SARA, ORGOGLIO ITALIANO

L’exploit della romagnola è l’unica nota lieta della sciagurata spedizione azzurra a Melbourne. Gael Monfils e Vera Zvonareva delusioni del giorno. Richard Gasquet e Ana Ivanovic: a volte ritornano

Melbourne – La copertina della sesta giornata degli Australian Open non può non andare a Sara Errani, unica azzurra (maschi compresi) ancora in gara nonché unico motivo di orgoglio della nostra sciagurata spedizione a Melbourne. Da segnalare anche la cattiva giornata della Francia in campo maschile e della Russia in quello femminile, con gli scalpi eccellenti di Gael Monfils e Vera Zvonareva.

Protagonista a sorpresa. Brava, brava, brava. Così recitava un celeberrimo brano di Mina nell’ormai remoto 1966. Così, quarantasei anni dopo, elogiamo la caparbietà di Sara Errani, che ha finalmente eliminato il numerino zero accanto alla voce “ottavo di finale in uno Slam”. Brava lo ripetiamo tre volte, tante quante sono le vittorie sin qui ottenute dalla romagnola sotto il sole cocente di Melbourne. Alzi la mano chi, alla viglia del torneo, avrebbe pronosticato la Errani come la nostra ultima portacolori: se ce n’è qualcuno, merita tanti complimenti. Perché alla luce dell’incoraggiante avvio di stagione di Francesca Schiavone (semifinalista a Brisbane) e Flavia Pennetta (finalista ad Auckland), in molti avevano preconizzato un lungo cammino ad entrambe che, nella migliore delle ipotesi, sarebbe culminato in un eventuale ottavo di finale made in Italy dalla quale sarebbe uscita la migliore azzurra del torneo. E invece, sappiamo tutti come è andata. Le nostre alfieri hanno mestamente ammainato le vele e Sara, zitta zitta, ha gradualmente catalizzato su di sé le luci della ribalta. Sì, proprio lei, la piccolina del gruppo di Fed Cup per età e centimetri (24 anni, 164 cm), fin qui relegata al ruolo di comprimaria per via delle imprese di Francesca e Flavia, si sta prendendo in Australia la sua piccola rivincita (intesa in termini di fama e non come forma di rivalsa nei confronti delle sue compagne). D’altronde, per una mera questione anagrafica, il futuro del tennis rosa non può che essere lei, che a 17 anni decise di lasciare la Romagna per trasferirsi all’Accademia Val di Valencia, quella dove si è formato David Ferrer, giocatore al quale si ispira per caratteristiche di gioco e non solo. La prossima fermata si chiama Jie Zheng, cinesina perfettamente a suo agio a Melbourne (fu semifinalista nel 2010): non sarà facile, ma negli ottavi di uno Slam poteva capitarle molto peggio. In ogni caso la Errani va comunque lodata perché, al pari di Flavio Cipolla, rappresenta il migliore esempio per chi, pur avendo evidenti limiti fisici e tecnici, riesce a tirar fuori il meglio dalle proprie potenzialità.

Francia dimezzata. Giornata nefasta per i cugini d’Oltralpe. La Grande Armée, che si presentava al terzo turno come la nazione con il maggior numero di giocatori (6) nel tabellone maschile, perde in un giorno quasi tutti i pezzi. Se a Nicolas Mahut e Michael Llodra non era lecito chiedere di più, (benché abbiano racimolato appena 8 games in due contro Novak Djokovic ed Andy Murray), la sconfitta di Gael Monfils contro il kazako Mikhail Kukushkin (primo kazako negli ottavi in uno Slam) è stata una mazzata inattesa inferta all’orgoglio francese. Saluta l’Australia anche Julien Benneteau, eliminato dal rampante Kei Nishikori, altro interessante esponente della nuova generazione (classe ‘89) che centra gli ottavi di finale in un Major per la seconda volta in carriera (raggiunse il quarto turno anche agli Us Open 2008). E allora la Francia si aggrappa ai suoi maggiori talenti: da un lato Jo-Wilfried Tsonga che, Nishikori permettendo, avanza minaccioso verso la sfida nei quarti con Murray; dall’altro Richard Gasquet, che con gioco e stimoli ritrovati fa lo sgambetto a Tipsarevic e ora affronta spavaldo l’arcigno Ferrer. A fine giornata, arriva la vittoria dell’immarcescibile Lleyton Hewitt sull’emergente Milos Raonic, stroncato alla distanza dalla vecchia volpe australiana che si guadagna così la chance di sfidare Novak Djokovic sulla Rod Laver Arena.

Flop Zvonareva. La sconfitta di Marion Bartoli contro la sopracitata Jie Zheng completa la giornataccia della Francia, ora a secco di giocatrici nel torneo femminile. L’eliminazione di Vera Zvonareva (7) è la sorpresa del giorno: la moscovita ha perso il derby contro la meno quotata Ekatarina Makarova, mancina classe ‘88 che conferma gli ottavi dello scorso anno. La Zvonareva, che aveva perso al primo turno a Sydney, continua a non ingranare nel 2012. Con l’uscita di scena di Svetlana Kuznetsova (piegata in rimonta da Sabine Lisicki) e il ritiro di Maria Kirilenko (asfaltata da Petra Kvitova nel primo set), le speranze russe ripongono tutte sulla solita Maria Sharapova, che ha definitivamente smaltito i problemi alla spalla. Restando in tema di reginette di bellezza, conforta la ritrovata vena di Ana Ivanovic che ha sin qui ceduto le briciole alle sue avversarie (15 games in 3 partite). Con tutto il rispetto per Dominguez-Lino, Krajicek e King, però, la prova del nove arriva adesso: sarà Petra Kvitova a testare le reali prospettive della serba in un ottavo di finale che promette scintille.

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