FINALMENTE LA TATTICA

Dopo tanti colpi sparati a caso, la finale del Masters è stata l’apoteosi della tattica tennistica. Anche se non è stata la sfida più appassionante fra Federer e Nadal, il big match di Londra è da consegnare subito alle scuole tennis

Montecarlo (Principato di Monaco) – Cosa ci hanno consegnato le Atp Tour Finals di Londra, ultimo atto della stagione 2010? Nulla di nuovo. Anzi, se qualcosa ci è stato chiarito per l’ennesima volta, è che il tennis contemporaneo è una medaglia, con i bei faccioni di Federer e Nadal impressi sopra. Dietro di loro, solo sporadicamente, possono inserirsi sì degli outsider, ma solo quando i “metalli” pregiati si opacizzano volontariamente. Soldi bucati, verrebbe da dire. Non metto in dubbio le capacità dei vari Murray e Djokovic, volenterosi talenti che, prima o poi, si toglieranno importanti soddisfazioni. Ma non arriveranno mai – e ripeto, mai – all’immensità raggiunta dai più grandi interpreti del tennis contemporaneo.

Non chiamiamola élite. Il Masters di Londra è stato appuntamento di prestigio, con gli otto migliori protagonisti del 2010. Ma questi otto non vanno presi come un corpo unico, come l’élite del tennis. Vanno divisi in compartimenti stagni, catalogati come ad un’asta d’opere d’arte. Nella quale i pezzi pregiati si vendono alla fine. Nutro grande rispetto per David Ferrer, un vero combattente. Mi suscita curiosità il talento intermittente di Berdych. Ho profondo rispetto per la carriera di Roddick. Non nego la virulenta esplosività di Soderling. E, come già accennato, non ho nessun preconcetto verso i due “vassalli” del circuito, Murray e Djokovic. Ma nessuno di questi giocatori può ancora permettersi di stare a testa alta al cospetto dei due Imperatori.

Finalmente la tattica. Alla loro 22esima sfida in carriera, Roger Federer e Rafael Nadal hanno espresso un tennis d’altissimo contenuto tattico. Fra loro ci sono stati in passato match molto più appassionati (vedi la finale di Roma del 2006, o quelle a Wimbledon nel 2007 e nel 2008), ma all’O2 Arena questi due mostri sacri mi hanno fatto divertire come non mi succedeva da tanto tempo. La ragione sta nella rilevante importanza assunta dalle tattiche adoperate dai due durante il match. Durante questa mia esperienza come commentatore per tennis.it mi sono lamentato più volte per la mancanza di un’idea dietro al gioco contemporaneo. In giro ci sono tanti ottimi tiratori, ma pochissimi sono i tennisti che seguono una tattica e cercano di portarla a termine. Nella finalissima britannica invece, è stata tattica allo stato puro.

Federer l’avrà capita? Veniva da tante batoste, Roger Federer. Rafael Nadal stava diventando un incubo per lo svizzero, ingabbiato nella ragnatela di palleggio cui lo spagnolo lo costringeva, su qualsiasi superficie. Il problema per Roger è chiaro a tutti. Se si impelaga nello scambio prolungato, e soprattutto nella diagonale dritto-Nadal contro rovescio-Federer, di speranze per il trionfatore di Londra ce ne sono poche. Invece di attaccare il campo, accorciare il palleggio e prendere l’iniziativa, da tre anni buoni ormai Roger si era dato quest’assurda convinzione di poter battere il suo acerrimo nemico sul suo campo, snaturando così il suo tennis. Niente di più sbagliato, e i risultati degli ultimi tempi erano lì a dargli, una volta dopo l’altra, torto. Domenica invece lo svizzero è partito a razzo, contando sulla variante slice nel servizio da destra, e mettendo i piedi dentro le linee con il dritto, se non addirittura con avvincenti serve&volley. In più Federer ha avuto dalla sua un rovescio che, a differenza di altre occasioni, non ha patito minimamente la palla arrotata dello spagnolo.

Il quale, a dire il vero, è apparso provato dalle 3′ e 11′ di gioco cui Murray lo aveva costretto in semifinale. Per una volta Nadal è sceso in campo piuttosto stanco. Lo si vedeva, soprattutto nel primo set nel quale ha scelto di non rincorrere palle impossibili (per gli altri) e salvaguardare così la sua forma fisica. Rafa però oltre ad essere un talento immenso e lottatore instancabile, è anche un computer tennistico. Sa leggere la partita come nessuno, come nemmeno Roger sa fare. E non molla mai. Approfittando di un lieve calo dello svizzero nel secondo set, pur provato dalla stanchezza l’iberico si è rimesso in carreggiata, confermando la sua atavica allergia alla resa. Nel terzo parziale infine, Federer è tornato a spingere, strappando applausi all’appassionato pubblico londinese. Il tutto esprimendo una tattica di gioco ineccepibile: mettere in difficoltà Rafa già col servizio; accorciare lo scambio; rischiare la risposta sulla seconda cercando l’approccio a rete; variare la velocità giocando il back sulla sua destra.

Annacone, guru o semplice sparring partner? Rispondo subito alla domanda tendenziosa. Nessuno dei due. Il diverso approccio di Federer alla gara ha fatto pensare al tocco magico dell’ex coach di Sampras, unico custode del segreto della vittoria su Nadal. E che avrebbe confidato questa verità allo svizzero, inconsapevole fino a qualche mese fa dei punti deboli del rivale. Niente di tutto questo. Ma Annacone un merito se lo può giustamente prendere. Ha infuso consapevolezza al suo nuovo pupillo, lo ha fatto credere in se stesso, lo ha fatto osare. I tennisti, specie quelli molto forti come Federer, hanno infatti un brutto difetto. Non sanno vedersi. Se non c’è qualcuno che ti dice cosa devi cambiare in campo, non migliori. Faccio chiarezza. Allo svizzero non serve un coach che gli insegni come impostare il rovescio. Penso anzi che se qualcuno si azzardasse, sarebbe messo alla porta alla velocità della luce. A Roger serviva un saggio consigliere, che gli dicesse cosa doveva fare per battere l’avversario. E infondergli la fiducia che l’impresa era ancora possibile. Sono convinto che fra i due il rapporto potrà essere ancora proficuo, anche se la poca esperienza che Annacone – prima di essere un ottimo coach era anche un ottimo tennista – ha sulla terra rossa mi fa temere sulle reali capacità di Paul di impostare il suo protetto nella stagione primaverile. E sappiamo quanto Roger ci tenga molto a fare bene al Roland Garros…

Dietro R&R, poche speranze e poche certezze. Cosa ci aspetta il futuro è chiaro. Un’altra stagione all’insegna del dualismo fra Federer e Nadal, con il secondo pronto a prendersi la rivincita, dato che ha ammesso di aver programmato l’inizio della preparazione al 2011 già fra una settimana. Dietro di loro, come già ricordato, degli ottimi tennisti, che potranno inserirsi nelle pause fisiologiche prese dai due, senza però avere nessuna pretesa seria di scalzarli dalle prime due posizioni del ranking. Mi trovo d’accordo con le dichiarazioni rilasciate da Federer pochi giorni fa: nel tennis contemporaneo, diventato ancora più fisico, per un giovane è difficile farsi strada. Niente di più vero, e scorgendo la classifica non si vedono nelle prime 100 posizioni dei ragazzini terribili capaci di imprese alla Nadal e alla Federer. Ma questo è un argomento su cui prometto di ritornare più dettagliatamente nei prossimi giorni.

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4 Commenti a “FINALMENTE LA TATTICA”


  1. Remo Borgatti scrive:

    Nelle prime 100 posizioni no, ma al numero 106 sì: Grigor Dimitrov. E’ lui l’erede tecnico di Federer, se riesce a maturare nella giusta maniera. Speriamo, per il bene del bel tennis.

  2. Matteo Cirelli scrive:

    Ciao Mauro
    Berankis ha molto talento, e gli exploit a Wimbledon e Us Open (secondi turni dopo aver passato le quali) fanno ben sperare. Ma credo che Diego non abbia torto quando dice che all’orizzonte non ci sono degni eredi di Federer e Nadal. Roger a 20 anni aveva già vinto un torneo (Milano)e fatto i quarti a Roland Garros e Wimbledon (e un ottavo a Flushing Meadows). Rafael, che di anni ne ha 24, nel 2006 il French Open lo aveva già portato a casa due volte.
    Imprese simili nella storia del tennis le hanno fatte in pochi…

  3. Mauro scrive:

    “non si vedono nelle prime 100 posizioni dei ragazzini terribili capaci di imprese alla Nadal e alla Federer”,
    e RICHARD BERANKIS dove lo mettiamo?? classe 1990 fresco numero 85 atp, dopo aver guadagnato in un colpo solo 35 posizioni!

  4. simone scrive:

    sottoscrivo in pieno ogni argomento dell’articolo


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