RIO, DEL POTRO RINASCE: SARA’ SEMIFINALE CON NADAL

L'argentino doma Bautista Agut. Il maiorchino rimonta un set a Bellucci. Nell'altra semifinale Murray sfiderà Johnson.

Tennis – Juan Martin Del Potro è tornato. Sembra di essere di nuovo nel 2012, anche se sono passati quattro anni e l’impianto di Rio è distante quasi 2 mila chilometri dall’Olimpico di Londra. Ma il 75 76 a Bautista Agut, che avrebbe potuto anche essere più netto se non avesse subito un break sul 5-4 nel primo set, è una vittoria che vale un sogno di medaglia. È un riscatto che suona come un’alchimia, una distrazione, un dovere di una fortuna che tanto ha tolto al gigante di Tandil.

Il dritto di Delpo è tornato quello dei giorni migliori. Da subito, Palito si è aperto il campo e chiuso con devastante efficacia; il 3-0 “pesante” è una dichiarazione d’intenti impossibile da equivocare. Il controbreak dello spagnolo alimentano ambizioni d’aggancio e il secondo break con Palito che serve per il set sembra scrivere un finale diverso. Del Potro dimentica però il doppio fallo sulla palla break e si riporta avanti 6-5 e servizio. Il 7-5 è questione di minuti. Anche nel secondo set, l’argentino apre con un break e una notevole serie di vincenti di dritto. Bautista però è un competitor nato e sul 3-2 si ritrova avanti per la prima volta nel match. Si arriva così al tiebreak, con lo spagnolo che neutralizza l’iniziale 0-4 dell’argentino. Palito però stampa un dritto che lascia l’avversario immobile e chiude con due servizi dei suoi.

Battuto Djokovic, Palito, commosso con le lacrime nascoste dall’asciugamano a fine partita, si giocherà la certezza di una medaglia nella semifinale contro Rafa Nadal (8-4 i precedenti per il maiorchino, 4-4 sul duro) che non batte dalla semifinale di Shanghai del 2013. “Non ci posso credere” ha detto Del Potro, “il pubblico mi fa piangere ad ogni partita. È un torneo speciale, ogni match è come una finale per me e ci sto mettendo il massimo dell’impegno in ogni punto, Naturalmente, questo pubblico mi aiuta a non arrendermi mai. Ma ora non voglio pensare a Nadal, che per me rimane il favorito per arrivare in finale e vincere una medaglia”.

Eppure per un set Bellucci, accompagnato a fine match da un’ovazione da pelle d’oca, ha sognato l’impresa da leggenda contro lo spagnolo. Il 26 64 62 finale rende giustizia di un match che ha emozionato e riscaldato il Centrale in un pomeriggio uggioso. Le tribune non sono piene, non lo erano nemmeno per l’atletica con il presidente IAAF Coe preoccupato per quel che sarà nei prossimi giorni, ma la torcida non manca e in mezz’ora il primo set va in archivio. Nadal si limita a qualche rimostranza con Jake Garner, aspetta il momento giusto per risalire. E il momento arriva, alla quarta palla break, nel terzo gioco del secondo set.

Il match cambia, Bellucci si fa più altalenante e Rafa allunga gino al 5-3. Quando va a servire per il set, però, si perde e si ritrova sotto 0-40. Cancella la prima palla break con una buonissima volée di rovescio, ringrazia Bellucci per l’errore successivo di dritto ma alla terza si inchina al controbreak. Ma l’effetto dura appena lo spazio di cinque punti. Tre gratuiti di Bellucci e un gran passante incrociato di dritto scrivono il 6-4.

Nadal, che si fa ri-fasciare il piede sinistro sul 2-1 nel terzo, firma presto il break a zero che di fatto anticipa la conclusione del match.

Nell’altra semifinale si affronteranno Andy Murray e Kei Nishikori per l’ottava volta in carriera. Lo scozzese, che ha vinto sei dei sette precedenti confronti diretti, ha superato 60 46 76 Steve Johnson. “Dopo una grande partita, la partita è diventata difficile” ha detto Muray. “Abbiamo giocato in condizioni difficili e a un certo punto ho rischiato di uscire. Ma a volte è una situazione che ti aiuta, perché giochi un po’ più libero e finisci per esprimere un tennis migliore”.

Stampato il bagel grazie a un nastro che sarebbe piaciuto a Woody Allen. Come contro Fognini, Murray rimette in partita Johnson che non è avversario disposto ad arrendersi senza combattere. Anzi, è di quelli che vive e muore per ogni centimetro. Così l’ex dominatore NCAA firma il break in apertura di secondo set e lo difende fino al 6-4.

L’americano sogna davvero la terza rimonta dopo aver perso il primo set mentre Murray, che punta alla prima storica doppietta olimpica in singolare, continua a galleggiare senza acuti fino al 3-3 pari nel terzo. È Johnson a firmare però l’allungo che pare decisivo sul 4-3. Lo statunitense sta esprimento il miglior tennis della sua carriera, ma subisce il controbreak immediato. Non crolla, però, non trema. Resiste a suon di dritti poderosi e allunga il set al tie-break. Quando il gioco si fa duro, però, il campione viene fuori. È 7-2 Murray, a Johnson restano gli applausi e una sconfitta dura, di quelle che però fanno crescere. “Cercherò di prendere le cose positive di questo match” ha detto l’americano, “anche se adesso fa davvero male”.

Lo scozzese ritroverà Nishikori, che nell’ultimo quarto di finale ha piegato Monfils 76(4) 46 76(6).


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