SERENA WILLIAMS (FORSE) INCINTA E DI NUOVO NUMERO 1

Serena Williams posta una foto su Snapchat e annuncia di essere incinta di 20 settimane: lo era anche all'epoca del trionfo all'Australian Open? Poi cancella il post e il web si scatena. Continua l'inseguimento a Margaret Court, prima mamma a vincere Wimbledon.

TENNIS -Il trentesimo compleanno di Maria Sharapova passa in secondo piano. Il web ha occhi solo per Serena Williams che annuncia, con una foto su Snapchat poi eliminata, di essere incinta di venti settimane. Se così fosse, vorrebbe dire che lo era già quando a Melbourne, senza perdere un set, è diventata la più anziana campionessa Slam di sempre e ha avvicinato il record di Margaret Court. Da allora, tuttavia, non ha più giocato. In Australia, aveva dribblato le domande sul suo possibile ritiro, su quanto stesse già pensando al dopo, a cosa fare una volta appesa la racchetta al chiodo. Ma la questione resta e la foto, che aveva scatenato immediati messaggi di congratulazioni anche da parte della WTA poi cancellati, rimane. Serena, intanto, il 24 aprile tornerà numero 1 del mondo, quando scadranno i punti del torneo di Stoccarda, per la 317ma settimana, dietro solo a Steffi Graf (377) e Martina Navratilova (332).

Di fatto, però, non gioca dal primo Slam dell’anno, dal trionfo arrivato quasi come regalo dopo aver svelato, a dicembre, l’intenzione di sposare Alexis Ohanian, 33enne newyorkese di Brooklyn, milionario co-fondatore del social network Reddit, che ha creato con il suo allora compagno di stanza alla University of Virginia, Steve Huffman. Difficile che Serena Williams, l’atleta donna più pagata al mondo, abbia scelto il passo del matrimonio per interesse. Chissà, soprattutto, cosa l’abbia spinta a postare e poi a cancellare la foto e il relativo annuncio della, ancora presunta, maternità. Di sicuro, sul piano della comunicazione, è bastato uno scatto perché Serena tornasse al centro dell’attenzione e si rivelasse, se mai ce ne fosse ancora bisogno, quanto il tennis femminile abbia comunque bisogno di lei.

Quanto c’è bisogno di un’icona che ha vinto uno Slam prima di compiere vent’anni, dodici fra i 20 e i 30 e 10 da ultra-trentenne. Una leggenda che torna a far parlare di maternità a una settimana dall’annuncio del ritorno in campo di Vika Azarenka, dopo la pausa di 14 mesi per la nascita del suo primo figlio, Leo.

Serena, qualora la maternità fosse confermata, potrebbe eguagliare Margaret Court non solo nel numero di major in bacheca. Proprio la tennista più vincente della storia negli Slam è diventata l prima mamma mamma numero 1 del mondo: dopo aver dato alla luce il primo figlio, Daniel, ha conquistato Australian Open, Roland Garros e Us Open nel 1973. Dai tempi di Evonne Goolagong, prima mamma a vincere Wimbledon nell’era Open, solo due giocatrici sono tornate in top 20 dopo aver partorito: la peruviana Laura Gildemeister nel 1989 e Sybille Bammer che lascia il tennis quando diventa madre (nel 2001), ma spinta dal compagno Christophe Gsthwendtner torna e ottiene i suoi migliori risultati in carriera nel 2007. Solo un’altra campionessa ha vinto uno Slam dopo essere diventata mamma, Kim Clijsters che condivide con Lindsay Davenport, capace di conquistare il primo torneo disputato dopo la maternità, il giorno di nascita (oggi, 8 giugno) e un ruolo di icona per un’intera generazione di mamme sportive.

L’immagine del trionfo di Flushing Meadows celebrato con la piccola Jada Elly, portata in campo perché fosse partecipe della gioia della mamma, può bastare da sola a spiegare perché nel 2011 TIME l’abbia inserita fra le “30 leggende del tennis femminile”. La capacità di Kim Clijsters di eccellere in campo in qualità di “madre lavoratrice” ha detto l’allora CEO della WTA, Stacey Allaster, al momento del definitivo addio al tennis della belga, “la renderà una delle vere icone di questo sport”. Ma il suo ruolo di ispiratrice non si ferma al suo essere madre o alla sua eredità di “bella persona” che ha lasciato.

La famiglia è sempre stata al centro della storia e dell’immagine pubblica di Serena. Papà Richard ha avuto cinque figli da precedenti relazioni prima di Venus e Serena, ma quando uno di loro si è presentato sul campo, Serena nemmeno sapeva chi fosse. “Mia moglie Oracene non voleva saperne, ma io scambiai le pillole antifecondative con altre” ha sempre raccontato lui. Oracene ha poi chiesto il divorzio ma, dice Serena, nessuno può esistere senza l’altro. “E’ grazie a me se Serena crede in se stessa” ha detto la mamma nel documentario biografico realizzato nel 2013 da Maiken Baird, veterano della ABC. Le ho fatto capire che non c’era palla che non potesse raggiungere”.

Richard teneva volutamente le figlie, già sponsorizzate quando avevano dieci anni, lontane dai tornei junior. Giocavano una contro l’altra nel ghetto nero di Compton, a Los Angeles, dove fischiavano le pallottole nelle sparatorie fra le gang. Una di quelle uccise la sorella Yetunde Price, che a mezzanotte del 14 settembre 2003 stava viaggiando con il suo fidanzato, Rolland Wormley, quando Robert Edward Maxfield, 25 anni, membro della gang dei Southside Crips, sparò 12 colpi con il suo AK-47 verso la GMC Yukon Denali bianca di Yetunde, colpita mortalmente alla testa.

“Quando ho iniziato, volevo solo vincere uno Slam” raccontava. Ora che ha battuto il primato di Steffi Graf, però, il momento di dire basta sembra insieme più vicino e più lontano. L’anno scorso ha dato a lungo l’impressione di accettare l’idea della sconfitta con meno astio, con più leggerezza. Oggi la numero 1 del mondo comunica che odia perdere meno di prima, e il messaggio alle avversarie arriva eccome.

A 34 anni, però, sarebbe sorprendente il contrario. È un passaggio di tempo che tutte le grandissime hanno affrontato anche prima dei 34 anni, l’età che aveva Martina Navratilova quando, dopo aver perso due finali Slam, ha conquistato il 18mo major e il nono Wimbledon. Chris Evert ha conquistato l’ultimo Slam a Parigi, a 31 anni. E Steffi Graf ha lasciato il tennis dopo la sua ultima finale a Wimbledon, a 29. “Ho ottenuto tutto quello che desideravo” diceva. “Sento di non avere più niente da chiedere o da raggiungere. Ormai non mi diverto più. Dopo Wimbledon, per la prima volta nella mia carriera, non avevo voglia di andare a un torneo. Non avevo più alcuna motivazione”.

Serena, invece, qualcosa da chiedere ce l’aveva e ce l’ha. Ha superato, non senza difficoltà, la delusione per il mancato Grande Slam a New York, raccontava l’anno scorso Patrick Mouratoglou alla Gazzetta dello Sport. “Serena non è abituata alle sconfitte, perde 2-3 volte in un anno, le altre perdono ogni settimana, per questo è stato più difficile accettarlo. E poi era veramente arrivata a un passo da un’impresa leggendaria. Solo una donna con la forza interiore di Serena poteva uscirne”.

La numero 1 destinata a essere ricordata come la più grande di sempre, che ha reso il tennis popolare e l’ha spinto insieme a Venus a livelli tecnici prima sconosciuti, è ancora capace di vincere 125 partite sulle 138 giocate da Wimbledon 2014. E all’orizzonte non ci sono ancora le giovani leve che possano spezzare il suo dominio con costanza. Sarà una questione di famiglia a spingerla verso nuove direzioni e nuovi traguardi?


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