WIMBLEDON STORIES: 1994, LORI MCNEIL E LA PIù GRANDE SORPRESA DEI CHAMPIONSHIPS

Nel 1994, Lori McNeil sorprende in due set Steffi Graf. E' la prima volta nella storia dei Championships che la campionessa in carica esce al primo turno.

Tennis – È il giorno più lungo dell’anno, ma l’estate sembra essersi dimenticata di Londra. Il solstizio del 1994 regala nuvole nere, un vento gelido, tagliente, e una pioggia fredda e fitta che non dà scampo, che non nutre speranze. Lori McNeil ha appena finito di fare colazione con l’amica Robin Givens, l’ex moglie di Mike Tyson. “Adesso fai tu i piatti però” le dice Robin. Il Lori Day sarà un giorno lungo di nuvole (molte) e sole (poco). Sta per iniziare il suo Wimbledon. Tra poche ore Lori scenderà in campo contro Steffi Graf.

Ha giocato due tornei di preparazione. Ha vinto a Birmingham e perso al terzo turno a Eastbourne dove ha saputo del sorteggio dei Championships. “Era un giovedì – racconta in un’intervista sul sito dei Championships -, ero nel bel mezzo del torneo e mi dicono che la televisione tedesca vuole parlarmi. Appena scopro che dovrò giocare contro Steffi Graf, che era la campionessa in carica, e capisco anche quando avrei giocato, a che ora e su quale campo, ho perso concentrazione. Quel giorno ho perso, ma sapevo che avrei avuto cinque giorni per prepararmi mentalmente. Sapevo che sarei arrivata pronta”.

I bookmakers inglesi pagano la vittoria di Fraulein Forehand 2-5: ogni 5 sterline puntate, se ne vincono 2. Steffi ha perso solo due volte al primo turno in uno Slam: all’Australian Open del 1983, il suo primo major in carriera, e allo Us Open 1984, a 15 anni. McNeil, invece, è quotata 100-1, per ogni sterlina investita se ne vincono 100. Ha perso tutte le prime otto partite contro Graf. Però ci crede. Perché la campionessa in carica non esce all’esordio in un torneo dai Championships del 1992, a New York, e dall’altra parte della rete a interrompere con un 76 64 la sua serie di 19 vittorie di fila, c’era proprio lei, Lori McNeil. Era la prima volta dal 24 ottobre 1985, dopo 101 partite, che Graf perdeva prima dei quarti.

“Quella mattina avevo buone sensazioni – ha detto Lori -. Casa mia, che era a Southfields, non lontano da Wimbledon park, era piena di amici, mi sentivo rilassata. E poi tutti insieme siamo andati a piedi verso l’impianto”. Ha una carta in più da giocare, Lori. “Mi trovavo bene contro di lei – ha ricordato McNeil -. Era una giocatrice molto aggressiva da fondo e sapevo che non avrei potuto batterla da lì. A me piaceva scendere a rete, per cui si creava un bel confronto di stili”. Lori mette subito in chiaro che partita intende giocare. Gioca la prima volée del match contro il rovescio di Graf. “Non è certo un segreto – dirà in conferenza stampa dopo il match – che non passa bene di rovescio. Volevo attaccarla con insistenza da quella parte”. Sul 5-5 nel primo set, la pioggia costringe a sospendere la partita per un’ora. Alla ripresa, McNeil tiene il servizio. Graf, che metterà in campo solo il 61% di prime in campo in tutto il match, si ritrova 30-40 e regala il 7-5 con un doppio fallo sul set point.

Ha mostrato il meglio del suo tennis, Lori, quei suoi riflessi che Chris Evert indicava tra i più rapidi in tutto il circuito. “E’ difficile affrontarla” diceva, “perché non sai mai cosa stia pensando. È una di quelle giocatrici brillanti ma incostanti, che in ogni momento possono tirar fuori cinque o sei punti staordinari e a quel punto ti chiedi: cosa devo fae per vincere uno scambio?”.

Cominciano a pagare le lezioni con papà Charlie, un tempo defensive back nei San Diego Chargers, franchigia della NFL, il campionato Usa di football americano, e nei due anni passati al college della Oklahoma State University, in cui ha vinto anche il titolo di campionessa di singolare nella Big Eight Conference. Ha affinato il suo tennis nei campi pubblici del MacGregor Park, a Houston, con l’amica di una vita, Zina Garrison. “Eravamo una ventina” ha ricordato Lori, che si è avvicinata al tennis con coach Wilkerson in un programma sportivo per bambini e ragazzi delle minoranze. Andava al campo tutti i giorni, per tutta l’estate. “So che non è il modo in cui la maggior parte dei tennisti ha imparato a giocare” ha raccontato Lori, diventata a suo modo, anche un po’ suo malgrado, un esempio. “Non penso si possa dimenticare che sono nera” diceva, “lo vedono tutti. Ma preferirei essere conosciuta semplicemente come giocatrice”

Graf inizia il secondo set con un break al terzo gioco, e lo difende fino al 4-2. Poi c’è spazio solo per la pioggia, per quasi due ore. Si torna in campo dopo 100 minuti, e rientrano anche i 13.118 spettatori presenti quel giorno sul Centrale. La sensazione di poter assistere alla storia si fa più forte quando Fraulein Forehand va a servire per portare il match al terzo ma subisce il break. Ancora una volta, McNeil l’ha attaccata sul rovescio, ancora una volta affossa a rete l’accelerazione col suo colpo debole. “Stavo facendo le scelte giuste – ha dichiarato McNeil – non ho fatto altro che pensare a questo per tutta la partita”. E lo scenario si ripeterà all’undicesimo game. Graf manca un altro set point e Lori porta il set al tiebreak.

L’orizzonte di Graf si oscura ancora con lo smash, tutt’altro che impossibile, affossato a rete in avvio, e il doppio fallo che vale il 3-1 McNeil. Lori, con un doppio break di vantaggio, subisce il ritorno illusorio della testa di serie numero 1 che accorcia fino al 4-3. Ma McNeil non trema e piazza la volée di rovescio per il 6-3. A rete, raccontava, non cerca solo la volée profonda, verso la riga di fondo, ma esplora tutto il campo, guarda anche agli angoli stretti, al rettangolo di battuta.

È il punto più importante di tutta la sua carriera. Ha vinto dieci titoli in singolare, è salita al numero 9 del mondo nel 1988, ma sta per fare la storia. E per la storia, al terzo match point, mette in scena l’ultimo prezioso tentativo di stupire. Attacca, ma forza sul dritto di Steffi, sul suo colpo migliore. Il passante di Fraulein Forehand è debole, la volée di Lori vale un posto nella leggenda del tennis. Non era mai successo che una campionessa in carica uscisse al primo turno a Wimbledon, e mai succederà di nuovo. “Sono delusa, ma non mi ucciderò per questo – commenta Graf -. Non mi fa male perdere il titolo a Wimbledon, mi fa male perdere”.

McNeil arriverà fino alla semifinale. Perderà 36 62 10-8 da Conchita Martinez che avrebbe conquistato il titolo su una commossa Martina Navratilova. Avrebbe sperato di chiudere con una vittoria, Martina, all’ultima partita in carriera in singolare a Wimbledon, che nella commozione generale per l’addio dimentica l’inchino alla Principessa Diana e fa emozionare anche William Crove, l’ambasciatore Usa in Gran Bretagna. Anche Navratilova cederà alle lacrime. “Non piango perché ho perso, ma perché è tutto finito”. In quella semifinale, ha ricordato Lori, “ero 15-30 quando serviva per rimanere nel match nel terzo set. Ho sempre risposto per vincere, ero a due punti dalla finale di Wimbledon. Ma non tendo a pensare in questo modo. È lo sport. È sottile la linea fra la vittoria e la sconfitta”.


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