US OPEN STORIES: 1984, IL PRIMO SUPER SATURDAY

L'8 settembre 1984 resta una delle giornate più incredibili nella storia del tennis. Lendl batte Cash e McEnroe supera Connors in semifinale. In mezzo, Navratilova vince il sesto Slam di fila in rimonta su Evert. Dodici ore di spettacolo che non torneranno mai più.

TENNIS – Un giorno entrato nella storia. Alle 11.07 dell’8 settembre 1984, riempiono lo stadio Louis Armstrong, il Centrale di Flushing Meadows. Sta per iniziare il primo Super Saturday, il sabato voluto dalla CBS, che trasmette lo Us Open negli Stati Uniti. Il network sa che sono tutti al lavoro il primo venerdì dopo il Labour Day, giorno tradizionalmente destinato alle semifinali maschili. La USTA accetta, ma le big del tennis femminile, da Chris Evert a Martina Navratilova, non vogliono vedere la propria finale relegata magari la sera o su un campo secondario. Si arriva così al compromesso di incasellarla tra le due semifinali maschili.

Un primo esperimento c’è già stato, in realtà, nel 1981, in un’edizione da guerra dei mondi con Ivan Lendl, il primo top-player arrivato a Flushing Meadows senza aver vissuto la stagione di Forest Hills, battuto agli ottavi da Vitas Gerulaitis, l’artista del serve and volley, che non si presenta alla conferenza stampa post partita perché va a fare la spesa sulla sua fiammante Rolls Royce gialla. È l’anno del requiem per Borg, l’ultima finale tra tra due giocatori che usano le racchette di legno, l’ultima senza Lendl negli anni Ottanta a New York.

Tre anni dopo, il primo esperimento etichettato come “Super Saturday”, epifania migliore possibile di un’America ingorda, regala agli organizzatori e agli spettatori dodici ore di tennis straordinario. Una fortuna che non si ripeterà mai più e che alla fine, dopo quasi trent’anni di tentativi, costringerà a ripensare la programmazione per venire incontro alle lamentele dei giocatori per l’enorme svantaggio che il super saturday riserva a chi vince la seconda semifinale. Anche se CBS e organizzatori si sono affannati a presentare statistiche secondo cui il semifinalista che ha chiuso più tardi ha finito per vincere il titolo più spesso del primo.

Dopo l’esibizione tra Stan Smith e John Newcombe, si parte con la prima semifinale maschile: Ivan Lendl, testa di serie numero 2, contro il diciannovenne australiano Pat Cash, 15mo favorito del seeding, con quella volée secca, il look da rockstar e la passione per gli Iron Maiden. Lendl l’ha già battuto due volte sull’erba ma perde il primo set 6-3. Sa, però, che può attaccarlo sul rovescio e che la sua prima volée di dritto non sempre è risolutiva. Debolezze che gli costano care. Lendl vince secondo e terzo set per 6-3 e 6-4. Cash ha l’occasione di allungare al quinto, sul 6-5, ma si fa portare al tiebreak dopo quattro gratuiti. Sale 5-3, Lendl lo aggancia ma un brutto rovescio e una risposta buttata via portano al quinto la prima semifinale. Il primo match point è per Lendl (4-5 30-40, servizio Cash), che però affossa di rovescio ma il ceco affossa un rovescio. Il ceco annulla poi un matchpoint con un lob in corsa che è forse il punto più bello della giornata. Una scelta, rivelerà, più frutto del caso che della strategia. “Ho scelto di giocare quel colpo perché non avevo la presa adatta” ha spiegato a Usa Today. “Avevo ancora l’impugnatura di rovescio, non mi aspettavo di arrivarci”. Finirà per chiudere il tiebreak 7-4.

“Non mi ricordo molto di quella partita” aggiunge, “non pensavo che quello sarebbe stato un giorno storico. Speravo solo che McEnroe e Connors finissero magari 76 al quinto. La mia speranza è stata in un certo senso soddisfatta, anche se non mi è servito poi a molto in finale”.

Chris Evert e Martina Navratilova devono aspettare un tempo che sembra infinito: fino al 2001, lo Us Open è l’unico Slam in cui non è previsto un orario preciso di inizio per la finale femminile. La prima finale tra sorelle dopo oltre un secolo, il duello fra le Williams, convince gli organizzatori da quel momento a programmarla nel prime time per il pubblico Usa. Evert, che ha giocato un meraviglioso primo set contro la rivale di sempre a Wimbledon, si ripete a New York, nel 61mo confronto diretto con Martina, il terzo di fila in una finale Slam in quel 1984. Con una serie di risposte bassissime firma il 6-4. Il pubblico è tutto dalla sua parte, in maniera addirittura eccessiva. “E’ stata la cosa più difficile che abbia dovuto affrontare in vita mia” commenterà Martina. “Tutti quelli che erano lì volevano vedermi perdere”. Saranno delusi. Nel secondo, Chrissie non converte due palle del controbreak nel decimo game e Navratilova le restituisce il 6-4. Nel terzo, nonostante i tifosi di Chrissie applaudano anche sugli errori dell’avversaria, Navratilova strappa il break a zero nel terzo game e chiude 46 64 64. E’ il suo sesto titolo dello Slam di fila, eguagliato il record di Maureen Connolly e Margaret Smith.

L’ultima sfida vede di fronte Jimmy Connors, due volte campione in carica, e John McEnroe, il SuperBrat del Queens che ha dominato il torneo tra il 1979 e il 1981. È la riedizione della spettacolare semifinale del 1980, e la qualità sarà ancora più alta. È uno scontro, scrive Mary Carillo nella prefazione a Jimmy Connors mi ha salvato la vita, “come una scena presa da un film dell’orrore giapponese: due mancini eccitabili e battaglieri che duellano per essere il migliore d’America. Questi due non si potevano sopportare. Non era uno spettacolo sull’odio confezionato dai media”.

Per il pubblico è una festa senza fine, “come mettere in gara Frank Sinatra ed Elvis Presley a Broadway” scrive Federico Ferrero su Tennis Best, “a chiusura di una Woodstock del tennis con tre concerti di Beatles, Stones e Pink Floyd, uno in fila all’altro. McGenius, in quell’estate di Olimpiadi californiane, era al suo apice: leggero come Nureyev, toccava la palla con una confidenza mai vista in cent’anni di tennis”.

McEnroe, nella sua stagione più straordinaria di sempre, l’anno delle sole 3 sconfitte, vince 64 46 75 46 63, con Connors incapace di sfruttare un vantaggio di 3-1 nel terzo set, con le tribune ormai vuote per tre quarti. Meno di 24 ore dopo si vendica della rimonta subita da Lendl in finale al Roland Garros e conquista l’ultimo Slam della sua carriera.


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