IL MIO RG, FRA NADAL E NA LI

Avvincente, emozionante, ricca di spunti. E’ stata un’edizione del Roland Garros sicuramente incerta fino all’ultimo, con il record di presenze di spettatori più volte battuto nel corso delle due settimane di gioco e con una qualità tecnica crescente

Partiamo dal trionfo di Nadal, che non può certo essere definito una sorpresa, ma che sicuramente si è rivelato più tribolato che negli anni passati. Il maiorchino ha alzato di partita in partita il livello del suo tennis, domando le velleità di rivincita di un Federer rinato. Proprio Roger si è aggiudicato la sfida che resterà nella storia di questo sport, almeno per questa stagione. In tanti infatti hanno definito il suo successo su Djokovic in semifinale come uno dei più belli della sua pur lunga e titolata carriera. Mi trovo d’accordo su questa definizione per l’intensità che lo svizzero ha dimostrato, la tenuta atletica invidiabile e una voglia di vincere che pareva quella di un ragazzino.

Si è così interrotta la striscia vincente di Nole che a mio avviso non ha comunque nulla da rimproverarsi. Prima o poi la battuta d’arresto doveva arrivare ed è stato meglio che sia stato contro Federer, per non avere in seguito troppe recriminazioni e implicazioni psicologiche. Buoni progressi sono stati compiuti anche da Murray sulla terra rossa, è più mobile ed ha imparato pure a “scivolare”. Resta però un gradino sotto i primissimi. Non posso inoltre tralasciare la cavalcata di Fognini, il quale ha raggiunto i quarti in maniera epica e avrebbe meritato quantomeno di giocare il suo match con Djokovic. Per lui in ogni caso questo deve trattarsi soltanto di un punto di partenza. Il traguardo tagliato va consolidato riuscendo a vincere minimo un paio di partite anche a Wimbledon.

Il torneo femminile invece ci ha regalato per il secondo anno consecutivo la vittoria di un cosiddetto “underdog”. In sostanza di una giocatrice non compresa tra le prime favorite alla vigilia. Na Li vista all’opera dal vivo sembra davvero una macchina perfetta. Agile, potente, profonda nei colpi di rimbalzo e letale sottorete. Dopo la finale in Australia per lei era diventata solo una questione di tempo. E’ curioso il fatto che abbia vinto uno Slam sulla superficie a lei meno congeniale. Questo, a mio parere, dipende dal fatto che tra le donne manca una vera regina o comunque un lotto di pretendenti al titolo davvero superiore alle altre. In questa sorta di “anarchia” è stata bravissima ad inserirsi ancora Francesca Schiavone. La Leonessa deve essere senza dubbio soddisfatta della finale ottenuta.

In pochi avrebbe scommesso nuovamente su di lei. Invece la tennista milanese ha dato prova ancora una volta di grande sapienza tattica e di innate doti agonistiche. Tutte le altre invece, in un modo o nell’altro, mi hanno delusa. Ghiottissima l’occasione sprecata dalla Sharapova di chiudere il Career Grand Slam. La semifinale non può certamente appagarla. L’Azarenka è quella che gioca meglio sul rosso ma manca sempre nel momento di compiere il salto di qualità decisivo. Flop assoluto infine per la Wozniacki che, ancora una volta, non riesce a legittimare la sua prima posizione mondiale nel ranking in un appuntamento che conta davvero.

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