Questa settimana la ribalta è tutta per un tennista spagnolo. La novità è che non parliamo di Rafa Nadal, ne’ tantomeno di Fernando Verdasco o di David Ferrer. Non dobbiamo neanche scomodare il bel Feliciano Lopez, il sottovalutato Montanes o il re decaduto Juan Carlos Ferrero.
No, il protagonista della settimana è Guillermo Garcia-Lopez, ventisettenne castigliano e nono tennista iberico nel ranking, nonostante una più che onorevole cinquantatreesima posizione. Un tennista di cui si parla veramente poco, e che troppo spesso viene assimilato ai tanti spagnoli di seconda schiera che popolano preferibilmente i campi in terra rossa, forse anche a causa del nome, che unisce un nome di battesimo piuttosto popolare a due dei cognomi più diffusi in terra iberica.
Anche a causa di questo pregiudizio “etnico”, quasi nessuno avrebbe considerato il tennista di La Roda in grado di sorprendere il numero uno del mondo su una superficie veloce, sia pure in un torneo di secondo piano, in cui è lecito attendersi una versione minore del mancino di Manacor.
Il solito terraiolo? Eppure, se andiamo ad analizzare la carriera e il tennis di Guillermo, scopriamo un tennista diverso dalle aspettive, e la vittoria su Nadal acquista un po’ più di plausibilità e di “senso”, pur rimanendo una straordinaria sorpresa. In campo Garcia-Lopez sorprende chi si aspetta un grigio regolarista. Giocatore piuttosto alto (1 metro e 88cm), Guillermo serve bene, a volte benissimo, e cerca di chiudere lo scambio rapidamente sia con il dritto molto meno lavorato di quanto predichi la scuola spagnola che con il rovescio, giocato ad una mano. Un tennis potente, anche se non devastante, che quindi colloca lo spagnolo a metà strada tra il tennista da terra e quello da veloce. Sull’erba la velocità intrinseca della superficie gli garantisce un bonus che lo rende più che insidioso. Soprattutto nei primi anni della sua carriera, il suo tennis è stato spesso frenato da un carattere non particolarmente solido, che lo ha portato a sprecare diverse buone occasioni. Un ritratto molto diverso dal classico spagnolo, insomma. Approfondiamo brevemente la carriera di Garcia-Lopez fino ad oggi.
I primi passi. Guillermo inizia timidamente a far parlare di se nel 2004, quando raggiunge una semifinale ATP ad Umag, sconfiggendo tra gli altri Jiri Novak prima di arrendersi all’omonimo Canas. Da lì pochi acuti (ad essere generosi) fino all’alba del 2005, torneo di Chennai. Raggiunge la semifinale e lì cede solo per 7-6 al terzo set a Carlos Moya, ancora numero 5 del mondo, e tradizionalmente a suo agio nel torneo indiano. Un primo salto nella ribalta mondiale, e una prima occasione sprecata. Nel corso della stagione arriva una nuova semifinale ad Estoril (sconfitto da Gaudio in questo caso) ed un Wimbledon che lancia segnali positivi, anche se apre una crisi.
Nel torneo londinese Garcia-Lopez supera al primo turno Ferrer, numero 15, e si avvicina ad una facile vittoria in tre set sul promettentissimo diciottenne Novak Djokovic. Dopo un netto 6-3 6-3 iniziale l’iberico sciupa ben sei match point nel terzo set prima di cedere per 3-6 3-6 7-6 7-6 6-4 al serbo. Si concretizza l’idea che Guillermo possa dare il meglio su superfici veloci, ma l’amarezza per la sconfitta determina un terribile finale di stagione.
Agassi e poco più. Nel 2006 Garcia-Lopez manca il salto di qualità, ma la stagione è impreziosita da una vittoria su Andre Agassi (pur sempre numero 9 del mondo a quasi 36 anni) che coincide con la terza semifinale ATP della carriera, giunta a Delray Beach. Segue un 2007 piuttosto grigio, che porta un regresso in classifica. A Parigi elimina nettamente Tomas Berdych, ma poi si consegna nelle mani del (vero) peone Brzezicki. In questo periodo Guillermo gioca diverse buone frazioni di set, ma poi si scioglie nel momento decisivo, concretizzando veramente poco. Decisamente non il classico terraiolo spagnolo.
Arrivano i risultati. Nel 2008 arriva finalmente una certa regolarità. Dopo un terzo turno in Australia arriva una semifinale a San Josè con due vittorie al tie-break del terzo set contro Melzer ed Isner. Terzo turno anche a Wimbledon seguita da una ennesima semifinale a Gstaad, impreziosita dal successo su Youzhny. Disastrosa, come spesso gli capita, la seconda parte della stagione.
Vittoria! La prima vittoria a livello ATP arriva un po’ come un fulmine a ciel sereno. Fino a metà maggio il 2009 di Guillermo rappresentava un netto passo indietro rispetto al 2008, con risultati scarsi e sporadici (e con tante esitazioni fatali). A Kitzbuhel cambia tutto, arrivano cinque vittorie su Phau, Vassallo Arguello, Hanescu, Youzhny e Benneteau e il primo titolo della carriera. Svolta? Forse no, visto che a Parigi raccatta solo sette games contro Andreas Seppi. Arriva poi un buon risultato su erba, la semifinale di Eastbourne, e poi nulla di speciale fino alla fine dell’anno. La classifica migliora, con il primo ingresso nei primi 40 del mondo.
Verso Nadal. Anche il 2010 parte male, anzi malissimo. Il primo successo arriva a Marzo, ad Indian Wells, dove però lo spagnolo si issa fino agli ottavi di finale, risultato ripetuto a Barcellona e Roma. Un tabellone facilissimo gli regala una semi ad Estoril, mentre Eastbourne quest’anno gli porta una finale, persa contro Michael Llodra. Da quel momento Guillermo gioca poco e raccoglie pochissimo a causa di un infortunio, ma il riposo forzato sembra avere un risvolto positivo, magari accidentale. Dopo avere giocato solo cinque partite da metà giugno a fine settembre, Guillermo riesce infatti a vincerne cinque di fila nel torneo di Bangkok, partenza di quel finale di stagione che lo spagnolo non ha mai amato particolarmente. Cinque vittorie, dicevamo, ma di certo una di queste vale più del titolo thailandese stesso.
Più Nadal di Nadal. Quello che stupisce, nella semifinale vinta contro Rafa Nadal, è il modo in cui il successo è arrivato. Primo set per il numero uno del mondo, secondo set vinto al tie-break per poi prendere il sopravvento nel terzo set. Tutto come da copione, se le parti fossero invertite. Ancora più incredibile il fatto che il castigliano abbia annullato 24 palle break su 26, come se il campione fosse lui, il ventisettenne numero cinquantatre del mondo. Quasi da non crederci, pensando al tennista esitabondo di qualche anno fa. D’accordo, Nadal non sarà stato al meglio, ma la sua personalità in genere spaventa gli avversari. Non al Guillermo di ieri. Non sappiamo se Garcia-Lopez saprà dare seguito a questa svolta, ma di certo sappiamo che da lui non dobbiamo aspettarci regolarità, ma exploits. Del resto non basterà mica essere russi o slavi per essere imprevedibili, no?








Un magnifico giocatore.Serio,agressivo.Con la vittoria su Nadal ha dimostrato la sua semplicità e rispetto verso l’avversario.Nadal deve imparare a rispettare gli avversari,giocando senza fare smorfie,ganci K.O etc.Un altro giocatore grande signore è Federer.
Seconda metà della partita con Nadal incantevole.Rischia di essere l’erede di Re Roger.Rovescio spontaneo anticipato e potente ,degno di slow motion su You Tube.Da studiare.