US OPEN STORIES: 1979, IL TRIONFO DI TRACY AUSTIN

Battendo Chris Evert, a 16 anni Tracy Austin diventa la più giovane vincitrice nella storia dello Us Open. L'anno successivo, da numero 1 del mondo, salterà Australian Open e Roland Garros perché doveva andare a scuola.

TENNIS – Una ragazza bionda scende dalla macchina ed entra in un McDonald’s. Indossa un pullover e un completo da tennis. Con lei c’è anche sua madre. Hanno accompagnato il padre e il fratello all’aeroporto JFK, e sulla via del ritorno si sono perse. Quando entra, gli occhi di tutti i presenti nel locale si voltano. Sono tutti fissi su di lei. Nessuno si aspettava di vederla apparire lì, la sera del 9 settembre 1979. “Ti abbiamo visto in televisione oggi”, le dice uno dei clienti. “Che ci fai qua?”. “Avevo fame”. Risposta semplice, logica, se quella ragazza bionda fosse una sedicenne come le altre. Ma quella ragazza era, ed è, Tracy Austin, la sweet sixteen del tennis americano. Ed è appena diventata la campionessa più giovane nella storia dello Us Open.

“Ero molto ingenua su quanto fosse importante vincere un Grande Slam” ha raccontato in una recente intervista a Chase, “e questo mi ha aiutata. Se fossi stata consapevole dell’importanza di quel momento, e di come quell’opportunità mi avrebbe cambiato la vita, sarei stata sopraffatta dalla situazione”.

Il tennis è la sua vita da sempre. Prevedibile, quando sei la più giovane di cinque fratelli, tutti innamorati dello stesso sport. Con John, poi, vincerà anche il doppio misto a Wimbledon nel 1980: è la prima coppia fratello-sorella a conquistare uno Slam.

Ha debuttato allo Us Open due anni prima, nel 1977, nello Slam più pazzo del mondo. Qualche mese prima, ha vinto il suo primo torneo WTA, a Portland. Non ha ancora 14 anni, ed è già sulla copertina di Sports Illustrated. A Wimbledon, è circondata da fotografi che la seguono ovunque. Non è ancora pronta, perde al terzo turno da Chris Evert.

Ma a New York, nell’estate del serial killer Son of Sam e del debutto di John McEnroe, con tanto di proiettile sparato contro uno spettatore, Austin al terzo turno elimina la quarta testa di serie, la britannica Sue Barker e al quarto Virginia Ruzici, che l’anno dopo avrebbe vinto il Roland Garros. “Allora lo Us Open era solo una parte dell’estate americana” ha raccontato nel 2007 a ESPN. “Quello che ho fatto non era parte di un piano”. Eppure, dopo la vittoria contro la rumena, riceve una telefonata direttamente dal presidente Jimmy Carter. “Quando mi hanno detto che c’era il presidente al telefono, pensavo fosse uno scherzo” racconterà. “Avrò detto al massimo sette parole”.

In finale, ritrova Chris Evert, che allo Us Open non perde dalla semifinale del 1974, a Forest Hills, contro Evonne Goolagong. Già a Roma, il 12 maggio, Austin, che vincerà quell’edizione degli Internazionali d’Italia, aveva interrotto la serie di 125 vittorie consecutive sulla terra rossa di “Chris America”. Sul Centrale del Foro Italico, Evert manca una palla per andare 5-2 nel terzo e finisce per perdere 64 26 76. È la sua prima sconfitta sul rosso dal torneo di Indianapolis del 1973.

Quattro break consecutivi, tra il quinto e l’ottavo gioco, scandiscono il primo set. Evert perde ancora il servizio, per la terza volta di fila, e con un dritto lungo consegna il primo set per 64. “Fare un break” scriverà Tracy Austin nella sua autobiografia, “non era così importante contro Chris come contro Martina Navratilova”. Per battere Evert, aggiunge, “bisognava colpire profondo, perché aveva una palla corta letale e sapeva mascherarla benissimo. Volevo chiudere i punti presto e cercare di giocare traiettorie più basse. Non volevo scambiare molto da fondo, anche se non sempre ci sono riuscita”. Anzi, le statistiche indicano una media di 25 colpi per punto. Austin parte ancora meglio nel secondo set e allunga subito 3-0. “Mia madre dice che il primo game del secondo set è fondamentale: ti dà l’occasione di mantenere il vantaggio se hai vinto il primo o di cominciare a cambiare le cose, se sei sotto”.

Spalle al muro, Evert comincia a colpire ancora più forte, e Austin un po’ si distrae. “Dovevo farmi forza” scrive, “per giocare profondo e aggressivo come avevo fatto fino a quel momento, e non limitarmi a rilanciarla dall’altra parte della rete”. Evert breaka sul 3-2, ma perde il servizio e Austin allunga 5-2. Si ritrova così a servire per il match. Evert sale 0-30, poi 15-40, con due palle break che potrebbero cambiare la storia del match. “Ma sulla prima mette in rete una risposta di dritto. Sul 30-40, poi, gioco un vincente di rovescio lungolinea. Era uno dei miei colpi preferiti, avevo sempre grande fiducia in quella soluzione e cercavo di giocarlo un po’ a sorpresa dopo qualche rovescio in diagonale”. Due gratuiti di Evert segnano la fine del match. Tracy Austin vince 64 63 e salta di gioia. “Dopo qualche minuto” scrive Austin, “Chris trova mio padre negli spogliatoi. Non si erano mai visti prima. ’Complimenti, signor Austin’ gli dice. ’Sua figlia ha giocato davvero bene, sono molto felice per lei’”. Quando si dice: bisogna saper perdere.

Tornata a casa, a Rolling Hills, California, sente che ha ancora un discorso sospeso. “Dovevo tornare a scuola e finire il junior year alla high school per ritrovare equilibrio”. Perciò, nel 1980, salta Australian Open e Roland Garros, che avrebbero interferito con i piani di studio. Nonostante, dall’aprile di quell’anno, sia la nuova numero 1 del mondo. “All’epoca pensavo: ok, giocherò per altri 14 anni, non ha tutta questa importanza” dirà a ESPN. Ma adesso, ripensandoci, forse non è stata una grande decisione”.

Austin vincerà ancora a New York, nel 1981, in finale su Martina Navratilova. È il suo secondo, e ultimo, Slam in singolare. A 29 anni, sarà la più giovane giocatrice di tutti i tempi a essere ammessa nella Hall of Fame. Ma resterà per sempre la dolce sedicenne che nel 1979 ha stregato Chris America.


Nessun Commento per “US OPEN STORIES: 1979, IL TRIONFO DI TRACY AUSTIN”


Inserisci il tuo commento


Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Articoli correlati

Dalla prima pagina » Ultima ora

Desideri ricevere in anteprima tutte le notizie? Iscriviti alla Newsletter di Tennis.it

TENNIS OGGI: nel numero di Dicembre 2017

  • Dimitrov e Wozniacki "Maestri". Due veterani del tour ancora in parte inespressi, che a fine stagione hanno saputo cogliere il momento propizio. Nel 2018 sono comunque attesi alla prova del nove, magari un trionfo Slam...
  • Chi è Hyeon? Di cognome fa Chung, è coreano ed è più che coriaceo in campo. Qualità, quest'ultima, che gli è valsa la vittoria alla prima edizione delle "Next Gen" meneghine. Adesso lo aspettano i "grandi".
  • Giochi di squadra. Dopo oltre tre lustri, Francia e Stati Uniti riconquistano rispettivamente la Coppa Davis e la Fed Cup. Onore al merito dei due capitani ex giocatori, Yannick Noah e Kathy Rinaldi, che hanno saputo ricompattare e motivare le loro gloriose compagini.