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Roma, 12 aprile 2010 - Rigenerato, più completo, con una rinnovata voglia di vincere. E’ questo il profilo di un Andy Roddick che pare aver iniziato una seconda giovinezza. La recente vittoria nel Master 1000 di Miami è soltanto il coronamento di un percorso intrapreso già da un paio di stagioni che ha contribuito a rivoluzionare il gioco dell’americano, diventato ora davvero competitivo su tutte le superfici.
Stefanki decisivo. Sono tanti gli elementi che hanno influito in questa sua metamorfosi: in primis però credo che buona parte del merito vada ascritto al suo attuale allenatore. Il meticoloso lavoro di Larry Stefanki ha influito infatti più che positivamente sul tennista del Nebraska che finalmente sta raccogliendo i frutti del duro lavoro tecnico e tattico portato avanti negli ultimi due anni. Tutti ci ricordiamo il Roddick degli esordi che si affidava esclusivamente a servizio e dritto sperando che questi due colpi potessero essere sufficienti per garantirgli il punto. Dopo i primi exploit di inizio carriera, con la vittoria a Flushing Meadows 2003, gli avversari avevano però imparato a conoscere bene le sue debolezze e gli schemi dello statunitense erano dunque divenuti sterili e fini a sé stessi.
Passi da gigante. Analizzata la situazione e resosi conto delle oggettive difficoltà, Andy è stato umile e ammirevole nel sacrificarsi con tanto allenamento, cercando di elevare lo standard qualitativo proprio di quelle che fino a quel momento erano state le sue lacune. E’ migliorato sensibilmente col rovescio bimane, è molto più agile negli spostamenti laterali, che erano da sempre stati il suo tallone d’Achille e, come se non bastasse, ha acquisito un’intelligenza tattica che gli permette di riuscire a dosare al meglio le forze soprattutto sulla lunga distanza. E’ proprio su questi fondamentali aspetti che si vede la sapiente mano del suo coach, il quale lo ha spronato anche dal punto di vista psicologico a guadagnare ulteriore consapevolezza nei propri mezzi. Da non dimenticare inoltre la sua maggiore lucidità nei pressi della rete, lo vediamo infatti molto più raramente mandare in corridoio volèe comode.
Grandi traguardi. In una recente intervista Roddick ha dichiarato di sentirsi pronto, infortuni permettendo, di giocarsela ancora con i primissimi per aggiudicarsi un altro titolo dello Slam prima di chiudere l’attività agonistica. Credo possa essere un definito obiettivo realistico: in fondo l’americano ha solo 28anni e la sua attuale varietà di soluzioni pure contro giocatori che impostano le proprie fortune sullo scambio da fondo gli permette quantomeno di poterci sperare.
L'occasione sfumata. Resta il forte rammarico per la finale persa a Wimbledon lo scorso anno nella quale aveva tutt’altro che demeritato nei confronti di Federer. Ecco, quella battuta d’arresto avrebbe potuto significare l’inizio della fine di un Andy ad altissimi livelli. Tanti osservatori sostenevano che non si sarebbe più ripreso mentalmente da una batosta di quel genere. Invece l’ex n.1 del mondo ha stupito tutti una volta di più ed ora lo ritroviamo tra gli atleti più in forma del momento mentre stiamo per avvicinarci alla parte più importante della stagione.
Il ruolo della moglie. A mio avviso, a fargli acquistare ulteriore equilibrio, ha contribuito anche il suo matrimonio. Anche lui è stato in passato un autentico “sciupafemmine” del circuito. La stabilità affettiva lo ha invece fatto crescere ancora prima che da tennista, come uomo.
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