Tutto in una notte, anzi in un’ora e 22 minuti. La breve durata di una finale che cambia tutto, sicuramente per la sua vincitrice, forse per l’intero circuito WTA. L’incompiuta Azarenka prende atto della sua forza, umilia la Sharapova, porta a casa il primo titolo dello Slam e con esso la prima posizione mondiale, che fino a pochi giorni or sono sembrava prenotata dalla rivale Petra Kvitova.
Un torneo vinto da dominatrice, fatta eccezione per il blackout del secondo set contro Kim Clijsters, una parentesi che ci ricorda quella che per Vika era, fino a ieri, la normalità. Primi turni superati con facilità irrisoria e dimostrazioni di un tennis devastante, ma al momento della verità, puntuale è sempre arrivata una crisi mentale e la conseguente sconfitta.
E così in un 2011 in cui han trovato il momento di gloria giocatrici meno attese come Na Li e Samantha Stosur e soprattutto è esplosa la più giovane Petra Kvitova, Vika Azarenka è rimasta al palo senza neanche raggiungere la finale in nessuno dei major.
Nonostante il ranking continuasse a migliorare, portandola fino ad un ragguardevole terzo posto, i dubbi sulle possibilità che la bielorussa confermasse le aspettative iniziavano ad affiorare. Del resto non sarebbe stata ne’ la prima ne’ l’ultima campionessa annunciata a mancare il traguardo per problemi di concentrazione ed atteggiamento mentale.
Ad aggravare la situazione di Victoria la sensazione che il vuoto di potere nel circuito femminile stesse avviandosi alla fine, con Petra Kvitova pronta a trasformarsi nella dominatrice che da diversi anni manca. Quattro sconfitte consecutive contro la ceca, di un anno più giovane, sembravano un altro peso difficile da sollevare per la Azarenka.
Ma a Melbourne abbiamo assistito ad una storia diversa. Ancora ignara che la Kvitova si sarebbe fatta eliminare da Maria Sharapova, Victoria ha saputo domare le sue crisi mentali contro una giocatrice a dir poco esperta come Kim Clijsters. Dopo un set meritatamente vinto, la bielorussa ha lasciato andar via il secondo set con un mortificante 1-6, e tutto lasciava pensare all’ennesima riproposizione di un film già visto e all’ennesima bocciatura.
Sappiamo tutti che è andata diversamente, a parte qualche smash malamente sbagliato, Victoria si è rimessa in piedi nel terzo set ed ha preso rapidamente il vantaggio, mettendo da parte la tremebonda versione scesa in campo nella seconda partita. Neanche la pressione per un traguardo sempre più vicino ha rallentato la corsa, ed il primo tabù è crollato. Poi è giunta l’eliminazione a sorpresa di Petra Kvitova.
La bestia nera di Victoria era così sostituita da una giocatrice esperta e carismatica come Maria, un’avversaria difficile in una finale. Ma le difficoltà sono durate solo un game, e poi c’è stato solo spazio per un monologo bielorusso di cui abbiamo già scritto in abbondanza. Dopo il successo junior del 2005, Vika torna regina di Melbourne.
Ci piace pensare che l’esplosione di Victoria, affiancata all’ormai conclamata solidità della Kvitova, allontani dal tennis femminile quella sensazione di un circuito dimezzato dall’assenza molto frequente delle Williams o della Clijsters. Ora le stelle ci sono, e sono pronte a brillare, e se le campionesse del recente passato vogliono tornare a vincere, forse non potranno più permettersi partecipazioni estemporanee.







