Melbourne (Australia) - Capita nello sport che i rapporti tra allenatori e giocatori siano burrascosi ed anche in questo contesto il tennis non fa eccezione. Negli ultimi tempi poi sembra che il borsino dei coach soffra di alti e bassi, con cambi repentini e nuove sfide per i protagonisti delle vicende in campo.
In quest’ottica fa eccezione Samantha Stosur, seguita oramai dalla metà del 2007 dallo stesso allenatore: l’australiana infatti,nonostante una carriera non sempre al top, non ha mai abbandonato il proprio mentore ed oggi l’Herald Sun ha intervistato David Taylor proprio per comprendere i segreti dietro a questo rapporto, comunque di successo.
“Abbiamo vissuto insieme tante sfide – ha commentato Taylor- ma posso tranquillamente affermare che i successi raggiunti insieme di recente ci hanno fatto dimenticare i momenti più difficili. Probabilmente parte del segreto è anche nel carattere di Sam, con un’altra persona non so se sarei riuscito a raggiungere gli stessi risultati. Magari sarebbe stato lo stesso giocatore a voler interrompere il rapporto in maniera precoce, preso da aspettative e da una pressione crescente, visto che – nel caso specifico – con Sam nella prima parte dell’anno non siamo riusciti a raggiungere gli obiettivi che ci eravamo proposti”.
“Inoltre – ha aggiunto l’allenatore – non bisogna dimenticare che molti giocatori in questi casi vanno a cercare le risposte ai loro perché in altri contesti. Sam fortunatamente non l’ha mai fatto e devo dire che questo è un lato del suo carattere davvero molto positivo e io mi sento fortunato di poter lavorare con lei”.
Sul rapporto tra coach e giocatori ha ammesso: “Non molti tennisti possono vantare un rapporto di lungo corso con il proprio allenatore, ma questo dipende perlopiù dal tipo di carattere dello sportivo in questione”.
La storia tra Samantha Stosur e David Taylor, come già detto, ha avuto inizio quattro anni fa con i primi contatti tra i due. La giocatrice australiana nel 2007 era stata vittima di un’infezione che l’aveva tenuta lontano dal Tour e durante il recupero aveva cercato un nuovo mentore che la spronasse a trovare la giusta motivazione per tornare in campo. Fu così che recuperata la forma fisica nel 2008 iniziò a lavorare con Taylor, ma il cammino non è stato semplice e i veri frutti si sono visti comunque solo negli ultimi due anni.
In teoria l’exploit del Roland Garros nel 2010 doveva essere la prima vera pietra del ritorno, ma gli insuccessi registrati all’inizio del 2011 hanno reso ancora più difficile il recupero definitivo della giocatrice. Proprio i momenti difficili vissuti insieme, e le lunghe chiacchierate annesse, hanno permesso poi a Sam di riprendere in mano la situazione e di vincere poi lo scorso settembre il suo primo titolo Slam agli Us Open.
“La cosa che ci accomuna – ha spiegato l’allenatore - è il fatto che il nostro unico e comune obiettivo è il tennis, lasciando fuori tutte le altre cose che possono girare intorno. Lo sport infatti può avere effetti collaterali, legati alla celebrità, che possono distogliere dal lavoro quotidiano: né io, né Sam siamo interessati a cose del genere e a me sinceramente non piacerebbe allenare qualcuno con caratteristiche diverse dalle sue”.
Sul loro rapporto la Stosur ha dichiarato: “Cerchiamo di rispettarci il più possibile, sedendoci spesso l’uno di fronte l’altro e ascoltando dubbi e punti di vista. A volte è difficile capire fino a dove può arrivare il rapporto tra un allenatore e il suo giocatore, ma per quanto mi riguarda posso dire che fino ad oggi il nostro ha dato ottimi risultati”.
E Taylor le ha fatto eco affermando: “Il rapporto di fiducia che c’è tra noi è fondamentale, Sam ha messo la sua carriera tra le mie mani ed è qualcosa che ha un valore inestimabile. Io da parte mia ci metto tutto l’impegno possibile, perché questa responsabilità che mi ha voluto concedere e un privilegio di cui essere fiero”.







