WIMBLEDON STORIES: 1970, MARGARET COURT PREPARA IL GRANDE SLAM

Riviviamo il successo di Margaret Court su Billie Jean King nel 1970. L'australiana avrebbe completato quell'anno il Grande Slam.

Tennis – “Come si può parlare ancora di sesso debole dopo una finale così?”. Lance Tingay non era il solo a chiederselo, sul Telegraph, dopo il migliore dei duelli fra Margaret Court e Billie Jean King. Sono entrambe leggermente infortunate ma sfoderano una partita come non se vedevano da anni ai Championships. Una partita che lancia l’australiana verso la più grande impresa nella storia del tennis.

È una tennista in anticipo sui tempi, Margaret Court: punta sul servizio, sulla potenza, non a caso la chiamano “The Arm”, il braccio. “Dava il massimo sempre, indipendentemente dall’avversaria – ha detto di lei John Newcombe -. Certamente, se si fosse rilassata un po’ di più in campo, si sarebbe divertita di più. E, se è possibile, avrebbe giocato ancora meglio”.

Ha iniziato la stagione con il nono titolo agli Australian Championships, il secondo nell’era Open. Ha lasciato appena 12 game e battuto in finale Kerry Melville 61 63. L’aveva giocato per la prima volta dieci anni prima. Era il suo secondo Slam in carriera. Testa di serie numero 7, elimina ai quarti Maria Bueno, due major alle spalle e numero 1 del mondo secondo Lance Tingay, e in finale Jan Lehane, che batterà per altri tre anni sempre nel match che vale il titolo. In più, caso unico, partecipa contemporaneamente anche al torneo junior, e si ferma in finale contro Lesley Turner Bowrey.

La terra rossa di Parigi sembra presentarle qualche ostacolo in più. Al secondo turno, contro Olga Morozova, che come lei gioca un tennis d’attacco, si salva solo 36 86 61, ma non perderà più un set fino al 62 64 in finale sull’elegante tedesca Helga Niessen.

È proprio Niessen, considerata numero 6 del mondo alla fine di quella stagione (il suo best ranking) a togliere a Court l’unico set a Wimbledon in quel 1970, nei quarti di finale. Court vincerò 68 60 60 e dominerà in semifinale Rosie Casals, la grande amica e compagna di battaglie di Billie Jean King.

Anche King perde un solo set fino alla finale a Wimbledon quell’anno, sempre nei quarti di finale (vinverà 36 63 62) contro Karen Krantzcke. L’australiana, che ha raggiunto i quarti in tutti gli Slam, dopo quel torneo lascerà il circuito per 18 mesi (ha scoperto di essere ipoglicemica) e morirà per un infarto a trent’anni nel 1977: è a lei che oggi è intitolato lo Sportsmanship Award assegnato ogni anno alla giocatrice che più si è distinta per sportività in Fed Cup.

King ha già battuto Margaret Court a Wimbledon, al secondo turno nel 1962. Allora “The Arm” era solo Margaret Smith e Billie Jean era solo la diciottenne Miss Moffitt. Il padre ha giocato a basket e a baseball, la mamma è stata un’eccellente nuotatrice. Ha iniziato giocando terza base nei tornei locali di baseball con suo fratello, Randy. A 10 anni era interbase nei tornei di softball con ragazze più grandi di quattro o cinque anni. Vince il campionato di Long Beach ma sente che non è quella la sua strada. “Mi piace il softball” dice alla madre, “ma mi piacerebbe praticare uno sport dove puoi essere considerata una signora”. Il padre le suggerisce il tennis. “Che cos’è il tennis?” gli risponde.

Billie Jean ci prova, mette da parte le monete nel salvadanaio e quando raggiunge gli otto dollari compra la sua prima racchetta. Ha appena 18 anni quando scende in campo contro Margaret Court sul Centrale di Wimbledon. L’australiana è testa di serie numero 1 e perde solo un game nel primo set. Chissà, forse Billie Jean ripensa alle lezioni di danza che ha preso quasi per sfida, perché un insegnante gli aveva detto che, essendo tennista, non sarebbe mai riuscita in qualcosa di tanto complesso come la danza moderna. Quello stesso insegnante, poi, a fine corso la inviterà a darsi alla danza e lasciar perdere il tennis. Smith arriva a due punti dalla vittoria, sul 5-3 30-15 nel terzo set, ma King trionferà 16 63 75. è la prima volta che la testa di serie numero 1 esce così presto nella storia del torneo.

Otto anni dopo, si giocano il titolo. Nel primo set King, alla quinta finale consecutiva a Wimbledon, serve tre volte per il set (5-4, 7-6, 8-7) ma non chiude. Mostra anzi un’inattesa fragilità sull’8-7. Commette doppio fallo sul 15-30. sbaglia una volée di rovescio dopo una velenosa risposta in slice e non riesce a rispondere al pallonetto di Court sulla palla break. Dopo quattro break di fila, il punteggio segue i servizi per nove game. Sotto 11-12 King è di nuovo sotto, 30-40: Court ha un set point, ma King segue la seconda a rete e dopo la volée d’approccio chiude il punto con la successiva, smorzata, di dritto.

Un turno di battuta più in là, King è ancora spalle al muro. Court stampa una serie di risposte che mettono in crisi Billie Jean. Sotto 0-40, King salva due set point ma alla terza occasione si arrende al passante incrociato di rovescio di Court. Il rovescio è il suo punto di forza. “Sapevo tutto quello che Margaret aveva in mente di fare” ha detto più volte King, “capivo ogni volta se stava per giocare incrociato o lungolinea. Ma questo non voleva dire che io riuscissi a impedirle di fare esattamente quello che voleva, come voleva”. Court chiude 14-12: nella storia di Wimbledon non si era mai giocato un primo set così lungo in una finale, maschile o femminile che sia.

Nessuna delle due è al meglio. Billie Jean si porta dietro un problema al ginocchio da un po’ di tempo. Court si è sottoposta a quattro iniezioni poche ore prima della finale e gioca con una protezione alla caviglia.

King prova a cambiare tattica, a chiamare l’avversaria a rete per scavalcarla con millimetrici lob. Appena può, però, è lei a prendere l’iniziativa e venire avanti. L’americana serve nei giochi pari e per sei volte, dal 4-5 al 9-10, deve salvarsi da un break che vorrebbe dire sconfitta.

Sul 5-6 si salva con uno dei suoi marchi di fabbrica, una volée smorzata di rovescio da applausi. Court, però, sfrutta il suo principale punto debole, la risposta di dritto da destra e nel quattordicesimo game sale 0-30, a due punti dalla vittoria. King piazza una aggressiva volée di dritto in allungo ma si trova comunque a dover salvare un match point. Scende a rete a seguire una seconda, la risposta di Court è troppo alta, la volée di chiusura fin troppo facile. Si ritrova di nuovo a due punti dalla sconfitta sull’8-9 Court e nel successivo turno di battuta va sotto 15-40. King salva entrambi i match point (smash e servizio vincente sul rovescio di King), ne cancella un terzo con un coraggioso passante lungolinea di rovescio e un quarto con una volée di dritto in diagonale dopo aver anticipato la traiettoria del passante dell’australiana. Ma può solo rimandare l’inevitabile. Al quinto match point del ventesimo game, il sesto del match, Court attacca per prima. King reagisce al chip and charge con un passante di rovescio incrociato che si ferma in rete. Court ha vinto 14-12 11-9: è la finale più lunga, fino a quel momento, nella storia del singolare femminile di Wimbledon. Court e King si sono date battaglia per due ore e 27 minuti, per 46 game, due in più del precedente primato, Lenglen-Lambert Chambers del 1919

King termina il match con un ginocchio a pezzi e dovrà saltare gli Us Open. Trionferà ancora Margaret Court, la prima donna nell’era Open a completare il Grande Slam.


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