisti che mi fanno la denuncia dei redditi mi hanno assicurato, come ho sempre chiesto di rispettare le regole, che questo hanno fatto”) in un video messaggio rivolto agli italiani messo in onda da quasi tutti i telegiornali nazionali. Stiamo parlando dell’evasione fiscale, problema, ahinoi, particolarmente attuale. L’agenzia delle entrate aveva quantificato in 112 milioni di euro la cifra che il centauro di Tavullia doveva restituire allo Stato.
Per non parlare del “Pibe de Oro” Maradona che con il fisco italiano ha un contenzioso aperto ormai da anni. Il braccio di ferro tra lo Stato italiano e l’ex calciatore parte dagli anni d’oro dei due scudetti del numero dieci al Napoli, ma arriva a una svolta nel 2005, quando una sentenza della Corte di Cassazione ufficializza la sua condizione di evasore.
Nel 2006, quando il campione di Lanus si trovava a Napoli per una serata di beneficienza, gli venne sequestrato un rolex da 11 mila euro. E nel 2009, quando il campione si trovava in vacanza a Merano, arrivò anche un secondo sequestro: un orecchino di diamanti (poi acquistato ad un asta dal calciatore Fabrizio Miccoli con l’intenzione di restituirlo al campione). Attualmente l’argentino sarebbe debitore di circa 38 milioni di euro. E ora è in attesa di un’udienza, prevista per il 5 aprile prossimo, per dimostrare la sua innocenza.
E adesso, è la volta di Rafael Nadal. Anche se la situazione è ancora molto lontana da quella di Maradona o Rossi. Lo spagnolo n.2 del mondo avrebbe, secondo il quotidiano “El Confidencial”, dichiarato la residenza, dal 2006 al 2011, nella provincia di Gipuzkoa nei Paesi Baschi, che garantiscono un trattamento particolare alle imprese. Il maiorchino avrebbe quindi sfruttato le zone grigie della normativa tributaria nazionale per ottenere vantaggi speciali.
Nel periodo tra il 2005 e il 2009, la società “Aspemir” con sede a San Sebastian avrebbe dichiarato entrate per 47,37 milioni di euro e pagato tasse per appena 11.058,42 euro. I conti ora sarebbero finiti nel mirino delle autorità tributarie dei Paesi Baschi: l’indagine punta a individuare quali persone hanno tratto beneficio dalle norme relative alle attività delle imprese.
Ma di quali imprese si tratta? Ce lo spiega “El Confidencial”, che ha ricostruito l’universo commerciale facente capo a Nadal. Al vertice della piramide ci sarebbe la Debamina, società che appartiene al fuoriclasse per il 99,35% e che è amministrata da Sebastian Nadal Homar, padre del tennista. La compagnia controlla il 100% di Aspemir, alla quale fa capo Goramendi Siglo XXI, a cui Nadal ha ceduto i propri diritti di immagine.
Secondo il sito dell’Atp, in carriera Nadal ha guadagnato oltre 35 milioni di euro in premi. La cifra, ovviamente, costituisce soltanto una parte del patrimonio dello spagnolo, che può contare su numerosissimi accordi di sponsorizzazione. In base ai dati pubblicati nel 2011 da “Forbes”, il tennista avrebbe guadagnato oltre 23 milioni di euro in un anno. E non sono certo pochi…
Con un comunicato, intanto, l’entourage di Nadal ha tentato di ridimensionare il caso sollevato da “El Confidencial”. “Dall’inizio della sua carriera, Rafa ha sempre voluto mantenere la residenza in Spagna e così ha fatto, ribadendo in questo modo l’impegno preso come cittadino spagnolo in campo e fuori”, scrive Carlos Costa, rappresentante del mancino.
“Rafa -prosegue- come persona fisica dall’inizio della carriera ha avuto la residenza fiscale alle Baleari. Le imprese menzionate, il cui ambito operativo è anche internazionale, dopo un periodo con sede sociale nel territorio basco, si sono spostate nelle Baleari e di conseguenza non hanno beneficiato delle condizioni previste dal precedente regime fiscale”.
Insomma, secondo i Nadal, non vi è stato nessun tentativo di aggirare le norme. Si vedrà…







