ROLAND GARROS: SERENA WILLIAMS E LA ROSA DEI VENTI (SLAM)

Serena Williams può diventare la più anziana campionessa di sempre al Roland Garros. E toccare i 20 Slam, traguardo raggiunto nella storia solo da Margaret Court, 24, e Steffi Graf, 22, che detiene il primato di successi nei major nell'era Open.

Il giorno dopo il trionfo di Melbourne, dopo quei salti che le hanno fatto scrivere a Ivo Karlovic l’hashtag dell’anno, Serena Williams già fissava l’obiettivo. “Voglio arrivare a 22 Slam”. Tradotto: voglio raggiungere Steffi Graf e diventare la più vincente nei major nell’era Open.

A Parigi, sono in molti a indicarla come la favorita numero 1 per diventare la terza tennista di sempre a toccare quota 20 e continuare l’inseguimento a Margaret Court, che di Slam ne ha vinti 24, di cui 13 prima del 1968. Per Martina Navratilova, 18 titoli Slam in singolare, Serena ha tutto per celebrare “il ventello”. “È fantastica, arriverà sicuramente a 20 Slam. Ha dato una svolta alla sua carriera tre anni fa dopo la sconfitta con Virginie Razzano al Roland Garros”, la sua unica uscita al primo turno nei 58 Slam disputati. Da quel momento, ha detto Navratilova, “ha veramente dominato il tennis negli ultimi 3 anni ma quello che mi impressiona di più è il fatto che ci sia riuscita a questa età (Serena compierà 34 anni a settembre, ndr). Non rimane che vedere quanto potrà andare oltre i 20 Slam, dipende da come reggerà il suo fisico e dalle motivazioni che avrà. Anche se arriverà a 22, superare Margaret Court sarà dura. Diventa più difficile quando hai superato i 30 anni ma allo stesso tempo la nuova generazione non ha ancora raggiunto il livello di Serena, quindi ha delle buone possibilità di battere il record di Slam”.

Ha vinto solo due volte il Roland Garros, e a 11 anni di distanza l’una dall’altra. Undici, come i tornei che ha conquistato sulla terra battuta in carriera (come lei solo Maria Sharapova tra le giocatrici in attività). Diventata nel 2013 la più vecchia vincitrice del Roland Garros nell’era Open, con la possibilità di battere il record all-time dell’ungherese Zsuzsi Kormoczy che vinse a 33 anni nel 1958, Serena giocherà soprattutto contro se stessa e contro la storia. È già sicura superare le 243 settimane da numero 1 del mondo comunque vada a finire il Roland Garros, e continuare così il suo sesto periodo in vetta al ranking oltre le 119 settimane consecutive, la terza striscia più lunga di sempre dopo le 186 di Steffi Graf e le 156 di Martina Navratilova. Ma alla Porte d’Auteuil deve soprattutto dimenticare l’eliminazione al secondo turno dell’anno scorso contro Garbine Muguruza: solo in un’altra occasione, dopo le due sconfitte negli ultimi tre anni al Bois de Boulogne, non ha raggiunto il terzo turno in uno Slam, all’Australian Open del 1998, fermata da Venus.

Terzo turno che potrebbe vederla opposta a Victoria Azarenka, l’avversaria che più di tutte ha dimostrato nel 2013, prima dell’infortunio, di riuscire a neutralizzare il gioco della numero 1 del mondo. Serena, che dal 2011 ha perso solo quattro partite sulla terra battuta (da Jana Cepelova a Charleston nel 2012 e a Madrid da una Petra Kvitova “on fire”, oltre le due al Roland Garros), aprirà contro una qualificata. Ma tutti gli occhi saranno sul suo gomito, che l’ha costretta ad abbandonare il Foro Italico prima del derby al terzo turno con Christina McHale. “Non è stata una decisione facile” ha spiegato, “ho parlato col mio coach e mi ha spiegato che giocare non sarebbe stata una mossa saggia, che dovevamo prendere la decisione giusta anche per il futuro, per non rovinare le mie chance al Roland Garros e a Wimbledon”.

Il coach che le ha suggerito di non proseguire nel back to back Madrid-Roma non è altri che Patrick Mouratoglou, che ha presentato la scorsa settimana la sua autobiografia, in cui si auto-proclama “il Mourinho del tennis”, uno Special One maniaco dei particolari e della motivazione. Ha iniziato a lavorare con e su Serena proprio dopo il Roland Garros di tre anni fa. “Le ho proposto una strategia complessiva: un giocatore è la combinazione di diversi fattori, personale, fisico, mentale, tattico, tecnico” ha spiegato in un’intervista al Messaggero nel corso degli Internazionali. “Se cambi un aspetto, cambia tutto. È lo stesso nel calcio, e anche là non sono molti gli allenatori, come José Mourinho, che tengono sotto controllo tutti i parametri. Serena, quando è al top, può battere chiunque, ma quando non gioca bene corre pericoli e i ko tolgono sicurezza. Doveva rendere di più quando non giocava bene: le servivano più soluzioni e diversi stili di gioco”.

Perché il servizio migliore del mondo, a volte, non basta. Serena ha sviluppato una capacità di risposta che le permette di prendere l’iniziativa nello scambio a partire dal colpo per eccellenza più difensivo e reattivo nel tennis che l’avvicina, per capacità di lettura delle traiettorie e del gioco, al miglior interprete di questo fondamentale, Novak Djokovic. Non a caso anche lui nella “scuderia dei numeri 1” dello Special One Mouratoglou, che nel 2016 inaugurerà la nuova accademia a Sophia Antipolis in Costa Azzurra, che si candida a diventare la più grande struttura privata dedicata al tennis in Europa.

Al 17mo Slam da testa di serie numero 1, sarà più che mai artefice del suo destino. Né Maria Sharapova, sempre in finale negli ultimi tre anni, che secondo Forbes le sta davanti solo negli introiti commerciali, né Simona Halep, né la Suarez-Navarro 2.0 che ha perso solo 4 partite su 21 al terzo set in stagione, possono contrastarla quando Serena è carica e motivata. Perché Serena non ama solo vincere. Serena, come tutte le campionesse, odia perdere. E fa tutta la differenza del mondo.


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