Fino a qualche anno fa, era prassi di molti trotterellare verso l’agenzia di betting locale, foglio stampato con le quote in mano, per qualche scommessa serale o domenicale. Dalle agenzie ippiche si è rapidamente passati, seguendo modelli stranieri – gli anglosassoni sono maestri – ad agenzie omnicomprensive, dove praticamente si può “puntare” su tutti gli sport. Oggi si può scommettere praticamente ovunque, con l’estensione ai ben diffusi bar tabacchi autorizzati. E soprattutto, si può scommettere comodamente da casa o dall’ufficio, via internet. E le applicazioni per scommettere stanno proliferando su tutti gli smartphone, realizzando così l’apoteosi delle scommesse live: dovunque e in qualunque momento. Tradotto: oggi la scelta di luoghi per scommettere e di eventi su cui puntare è molto, molto ampia. Si può giocare sulla stragrande maggioranza degli eventi tempo reale, con puntate al volo, dell’ultimo secondo, o studiate passo passo seguendo l’andamento della partita. Una comodità, per molti addirittura un sogno se comparato con il passato.
I siti internet su cui puntare sono aumentati esponenzialmente in pochi anni. Possiamo fare una macro-distinzione: siti abilitati dall’AAMS e siti non abilitati. L’AAMS, acronimo di Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato si occupa di “assicurare un ambiente di gioco legale e responsabile in un contesto tecnologicamente monitorato e in grado di certificare l’operato dei concessionari”. Che piaccia o no, viene posto un limite governativo: alcuni siti sono abilitati, altri semplicemente no. Da qui la macrodivisione degli scommettitori italiani: chi gioca su siti abilitati e chi, per le più svariate ragioni, si rivolge ad altri siti di scommesse online con sede legale all’estero e raggiungibili attraverso mirror che variano a cadenza regolare. E poi c’è il caso Betfair, dove non ci sono allibratori, ma ci sono solo utenti disposti a scommettere e a “bancare” le scommesse altrui. Il sito web è solo un intermediario tra utenti, le quote variano si a seconda di chi scommette, ma anche a seconda di chi è disposto a bancare, e quanto.
Tennis e scommesse Online: i casi sospetti. Ed è proprio da Betfair che, talvolta, vengono fuori i casi più particolari e che fanno drizzare le orecchie a chi va in cerca di combine vere o presunte. Una delle prime pietre dello scandalo fu il caso Davydenko, ritiratosi sotto per 2-1 nel terzo parziale contro Vassallo-Arguello: in quel caso fu un flusso anomalo di scommesse ad attirare l’attenzione degli organi competenti ma il tutto si risolse in una bolla di sapone, con tante scuse al russo. Poi c’è stato il “caso azzurri” che ha visto Di Mauro, Starace, Bracciali, Galimberti ed il compianto Luzzi sotto i riflettori per cifre irrisorie scommesse su partite che non li coinvolgevano, e che si sono visti chiedere un risarcimento da quasi mezzo milione di euro dall’ATP per le spese legali sostenute a seguito del ricorso (respinto). Nello specifico, nel 2007 Starace e Bracciali erano stati squalificati per sei settimane (e 30.000 dollari di multa) e tre mesi (più 20.000 dollari) rispettivamente. Potito aveva scommesso un totale di 90 euro in cinque puntate tra il 2005 e il 2006; Bracciali è stato invece condannato per una cinquantina di puntate da 5 euro fra il 2004 e il 2005. Per la cronaca, nessuno dei due ha mai scommesso su un proprio match e i conti, aperti a proprio nome e con carte di credito a loro intestate, sono stati chiusi in rosso. Cifre irrisorie, così come quelle giocate da Di Mauro, Luzzi e Galimberti. Che però non hanno impedito squalifiche e sanzioni, lasciando però una pesante sensazione di ingiustizia e di disparità di trattamento con altri casi analoghi.
E poi c’è stato il caso Volandri che, a San Pietroburgo contro Gabashvili, è stato coinvolto in un giro di puntate anomalo su Betfair – quasi 3 milioni di euro sul suo match – che ha dato il via all’inchiesta ed agli interrogatori di rito in situazioni come queste. Gabashvili dato vincente a 1,23 che va sotto di un set, poi di un break nel secondo, e poi chiede l’intervento del medico. Ma le quote Betfair non cambiano, tutti puntano ancora su Gabashvili, e scatta il campanello d’allarme. Poi c’è chi nella rete delle scommesse è caduto lasciandoci la carriera: è il caso di Daniel Koellerer, tennista austriaco classe 1985 che, già multato in precedenza per un legame illecito con un sito di scommesse e spesso colto in comportamenti sopra le righe in campo e verso i colleghi, è stato accusato di aver tentato di alterare tre incontri tra ottobre 2009 e luglio 2010 e per questo radiato a vita da ogni competizione. Il ricorso dell’intemperante Koellerer è in questi giorni al vaglio della Corte Internazionale di Arbitrato Sportivo ma i campi, fino a nuova sentenza, gli sono comunque preclusi. Squalificato a tempo indeterminato come lui anche David Savic, assai meno noto tennista serbo frequentatore di Futures e Challenger, accusato di aver violato il programma anticorruzione del tennis, tentando di “comprare” una prestazione accomodante di un collega.
Le liste della Tennis Integrity Unit.
A tutti questi casi, si somma il recente elenco pubblicato dalla Tennis Integrity Unit, il comitato che fa capo ad ATP, WTA e Federazione Internazionale e che vigila sui match che richiamano giocate fuori dalla norma. Due sono le liste emerse dal sito web del giornale svedese Svenska Dagbladet, la prima composta da venti giocatori che sono effettivamente finiti sotto indagine, la seconda con ventuno giocatori “sorvegliati” della TIU. Liste che riportiamo qui sotto e che, come si può vedere, non risparmiano certo il tennis azzurro: Andreas Seppi, Fabio Fognini, Potito Starace, Filippo Volandri, Francesca Schiavone, Sara Errani sarebbero nella prima lista, insieme a Philipp Kohlschreiber, Janko Tipsarevic, Michael Llodra, Nikolay Davydenko, Teymuraz Gabashvili, Victor Crivoi, Christophe Rochus, Oscar Hernandez, Yevgeny Korolev, Wayne Odesnik, Victoria Azarenka, Agnieszka Radwanska, Maria Kirilenko, Kateryna Bondarenko.
Flavia Pennetta, Roberta Vinci, Romina Oprandi, Flavio Cipolla e Simone Bolelli rientrerebbero invece nel secondo elenco degli ”osservati speciali”, così come Marin Cilic, Ivo Karlovic, Brian Dabul, Eduardo Scwhank, Jeremy Chardy, Lukasz Kubot, Carlos Berlocq, Igor Kunitsyn, Andrei Golubev, Alex Bogomolov Jr. , Somdev Devvarman, Steve Darcis, Viktor Troicki, Virginie Razzano, Dominika Cibulkova ed Eleni Daniilidou.
La TUI ha ovviamente smentito con forza esistenza e contenuto delle liste, poco dopo la loro pubblicazione. I sospetti che le combine nel tennis esistano davvero, però, rimangono.
I conti del tennis: quando cinquemila dollari fanno la differenza. Qualcuno ricorda l’episodio, emerso qualche tempo addietro, delle famose “quattro racchette”?: giri di sms e messaggi in codice nel gergo della malavita che si arricchisce alle spalle del tennis. “Servono tre o quattro racchette? Magari cinque?” Quelle racchette diventano migliaia di dollari: uno o due tennisti accomodanti per torneo assicurano guadagni al tennis-scommesse, salvando al tempo stesso la stagione, che non è fatta di milioni di dollari, come aveva già ricordato Chiudinelli, facendo i conti in tasca a se stesso a fine 2009 – la sua miglior stagione – in un’intervista al giornale elvetico “Le Temps”: “(…) a chi è ai margini della Top100, a fine anno tra spese e tasse, non resta poi così tanto. E sotto i Top250, si rischia di andare in rosso.”
Addentrandoci nell’argomento ci siamo avvalsi della testimonianza di A.V, quotista per un sito web internazionale di scommesse sportive. E subito si entra nell’argomento, caldo, delle partite accomodate. “Tolti i Top20 – dice A.V. – per tutti gli altri i premi dei vari turni, anche dei primi, sono voci di bilancio rilevanti. Le quattro racchette? No, un passaparola: un tennista che gioca sapendo di non essere al 100%, è una voce che non sfugge. Un amico, un preparatore…insomma nell’ambiente si viene a sapere, e le scommesse si comportano di conseguenza”.
Ecco spiegate le quote sospette, le partite tolte dal betting, e i comportamenti anomali su Betfair – spesso polso diretto di queste situazioni: “ Ci sono tantissimi casi del genere, sono naturali.” Uno fresco nella memoria e su cui l’ATP aveva aperto un’inchiesta coinvolgeva due azzurri, Fognini e Vagnozzi, nel primo turno dell’ATP500 di Barcellona 2011: Fognini avanti 62 21, qualcuno scommette 60.000 € sulla NON vittoria di Fabio, mentre Vagnozzi veleggia su una surreale quota vittoria 1,60. Contro ogni senso comune, la stragrande maggioranza punta su Vagnozzi. E come previsto, Fabio si ritira.
“Vagnozzi vincente, con Fognini avanti di un set, sarebbe stata una sorpresa? Per i male informati, forse. Fabio il giorno dopo è andato dal medico, su appuntamento. Si sapeva già, lo sapevano in tanti, gli amici a San Remo…”
Le voci su una possibile ricaduta si sono rivelate, insomma, molto concrete. Praticamente tutti i top players azzurri sono comparsi nelle due liste della TIU. Viene da chiedersi se ci sia un accanimento sul tennis azzurro, alla luce anche dei casi pregressi…o c’è davvero qualcosa che ci sfugge?
“Prendiamo anche Starace? Potito che perde per ritiro e un’ora dopo che fa? Gioca in doppio e vince” Il riferimento è a Bucarest 2011 (ATP250), quando Potito avverte un malessere e lascia via libera a Pere Riba che conduceva 61 32. Poco dopo, scende in campo per il doppio con Bracciali e i due vincono facilmente in due set. Certo non è proibito star male e recuperare, però l’episodio è quantomeno singolare.
“Nel 2011, comunque, ci sono stati meno casi sospetti. C’è più pressione, più controllo – prosegue A.V. – e sulle azzurre in lista non sono d’accordo e non capisco. Le donne giocano al 100%, sempre.”
E qui spunta la questione fiducia: “I bookmakers tolgono i match dalle quote quando pensano che ci siano possibilità di “Fixed Match”. Ma il primo parametro, per tutto, è l’affidabilità dei singoli tennisti. Murray, Nadal…gente affidabile. Nadal sta male? Non lo dice a nessuno, continua, combatte fino alla fine, e lo dice dopo. Mai “fixed match”!
Internazionali d’Italia 2011: che dire di Andy Murray, che esce prematuramente, dopo aver dominato il primo set, dal torneo capitolino, facendosi rimontare da Juan Monaco? “Anche Murray è affidabile. A Roma, non si è ritirato, è andato comunque fino in fondo. Si, gli amici di Monaco sostenevano che Juan avrebbe vinto, Andy aveva mal di stomaco. Ma è una news che non è uscita.”
Niente medici, niente ritiro, Andy se la gioca tutta sul campo. E siccome è uno ritenuto affidabile, la voce di un suo malessere non ha credito e il betting non viene influenzato. Tanto fa la credibilità di un tennista, tanto fa l’andare fino in fondo invece di ritirarsi.
A volte, invece, non c’è niente di marcio, solo situazioni ben note a chi scommette. Classici sono gli esempi dei match di fine stagione: “Molti hanno la testa in vacanza, sono stanchi dopo tutto l’anno che giocano. Come Youzhny, Dolgopolov sempre sconfitti negli ultimi tornei indoor: non sono certo sorprese, se si è un pochino attenti e navigati. Per i bookmakers è comunque positivo”
Gli Slam femminili del 2011: campionesse outsiders, puntate d’oro. Positivo dovrebbe essere stato, per i bookmakers, anche ogni singolo torneo dello Slam 2011, se è vero che sono i tornei che attirano la mole di scommesse più grossa, e nei quali quest’anno, dal punto di vista femminile, non ha vinto nessuna delle favorite. “Intanto diciamo che fa bene al tennis, e non è una sorpresa, visto il momento che il tennis femminile sta attraversando – sostiene A.V. – tutto è diverso da quando non c’è più il dominio delle Williams. Però non ci sono state grandi scosse, dal punto di vista delle scommesse. Se due favorite escono al primo turno, tutto poi si riassesta. E le giocate sulla vincente, in fin dei conti, non influenzano di molto il totale delle giocate.”
Certo è che chi aveva su Petra Kvitova trionfatrice a Wimbledon all’inizio dello Slam londinese, si è trovato a fine torneo con 9 volte la posta. Masha, che era favorita, regalava 5 volte la posta. Gli US Open stavano andando secondo pronostico – Serena era quotata a 2.50. Invece alla fine l’ha spuntata Sam Stosur, inizialmente quotata addirittura a 35. Sulla terra rossa Parigina, era Caroline Wozniacki la favorita, a 6.5. Che a vincere il Roland Garros fosse la cementifera Na Li era una assoluta, quotata addirittura a 50 a 1! Solo in Australia, Kim Clijsters aveva vinto da favorita, ma la sua quota di 3,50 comunque valeva la puntata.
Le scommesse in Italia: il punto della situazione. Tante ottime possibilità di giocate ricche sono state colte dagli scommettitori nostrani? Quanti soldi si scommettono ogni anno nel nostro paese? E come? “In Italia –sostiene A. – la mole di giocate è in progressivo aumento. Ma siamo ancora lontani dai livelli di altri paesi, il Regno Unito su tutti. Lì ci sono molte più giocate “live”, si gioca su chi fa il singolo punto, su chi tiene il servizio, sul risultato esatto del singolo game, del set…in Italia questo tipo di scommesse non ha ancora una diffusione paragonabile. L’AAMS, ad esempio, non ha ancora aperto a tutte queste possibilità, e questo non aiuta. Diciamo che siamo 10-15 anni indietro, ma stiamo migliorando. Non si potrà puntare ancora sul numero di errori, o su chi farà il prossimo break e quando, ma si inizia a puntare sui testa a testa, su chi vince il primo set, chi il secondo. In effetti, sbirciando su tanti siti stranieri, ci si accorge di come la gamma di giocate possibili sia enorme, praticamente totale. “Betfair.it è diverso da Betfair.com – prosegue A. – qui si gioca solo sui campionati approvati dall’AAMS. Quando vengono approvati e ci sono gli accordi, allora si può giocare. Altrimenti, ufficialmente, non sono disponibili. Ma si migliora continuamente, ci sono sempre più tornei, sempre più sport su cui puntare anche nei canali ufficiali”.
Ma, sia pur con tutti questi legacci, l’italiano scommette. E tutto sotto l’occhio attento dello Stato, che ha capito da tempo l’importanza di questi mercati. L’ex ministro Maroni, solo lo scorso ottobre, puntava il dito contro le scommesse illegali sostenendo che ci fossero 2,5 miliardi di euro di puntate che scivolavano via dalle maglie dell’erario. Eppure per il Fisco il gioco è una gallina dalle uova d’oro. Si parla di circa 70 miliardi di euro, tra tutti i canali ufficiali. E i dati dimostrano che si tratta di un business in crescita costante: dal 2003 al 2009 si è passati da 15 a 55 miliardi di euro: in media, il 20% all’anno.
“Ma gli italiani giocano il 90% delle loro scommesse sul calcio. All’estero non è lo stesso, poi dipende da paese a paese, ma qui è così. Il tennis ha il vantaggio di essere presente e giocabile praticamente ogni giorno. I grandi tornei hanno molta attenzione, ma quelli piccoli hanno ancora poco appeal. E poi conta la stagione: luglio e agosto, quando non ci sono coppe europee e la Serie A è ferma, ci sono molte più scommesse sul tennis.”
Alla fine, tra situazioni sospette, casi di combine e liste di proscrizione pubblicate e smentite, il tennis va avanti e con il tennis vanno avanti le scommesse ad esso legate che in Italia, come si è visto, costituiscono un business che vale due manovre finanziarie. Non ci sono voci, sospetti e crisi economiche che tengano, il sogno di tanti soldi facili ha sempre un grosso ascendente nel nostro Paese, nella cultura italiana. E se il terreno di scommesse preferito, qui da noi, è decisamente il calcio, anche la racchetta ha inizia a fare la sua parte, specie nei grandi tornei, e ancora di più quando il calcio si ferma. Fari puntati ogni estate su Wimbledon, insomma, torneo più nobile simbolo del tennis mondiale, nonché, alla luce di tutto ciò, il più scommesso dagli italiani.







