US OPEN STORIES: 1977, LO SLAM PIU’ INCREDIBILE DI SEMPRE

E' l'ultimo Us Open a Forest Hills. E' l'anno di Renée Richards, la prima trans del tennis. E' l'edizione della racchetta spaghetti, del tifoso colpito da un proiettile durante McEnroe-Dibbs, del punto rubato da Connors a Barazzutti e del trionfo di Vilas.

TENNIS –  E’ l’anno dei due Australian Open. È l’anno più eccezionale nella storia del tennis. Il 1977 è la stagione dei “due numeri uno”, quello della matematica, Connors, e quello della sostanza, Guillermo Vilas. Ma in quell’anno eccezionale, la matematica è diventata opinione. E a New York, l’incredibile è diventato reale nello Slam più folle di ogni epoca, l’ultimo Us Open sulla terra battuta di Forest Hills.

Si parte tra le proteste, da una parte per l’iscrizione dei sudafricani, dall’altra per la scelta di Flushing Meadows come nuova sede. William McCullogh, del consiglio direttivo del West Side Club che ospita il torneo ancora per quell’edizione, sostiene che il torneo non debba traslocare nella nuova sede perché intorno alla “collina di cenere” abitano quasi solo neri: Arthur Ashe, che è socio del club dal 1968, quando ha vinto la prima edizione dello Us Open, minaccia di lasciare il torneo e di strappare la tessera del club. Ma è solo l’inizio.

Nel singolare femminile, l’attenzione del mondo è tutta sul match d’esordio della fresca campionessa di Wimbledon, incoronata dalla regina nell’anno del Giubileo e del punk, Virginia Wade. Dall’altra parte della rete c’è Renée Richards, che fino al 1975 è stato Richard Raskind, capitano della squadra di tennis del suo liceo e dell’università di Yale, campione americano over 35 nel 1972 e stimato oculista che servì anche nella marina. Poi, dopo il matrimonio e il divorzio, il cambio di sesso. A quarant’anni, comincia a giocare tornei femminili ma la USTA le nega la possibilità di iscriversi al singolare femminile dello Us Open perché non avrebbe passato il test cromosomico del Comitato Olimpico. In più, sostengono i vertici del tennis, aprire a lei avrebbe portato un’invasione di uomini nel circuito femminile. “Quanto devi desiderare di diventare un campione di tennis se sei disposto a fartelo tagliare per riuscirci?” commenta Richards. “Sembrava che tutto il mondo volesse che diventassi la loro Giovanna d’Arco” aggiunge. Il caso finisce davanti alla Corte Suprema che le consente di giocare. A 17 anni dall’ultima sua partecipazione nel torneo maschile, Richards, cresciuto a Forest Hills, torna allo Us Open. Wade vince in due set e diventerà sua amica e poi sua paziente.

Al secondo turno, allora i primi tre match si giocavano sulla distanza dei due set su tre, Stan Smith raccoglie solo due game dal numero 216 del mondo, Michael Fishbach. Se però quasi nessuno si ricorda di lui, tutti o quasi conoscono la racchetta che ha usato in quell’edizione dello Us Open, la “Racchetta Spaghetti”. L’ha inventata un orticoltore tedesco, Werner Fischer, che grazie ai doppi nodi era riuscito a sviluppare un attrezzo in grado di generare un topspin estremo e dai rimbalzi quasi impossibili da controllare. Fishbach la ammira nelle mani di Barry Philips-Moore, che però non vuole fargliela vedere da vicino, e ne trova una simile in un negozio di fotografia a a Gstaad. Al ritorno negli Usa, ne assembla una simile insieme al fratello. Per Sports Illustrated, è una “bacchetta magica”, che però porta Fishbach al massimo al terzo turno, fermato dal britannico John Feaver.

E non è l’unico terzo turno a suo modo memorabile. La domenica di mezzo, sul Centrale il giovane McEnroe, che arriva dalla semifinale a Wimbledon raggiunta da qualificato, sfida Eddie Dibbs, testa di serie numero 9. In una New York che arriva da una serie di furti dopo il blackout di un mese prima, a un certo punto si sente uno sparo. Uno spettatore viene colpito alla gamba. Ai giocatori viene detto che è solo in stato di shock, solo così Super Brat rinuncia all’idea di scappare negli spogliatoi. Finirà per imporsi al terzo.

E non finisce qui. Il 1977 è anche l’anno del punto rubato da Connors a Barazzutti in semifinale, del salto della rete e del segno cancellato che di fatto spezzano del tutto l’inerzia emotiva della partita. In finale, Connors trova il campione-poeta della pampa, Guillermo Vilas, l’inventore del tweener, il colpo sotto le gambe spalle alla rete, ispirato dalla mossa di Juan Carlos Harriot, campione di polo, in una pubblicità di una marca di whisky.

Vilas, che ha vinto il Roland Garros in finale su Brian Gottfried, arriva a New York sulla scia di 28 vittorie di fila. Dopo l’uscita al terzo turno a Wimbledon, diventa praticamente imbattibile. Vince a Kitzbuhel, messo in difficoltà sono in finale da Jan Kodes, e parte per gli Usa. A Washington cede un solo set, a Victor Pecci, e in finale piega ancora Gottfried. A Louisville perde tre set e mette in fila Gebert, Tim Gullikson, Brian Fairlie, Ion Tiriac, Phil Dent e Eddie Dibbs in finale. Poi a South Orange, si scontra con il ragazzino dalla chioma rossa e riccioluta destinato a fare la storia del tennis negli anni ’80, John McEnroe. Willy si prende anche un 6-2 nel secondo set prima di prevalere di fisico con un memorabile cappotto (6-0) nel set decisivo. In finale non c’è storia, il gran servizio di Roscoe Tanner fa i conti con la gran risposta dell’argentino. E sono quattro. Di fila. Poi si parte per Columbus, ed è pokerissimo, con un’altra finale vinta contro una delle sue vittime preferite, Gottfried.

A Forest Hills, il suo cammino è trionfale, batte Manuel Santana, Gene Mayer, Victor Amaya, Jose Higueras, Raymond Moore e in semifinale Harold Solomon. In finale, Connors forse per la prima volta in carriera, mostra di avere paura. E quando Vilas stampa il passante vincente che gli vale il terzo set, il pubblico gli riserva il più grande applauso della giornata. “Connors si deve domandare dove sta giocando” commenta per la CBS Tony Trabert, “perché sembra che ci sia più gente a favore di Vilas che dalla sua parte”. Ha sempre detto che gli piace giocare col pubblico contro, che essere odiato lo carica, ma quel giorno sembra tutto diverso. Vilas vince il quarto 6-0 e viene portato in trionfo dai tifosi che invadono il campo. Connors quasi fa a pugni con uno spettatore e scappa con la guardia del corpo Doug Henderson su una Ford Pinto blu, ancora prima della premiazione. “Questa non era (più) l’America di Connors” conclude Drucker nel libro Jimmy Connors mi ha salvato la vita. “Sembrava la scena di un assassinio in un film di Costa-Gavras”. Jimbo se ne va da solo. “Un uomo che nel suo modo inquieto voleva essere niente più che un eroe è caduto” scrive Peter Bodo su Tennis.

Vilas, ancora allenato da Ion Tiriac all’epoca, porterà a 53 la serie di vittorie consecutive sulla terra rossa, fino alla finale di Aix-en-Provence. Gioca contro Nastase, che scende in campo con la racchetta-spaghetti e vince i primi due set 61 75. Poi Vilas abbandona, ufficialmente per un infortunio al polso. “Non sono stato battuto da un giocatore” dirà, “ma da una racchetta”, che il giorno dopo sarà dichiarata illegale. E chiude il cerchio su una stagione irripetibile.


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