WIMBLEDON STORIES: 2000, IL MILLENNIUM BUG DI VOLTCHKOV

Nel 2000, il bielorusso Voltchkov diventa il primo qualificato dal 1977 a raggiungere la semifinale ai Championships. Perderà solo contro Sampras.

Tennis – Una maglietta adidas dell’anno prima e un paio di pantaloncini che gli ha prestato Marat Safin. È così che Vladimir Voltchkov si presenta sul Centrale di Wimbledon a Pete Sampras. Il bielorusso è il vero Millennium Bug dei primi Championships del terzo millennio. È il numero 247 del mondo, il semifinalista con la più bassa classifica di sempre nella storia del torneo. Ha rischiato di uscire al secondo turno delle qualificazioni, ha battuto Dupuis solo 61 67 86, e ora è il nome più associato a John McEnroe, l’ultimo qualificato a spingersi fino alla semifinale a Wimbledon (era il 1977, si fermò solo di fronte a Jimmy Connors, in quattro set).

Sua madre guadagnava appena l’equivalente di 7 sterline a settimana, che a Wimbledon bastavano all’epoca per comprare non più di tre fragole. La semifinale gli frutta 193 mila dollari, più di quanto avesse guadagnato in tutta la sua carriera da professionista. L’anno prima, nel 1999, si era qualificato per il main draw dell’Australian Open e del Roland Garros ma era sempre uscito al primo turno, e a livello ATP aveva vinto appena due partite su nove.

È arrivato a sfidare il mumero 1 del mondo, però, sulla scia di 15 vittorie di fila contando anche le qualificazioni e il Challenger di Fergana, in Uzbekistan. Arriva da sconosciuto al gran ballo nella cattedrale del tennis. Eppure nel 1996 ha conquistato il titolo junior a Wimbledon, in finale su Ivan Ljubicic. Fino al 1999, solo Bjorn Borg, Pat Cash e Stefan Edberg hanno alzato il trofeo più ambito dopo aver già trionfato da under 18.

Voltchkov apre il tabellone al secondo turno: batte Pioline, testa di serie numero 6, 6-3 6-3 2-6 3-6 6-4. Ci prende gusto e al terzo elimina un altro top-20, Younes El Aynaoui, 7-6(4) 7-5 7-6(4) in 2 ore e 22 minuti: gli è bastata una sola palla break in tutto il match. Negli ottavi fa impazzire Wayne Ferreira, che spacca due racchette e cede 6-3 6-4 7-6(0).

L’erba evidentemente si presta bene al suo gioco, anche se si è preparato per Wimbledon su quella sintetica. Non ha altre possibilità in Bielorussia, Vladimir, che ha imparato a giocare a tennis nei campi della fabbrica dove lavorava il padre, Nicolai, la Minsk Automobile Plant. A 15 anni, poi, è emigrato negli Stati Uniti insieme all’ex giocatore Sergei Leonyuk che è partito per Brooklyn insieme ai figli per paura delle conseguenze dell’esplosione di Chernobyl. Brooklyn non è certo la prima per i giovani tennisti che cercano un trampolino per la gloria, non ha certo la fama di Boca Raton con l’academy di Nick Bollettieri. Vive nell’appartamento di Leonyuk, di fronte al Brooklyn Racquet Club, e studia al Lincoln High insieme a immigrati e ai figli delle famiglie che abitano le case popolari di Coney Island. La Lincoln High è celebre soprattutto per il basket, in quel periodo la frequenta anche Stephon Marbury, futuro play dei Timberwolves, dei Nets, dei Suns, dei Knicks e dei Celtics tra il 1996 e il 2009, che diventerà il secondo giocatore nella storia della NBA ad aver registrato almeno 20 punti e 8 assist in media a partita. “Sì lo conoscevo” ha raccontato Voltchkov, “o meglio lo vedevo in palestra. Ma non era vero il contrario. Nessuno sapeva allora che ero un giocatore di tennis”.

Fino al torneo di Wimbledon di quell’anno ha giocato solo 36 partite nel circuito maggiore: ne ha vinte 16, ma 13 in Coppa Davis. Ha disputato solo 11 tornei ATP e non è mai arrivato in semifinale. Non trema, però, nel quarto di finale contro Byron Black, anche lui non compreso fra le teste di serie. Voltchkov chiude 7-6(2) 7-6(2) 6-4: solo Bob Gilitian (1977 Australian Open)e Filip Dewulf (1997 French Open), oltre a McEnroe, si sono spinti così avanti in uno Slam dopo essere partiti dalle qualificazioni.

“Due giorni fa, mi dicevano: se dovessi arrivare in semifinale, eguaglieresti il record di McEnroe” spiega. “È stata una grande carica per me”. Con BigMc, però, ha davvero poco in comune. “Lui è mancino, io gioco con la destra. Lui era uno specialista del serve and volley e a me piace attaccare di più da fondo. Diciamo che ci unisce solo questo piccolo record qui a Wimbledon”.

Non è nemmeno abituato a spendere troppo, Vladimir. Al Village condivide l’appartamento con suo padre e la famiglia di Max Mirny. La sera, Nicolai Voltchkov cucina per tutti mentre Vladimir consuma il dvd del Gladiatore. L’ha visto almeno quattro volte durante il torneo, ha raccontato.

“Wimbledon, per qualche ragione, è sempre stato speciale per me” ha spiegato. “Certo, ci sono altri tre Slam e altri tornei importanti. Ma da quando l’ho vinto da junior, ho nutrito la speranza che questo potesse diventare il mio Slam; qui di sicuro ho più probabilità di far bene. Evidentemente avevo ragione”. Tuttavia, ammette dopo la vittoria su Black, “mi sarei aspettato di ottenere risultati più velocemente. Così però mi sono messo addosso troppa pressione, ho fatto qualche scelta sbagliata. Devi davvero imparare a pensare diversamente, devi cercare di migliorare giorno dopo giorno, concentrarti solo sul rendere il tuo gioco adatto ai livelli più alti. Quando realizzi che i colpi li hai, che il gioco c’è, allora diventa solo questione di tempo”.

La sfida contro Pete Sampras, però, è di quelle che fanno tremare le vene ai polsi. “Stiamo parlando probabilmente del miglior giocatore di tutti i tempi” dice, “è impossibile trovare qualche suo punto debole. Se è in giornata, gioca un tennis incredibile in qualsiasi settore del campo. Spero solo di fare la mia partita e di riuscire a contrastarlo in qualche modo”.

Voltchkov affossa una volée facile, di dritto, nel tiebreak del primo set. Si inginocchia sotto la rete, un Massimo Decimo Meridio impotente di fronte agli dei del tennis. Un punto più in là, è 7-4 Sampras. Nel secondo, Pistol Pete chiede l’intervento del fisioterapista sul 5-2 per un problema alla caviglia sinistra ma veleggia verso il 6-2. Voltchkov resiste ma non incide abbastanza in risposta. Cancella due palle break nel settimo gioco del terzo, tiene il servizio con un bel vincente di dritto ma può solo rimandare il 76 62 64. È la ventisettesima vittima consecutiva di Pete Sampras a Wimbledon, la 52ma in 53 partite. Pistol Pete diventa il primo giocatore dal 1981, dal successo di John McEnroe su Bjorn Borg. E il resto è storia.


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