TSONGA E L’ISTINTO PERDUTO

Jo-Wilfred Tsonga non è più lo stesso. La cura Rasheed prima e il duo Escudé-Ascione ora sembrano aver snaturato troppo il suo stile prettamente istintivo di giocare a tennis. E a 28 anni tornare indietro non risulta facile. Soprattutto se i migliori risultati in carriera sono arrivati senza coach.

Tennis – Cosa succede a Jo-Wilfred Tsonga? Il francese sembra aver smarrito il suo talento e sembra aver perso anche la strada della vittoria. L’uscita al primo turno di Indian Wells non fa che spostare l’attenzione su una condizione fisica, mentale e tattica non sicuramente buona. Il numero 10 del mondo non vince un torneo da più di un anno, dal 24 febbraio 2013 precisamente, quando alzò il trofeo dell’Open 13 di Marsiglia, battendo in finale Thomas Berdych.

Cosa ci sia alla base di questo appannamento e di questa mancanza di risultati lo può sapere solo Jo-Wilfred Tsonga in persona. La cosa certa è che la sua crisi di  risultati ha origini a fine 2012, nel periodo in cui Tsonga sceglie di ingaggiare come coach Roger Rasheed. Il giocatore esuberante, il tennista istintivo che nel 2008 aveva fatto finale Melbourne e vinto Bangkok e Parigi Bercy, issandosi di prepotenza nella top 20 prima e nella top 10 poi, non sembra esistere più. “Imparerò a riflettere di più in campo” aveva detto Tsonga dopo aver annunciato la collaborazione con Rasheed. Ma un conto è riflettere, un conto è provare a diventare un regolarista da fondo campo. Un conto è individuare il momento clou del match, un conto è attenderlo in maniera passiva. Tsonga non si impone più in campo. Subisce il match e spesso non ne viene a capo. Insomma, la cura Rasheed, che pure ha portato a una prima parte di 2013 non male dal punto di vista dei risultati non sembra aver dato frutti.

E la separazione tra i due ha avuto effetti ancora peggiori. Da agosto 2013, periodo dell’interruzione del rapporto, Tsonga non è più tornato a buoni livelli di tennis. Nell’ultima fase della stagione passata, il francese ha dovuto fare i conti con i postumi dell’infortunio rimediato a Wimbledon, ma a inizio 2014 le cose non sono migliorate. “Avrà il suo picco di forma a marzo” diceva Therry Ascione, co allenatore di Tsonga in coppia con Nicolas Escudé, “e in quel periodo spaccherà tutti”. Invece, marzo è arrivato da quasi due settimane e l’unica cosa che Tsonga ha spaccato è stata la racchetta all’inizio del secondo set nel match di secondo turno contro Julien Benneteau. È quasi trascorso un terzo di stagione e il francese ha inanellato solo insuccessi. Prima la sconfitta a Melbourne contro Roger Federer agli ottavi di finale, poi l’uscita al secondo turno di Rotterdam per mano di Marin Cilic e ora un’altra partita persa all’esordio a Indian Wells. In mezzo, solo la finale di Marsiglia persa in due set contro Ernests Gulbis.

Il problema, per il francese numero 10 del mondo, è che non si vede uno straccio di miglioramento e a 28 anni non è facile tornare a esprimere il gioco di puro istinto che ti ha reso grande. Il nervosismo nella partita contro Benneteau è stato evidente, ma non se ne conosce la causa. I problemi al ginocchio della seconda metà della passata stagione dovrebbero essere ormai risolti e lo stesso Tsonga, a inizio anno, si era detto entusiasta della coppia Escudé-Ascione nel suo angolo e si riteneva pronto a vincere finalmente un titolo del Grande Slam.

Invece i risultati sperati non sono ancora arrivati e Tsonga si ritrova a fare i conti col passato un record negativo che lo vede sempre sconfitto contro i top ten nel 2014. Inoltre, i giocatori dietro di lui in classifica, Raonic ( 11 ) , Tommy Haas (12) , John Isner (13) e Fabio Fognini (14) sono ancora dentro il tabellone di Indian Wells e sono prontissimi a fare il salto di qualità verso la top 10 e rubare la posizione al francese. Adesso Miami chiama e Tsonga deve necessariamente rispondere. E in aprile dovrà essere anche all’altezza dell’impegno di Davis contro la Germania e onorare al meglio anche l’inizio della stagione sulla terra in vista di quel Roland Garros in cui dovrà difendere i punti conquistati con la semifinale dello scorso anno, peraltro miglior risultato alle direttive di Roger Rasheed.

“Il tennis è così”, ha dichiarato Tsonga dopo l’uscita prematura a Indian Wells, “vivere momenti di questo genere fa parte del gioco. Bisogna affrontarli e lavorare duro per ritrovare la fiducia”. Ma, al di là della retorica del caso, il finalista dell’Australian Open 2008 non ha nascosto la sua frustrazione per una sconfitta così inattesa: “Non è mia abitudine giocare così. Di solito riesco a difendermi meglio e a giocare al massimo i punti importanti. Se avessi una soluzione la metterei in pratica, ma devo trovarla”.

Forse nella mente del francese c’è un po’ di confusione e disorientamento tattico e mentale dopo l’interruzione del rapporto con Rasheed e l’inizio della collaborazione con il duo Escudé-Ascione. A 28 anni, ritrovare lo smalto e quell’istinto killer degli anni passati non sembra facile. Soprattutto quando i tuoi risultati migliori negli slam, cioè le due semifinali consecutive a Wimbledon, sono arrivati in un periodo in cui nel tuo angolo non c’era nessun coach. 


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