ANALISI DI UNO SLAM

Sesto titolo per Nadal, che senza far faville prende ancora Parigi. Federer a tratti sontuoso, a tratti brocco. Djokovic ancora il favorito. Fognini, ci vuole tanto coraggio a dire “no”. Per la Schiavone un’altra grande impresa

Monte Carlo (Principato di Monaco) – Mea culpa. Ho sbagliato tutti i pronostici sul Roland Garros. Ero certo della vittoria di Novak Djokovic e di un risultato povero di Francesca Schiavone. E invece, il serbo è caduto sotto i colpi di un Federer perfetto, e l’azzurra è arrivata a un passo dal clamoroso bis. Ma, almeno nella prima settimana, le miei valutazioni si erano rivelate esatte.

Rafa, dall’inferno al paradiso. Prima del French Open, Nadal non mi aveva impressionato. Lo spagnolo giocava corto, era stanco e, fatto del tutto inaspettato, scarico dal punto di vista mentale. E il numero uno del mondo non ha fatto nulla per nascondere il suo imbarazzo. “Non vedo l’ora di andare in vacanza” aveva detto durante lo Slam parigino, quasi come direbbe un pugile che ha vinto la cintura ma ha incassato troppi diretti in volto. Non ci volevo credere. Lui, che si nutre di competizione e regge la tensione come pochi, non aspettava altro che riposarsi. I primi match hanno poi ribadito il suo malessere (soprattutto nell’esordio contro Isner). Ma, passati i round iniziali, Nadal ha ritrovato (in parte) se stesso e, aiutato da un tabellone tutt’altro che proibitivo (Soderling che non si rinnova e Murray che ci prova ma non ci riesce) ha trovato la sua sesta finale, e poi il suo sesto titolo sul rosso parigino. Ma anche nell’atto conclusivo contro Federer, non è stato sovrumano. Anzi, ha giocato un tennis terreno e senza picchi, e solo le ataviche pecche dello svizzero gli hanno permesso di raggiungere Borg.

Novak ridimensionato? Anche no! Se avesse incontrato Djokovic in finale, Nadal avrebbe perso. Ne sono convinto. Ma Nole in finale non ci è arrivato. Paradossale dirlo, ma quel quarto di finale vinto per walkover gli ha tolto il ritmo partita, impedendogli di affrontare al meglio la semifinale con Roger. Il quale ha giocato quella partita in modo sontuoso, come solo lui sa fare nel circuito. Tennis d’attacco, infinite soluzioni tattiche, scambi corti per risparmiare energie e ottimo servizio per mettere pressione al serbo. Novak ha così chiuso a 43 la striscia di vittorie consecutive dall’inizio della stagione. Prima o poi, il momento magico doveva finire. Ma non esce ridimensionato il numero 2 del mondo. Anzi, il giocatore da battere rimane ancora lui e se doveva perdere una partita, quella con lo svizzero era l’unica che poteva perdere.

Roger, ma che testa hai? Altra occasione sciupata per Roger Federer. Altra chance, completamente fallita, per smentire il mondo del tennis. Niente da fare, lo svizzero soffre da matti Nadal. Non è una novità (ora sono 17 a 8 i precedenti in favore del manacorino) come non è una novità il modo in cui Roger ha perso la finale. Dopo sette game giocati in modo perfetto (stessi schemi adoperati contro Djokovic) Federer ha ripreso a palleggiare da fondo, finendo per l’ennesima volta nella tela di Rafa. Un dato però è davvero sconfortante. Nel primo set l’elvetico è andato a rete 5 volte, realizzando 5 punti. Poi, nel secondo parziale, Nadal ha passato due volte Roger, e Roger ha smesso di andare a rete, consegnandosi al rivale. Mi stupisco della poca intelligenza tattica di questo giocatore. Uno che vince le partite perché è in assoluto il più forte del circuito, appena trova un tennista contro il quale deve costruirsi la vittoria, entra in totale confusione. Eppure, insieme ad Annacone, Roger prepara le partite e sa cosa deve fare (in teoria). Però tornano sempre a galla i tre problemi che Federer ha con Nadal. Il primo è di natura atletica. Nadal ribatte qualsiasi cosa, e quindi il punto bisogna chiuderlo almeno tre volte. Il secondo è di natura genetica. Rafa è mancino, e le tattiche dello svizzero devono essere ribaltate. Lo sventaglio, arma fenomenale contro i destrorsi, diventa “a doppio taglio” contro lo spagnolo, perchè finisce sul dritto e non sul rovescio. Con queste premesse, Federer non comanda mai lo scambio. Il terzo è di natura tecnica. Dovendo impostare il gioco sulla diagonale dritto su dritto, come detto Roger paga ampie porzioni di campo. Ma il problema è anche sul lungolinea, poichè il rovescio svizzero è colpo che tende ad andare al centro, e diventa quindi facile per Nadal girare intorno la palla ed evitare di colpire con il bimane. Senza fare faville sarà sempre relativamente semplice per il numero 1 del mondo battere uno che, se non farà faville, non tornerà più numero 1 del mondo.

Fabio voto 10. Da applausi il torneo di Fabio Fognini. E’ vero, non ha battuto nessun top player nel suo cammino al Roland Garros. Ed è anche vero che rimarrà la delusione del mancato quarto di finale contro Djokovic, una vetrina che non si conquista tutti i giorni. Ma l’azzurro è stato bravo proprio perché ha saputo approfittare di un ottimo tabellone, vincendo le partite che doveva vincere. Per un giocatore dal quale puoi aspettarti qualsiasi cosa, la costanza che ha avuto a Parigi è un dato molto confornante. E anche evitare di peggiorare l’infortunio alla coscia destra è un gesto indice di grande responsabilità. Tutti, lui compreso, avrebbero fatto di tutto per giocare sul campo centrale di Parigi contro Djokovic, per un posto nella semifinale del Roland Garros. Ma la stagione non termina a Bois de Boulogne, e questo Fognini può prendersi ancora tante soddisfazioni.

Francesca, mi hai smentito due volte. Come detto, non credevo in un grande torneo della Schiavone. Non mi aveva convinto a Roma, e oltre a non vederla bene in campo, mi era sembrata in confusione anche con qualche dichiarazione poco lucida. A Parigi non si è ripetuta ail livelli del 2010, ma è arrivata comunque a giocarsi il titolo. Smentito una volta, smentito la seconda. Perchè una volta giunta al match clou, non pensavo ci sarebbero stati problemi ad abbattere Li Na. Avevo visto giocare la cinese a Roma contro la Stosur, e mi chiedevo come una top player potesse cedere così facilmente nella semifinale di un torneo blasonato come quello del Foro Italico. Anche nella semifinale contro la Sharapova non mi aveva entusiasmato. E invece nella finale di Parigi l’orientale ha prodotto una performance impeccabile, comandando sempre lo scambio. Francesca ha provato con la tigna a rimanere nel match, ma soprattutto con il rovescio non ha mai messo in seria difficoltà l’avversaria. Sono d’accordo con la milanese quando dice che al terzo set avrebbe vinto (non capisco perché non viene utilizzato l’occhio di falco anche sulla terra…) ma Francesca ha comunque centrato un altro traguardo straordinario. Mi è piaciuta anche la sua dichiarazione su Wimbledon (“sono pronta”), perché, a differenza delle parole di Nadal, ha detto a chiare lettere di volerci provare.

Flavia, a quando il cambio? Ultime parole per Flavia Pennetta, in crisi nera. In un momento del tennis femminile nel quale potrebbe inserirsi come una vera big, la brindisina è in fase involutiva, sta perdendo tornei e fiducia in se stessa. In Spagna non ha più nulla da imparare e se vuole tornare fra le prime dieci e recitare un ruolo da protagonista, è davvero giunto il momento di un cambio d’allenatore.

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2 Commenti a “ANALISI DI UNO SLAM”


  1. Mariarosa scrive:

    Fognini ha giocato benissimo e cosa ancora più importante che finalmente quando gioca ha trovato la sua dimensione. Quando si commenta lo si dovrebbe fare non con fare sarcastico.

  2. ennio scrive:

    Fognini 10; ma per favore. E’ arrivato agli ottavi solo perchè il suo avversario, Montanes,ha fatto di tutto per perdere.Se avesse potuto giocare, con Djokovic avvrebbe fatto qualche game.


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