WIMBLEDON STORIES: 1992, IL PRIMO SLAM DI AGASSI

Riviviamo il cammino di Andre Agassi dall'esordio contro Chesnokov alla storica finale contro Goran Ivanisevic.

Tennis – Sono le tre di notte a Bradenton, Florida, quando suona il telefono. E a quell’ora, c’è solo una persona che può chiamare Nick Bollettieri: Andre Agassi. “Che stavi facendo, Nick?” gli chiede. “Aspettavo la tua telefonata”. “Nick, andiamo a Boca Raton e alleniamoci”. “Okay”. Mancano cinque giorni a Wimbledon 1992.

Agassi ha perso nettamente, 63 62 62 da Jim Courier al Roland Garros. Dall’inizio della stagione si allena con la macchina Flexas, costruita in casa da Gil Reyes, e a gennaio si è preparato con Carl Lewis e gli sprinter all’università di Houston. Fortifica il fisico ma perde sette delle prime 13 partite della stagione. Dopo il Roland Garros, ha raccontato per il magazine Deuce dell’ATP, “sentivo qualcosa, dovevo reagire. Fortunatamente e sfortunatamente c’erano persone disposte a seguirmi, e Nick era una di queste. Si allena sul duro, non sull’erba, e non cambierà programmazione fino al suo ritiro nel 2006. “Sentivo che più giocavo sull’erba e peggio giocavo, per via dei rimbalzo irregolari”. A Wimbledon ha perso la prima partita a 17 anni, nel 1987, 62 61 62 da Leconte, e non è più tornato per quattro anni. Dodici mesi prima è arrivato fino ai quarti di finale, fermato da David Wheaton. “Sono sempre stato molto critico verso me stesso” ha aggiunto, “ma la mia fiducia stava crescendo. Se riesci a giocare per primo un colpo di qualità, diventa molto difficile per l’avversario girare il punto a suo favore”. Certo, Andre avrebbe avuto meno occasioni di vincere se avesse affrontato all’esordio uno specialista del serve and volley. Ma l’urna gli assegna un primo turno contro Andrei Chesnokov.

Agassi perde il primo set 75 ma ribalta la partita, spalmata su due giorni perché interrotta per oscurità al martedì a metà del terzo set. Alla ripresa, Agassi completa il break sul 5-5 nel terzo e nel quarto parziale, aiutato dal doppio fallo del russo che lo porta sul 15-40 in quello che sarà il penultimo gamedel match. Agassi serve per la vittoria, apre con un ace e chiude con una precisa volée di dritto al secondo match point. “Non c’è nessun torneo al mondo come Wimbledon – dirà -. Puoi giocare ovunque, ma nessun posto avrà mai la stessa mistica che c’è qui”.

Il secondo turno, a parte un primo set ancora concesso all’avversario, passa quasi inosservato. Più del 46 61 63 63 a Eduardo Musso, parlano tutti dei 1500 dollari di multa che il supervisor Ken Farrar ha deciso per punirlo di una “audible obscenity” durante il match contro Chesnokov. “Ho detto molte cose che avrebbero potuto costarmi una multa – commenta – ma non credo che quello di cui mi si accusa sia fra queste. Mi appellerò, non per questione di soldi. È una questione di principio”.

Senza il suo classico cappellino da baseball, supera al terzo turno Derrick Rostagno 64 76 75 e si prepara all’ottavo di finale contro la grande rivelazione Christian Saceanu, qualificato che non era mai andato così avanti in uno Slam e non sarà capace di ripetersi agli stessi livelli dopo aver sorpreso in cinque set Jakob Hlasek. Non è uno specialista dell’erba, ma arriva ai quarti per il secondo anno di fila e con un parziale di nove set consecutivi: vince 76 61 76 ma il suo vero Wimbledon deve ancora iniziare.

Ai quarti, Agassi affronta Boris Becker. Per la terza volta in cinque partite, perde il primo set, per 64. Ribalta il match, vince 62 il secondo e il terzo ma va sotto di un break nel quarto. Sul 4-3 e servizio Bum Bum, però, il match è sospeso per pioggia e rimandato al giorno dopo. Alla ripresa, Becker difende il break e completa il 6-4 con una prima vincente centrale. Agassi, però, vola subito 3-0 nel quinto. Firma un break decisivo con un gran passante di rovescio e vola 5-1 con una fulminante risposta vincente di dritto. Protesta e non poco quando il giudice di sedia, John Parry, fa over-rule e gli chiama un doppio fallo sul match point. Becker ne salva altri tre, recupera uno dei break di vantaggio ma rimanda solo la sconfitta. Agassi chiude 46 62 62 46 63. è la sua sesta vittoria di fila su Becker, la prima sull’erba. “Di sicuro è uno dei risultati più importanti della mia carriera” dirà a fine partita.

In semifinale, è affascinante lo scontro generazionale con John Mcenroe che ha eliminato 62 76 63 Guy Forget e trovato comunque il modo di protestare diversi minuti quando al francese viene assegnato un ace nel nono punto di un tiebreak finito 11-9 su una palla “lunga di 20 centimetri” per BigMc.

McEnroe, che si è allenato con Agassi prima dell’inizio del torneo, inizia con un doppio fallo sulla palla break nel primo game, recupera lo svantaggio con una volée incrociata di rovescio che finisce sulla riga e gli regala il 2-2. Ma un altro doppio fallo gli costa il break del 5-4. Agassi tiene il servizio, completa il 6-4 e nella sostanza chiude il match. Una striscia di cinque break in sei tentativi decide la partita. “Ho provato tutto – ammetterà sconsolato McEnroe -. Gli servito a uscire sul dritto, al corpo, sul rovescio. Le ho provate tutte, ma Connors è l’unico giocatore moderno che risponde bene come Agassi. E oggi Andre ha portato questo colpo a un altro livello”. Agassi chiude 64 62 63. È il primo americano in finale a Wimbledon dal 1985 quando Kevin Curren, sudafricano naturalizzato, perse da Boris Becker.

“Mi aspetto che dall’altra parte della rete in finale ci sará Pete, ma perde in semifinale contro Goran Ivanisevic, una formidabile macchina da ace che arriva dalla Croazia – scrive in Open -. Ci siamo affrontati due volte prima, ed entrambe le volte mi ha travolto senza lasciarmi un set. Non ho alcuna possibiltá contro di lui. E’ un peso medio contro un peso massimo. L’unico dubbio é se sara un KO oppure un KO tecnico”. Ivanisevic vince il primo set 10-8 al tiebreak, senza aver ancora mai perso il servizio, e dopo aver salvato un set point sul 6-7 con un ace di seconda: saranno 37 in finale, 206 in tutto il torneo. Ma contro di lui, chi risponde sa che avrà poche occasioni e deve farsi trovare pronto. Non c’è nessuno che serve meglio di Ivanisevic. Ma non c’è nessuno che risponde meglio di Agassi. Andre strappa il servizio al croato nel primo game del secondo e del terzo set e non concede nemmeno una palla break: doppio 6-4 e partita riaperta.

“Il quarto set aveva un’aria di inevitabilità – ha ricordato Agassi -. Ero sull’orlo del baratro, ma non potevo fare niente. Lui ha iniziato a tirare ace e vincenti da tutte le parti. I cancelli erano aperti, mi sentivo impotente”. Finisce 6-1 per il croato, si va al quinto. Agassi, che ha già perso tre finali, stavolta rimane concentrato. “Non si è fatto prendere dal panico” commenta Bollettieri. “Quando comincia il quinto set – scrive in Open – faccio una corsetta sul posto e mi ripeto: tu vuoi vincere. Il problema nelle altre tre finali è che non l’hai voluto abbastanza”

Nel settimo game fa quello che in pochi si aspettano. Scende a rete e salva una palla break con una volée decisamente coraggiosa. “Cercavo di tenere il servizio più a lungo possibile – dirà Agassi -. Dovevo rimanere estremamente concentrato, perché alla minima distrazione avrebbe avuto l’occasione di breakare e, con quel suo servizio, di vincere il titolo”.

“Ivanisevic va a servire sul 4-5 – scrive ancora in Open -. Fa doppio fallo. Un altro. E’ sotto 0-30. Sta crollando sotto pressione. Sbaglia un’altra prima. So esattamente cosa sta accadendo dentro di lui. Sente un nodo alla gola, ma riesce a riprendere il controllo del suo corpo. Serve una seconda profondissima, un raggio di luce gialla che pizzica la riga. Una nuvoletta di gesso bianco si alza in aria. Poi un altro servizio cui non é possibile rispondere”: 30 pari. Sbaglia ancora la prima, Agassi risponde corto e centrale alla seconda, Ivanisevic è costretto a un recupero di mezzo volo che invita al passante. Agassi è a un solo colpo, a un solo punto, dal titolo. “Nessun rimpianto adesso – si dice Andre -. Hai perso tre finali perché hai giocato per non perdere. Adesso gioca per vincere, colpisci più forte che puoi”. Ivanisevic sbaglia ancora la prima. E, confessa, fa quello che non si dovrebbe mai fare. “Con la palla già in aria, ho cominciato a pensare: gli tiro sul dritto o sul rovescio? Ho pensato troppo, ma come fai a non pensare nel quinto set di una finale a Wimbledon?”. Serve sul rovescio di Agassi, che risponde sì ma non benissimo. Ivanisevic è a rete, ha una volée comoda da chiudere ma l’affossa a rete. “Come per incanto, dopo 22 anni e 22 milioni di colpi tirati, sono un vincitore di un torneo dello Slam” scrive in Open.

Dopo la festa e il Ballo dei Campioni, torna subito a Las Vegas. Reyes è stato chiaro. “C’è da preparare il futuro”. Il futuro di un campione che ha appena cambiato la storia del tennis.


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