YANNICK NOAH: FANTASIA A RETE

Vincitore al Roland Garros nel 1983, il fuoriclasse francese era dotato di un tennis spettacolare, caratteristica che ha trasferito alla sua nuova attività di cantante

Parigi. “Nessuno è profeta in Patria”, recita il proverbio, e tutti gli appassionati di tennis sanno che il detto si applica perfettamente al mondo della racchetta. Infatti, noi italiani aspettiamo che un azzurro vinca al Foro Italico dal 1976, mentre gli inglesi cercano l’erede di Fred Perry addirittura dal 1936! In una situazione leggermente migliore si trovano i francesi, che attendono dal 1983, quando cioè a trionfare fu Yannick Noah.

Nato a Sedan il 18 maggio 1960, Yannick Noah è figlio di un incontro felice di due culture, quella francese della madre insegnante e quella camerunense del padre calciatore.

Quando aveva tre anni la sua famiglia si trasferì in Camerun ed è lì che Yannick Noah crebbe a pane e tennis. I brillanti risultati che otteneva e il talento immenso che mostrava, oltre agli incoraggiamenti ricevuti dal campione americano Arthur Ashe, lo spinsero a tornare in Francia per tentare la carriera professionistica.

Dotato di un gioco molto fisico (aiutato dal suo metro e 93 cm di altezza), ma assieme fantasioso e brillante, appassionava sempre gli spettatori per la sua spettacolarità. Si distinse soprattutto per il “colpo alla Noah” che eseguiva quando, proiettato all’attacco, veniva sorpreso da un lob del rivale di turno.

Correva allora verso la linea di fondo e colpiva la palla spalle alla rete, facendosi passare la racchetta tra le gambe!

La sua carriera cominciò con la conquista del titolo juniores a Wimbledon nel 1977. Un risultato così importante lo spinse a passare al professionismo pochi mesi dopo.

Nel 1978, nella parte finale della stagione, Yannick Noah vinse i suoi primi due titoli di singolare: sulla terra di Manila (batté nel match-clou Feigl per 7/6 6/0) e Calcutta (regolò sul traguardo Portes per 6/3 6/2). Continuò a trionfare anche l’anno dopo, sul cemento indoor di Nancy (si sbarazzò di Haillet per 6/2 5/7 6/1 7/5), sulla terra di Madrid (di Orantes per 6/3 6/7 6/3 6/2) e infine sul “rosso” amico di Bordeaux (di Solomon per 6/0 6/7 6/1 1/6 6/4).

Dopo una stagione di digiuno, tornò sul gradino più alto del podio nel 1981, stavolta sul tappeto indoor di Richmond (grazie al ritiro di Lendl in finale sul 6/1, 3 a 1) e sulla terra di Nizza (per 6/4 6/2 su Martinez). Nel 1982 collezionò ben quattro titoli.

Sul duro di Palm Springs interruppe la striscia vincente di 44 vittorie consecutive di Ivan Lendl “il Terribile”, superandolo nell’ultimo round con il punteggio di 6/3 2/6 7/5; sulla terra di South Orange si coprì di gloria a spese di Ramirez, che eliminò per 6/3 7/6; a Basilea prevalse su Wilander per 6/4 6/2 6/3; sul tappeto di Tolosa ebbe la meglio su Smid per 6/3 6/2.

Il suo anno migliore, dal punto di vista dei successi, fu però sicuramente il 1983. Infatti. oltre ad affermarsi nella prova di Madrid in finale sullo svedese Sundstrom per 3/6 6/0 6/2 6/4 e nel torneo di Amburgo su Higueras per 3/6 7/5 6/2 6/0, si presentò al Roland Garros mentalmente carico e accreditato della testa di serie n.6.

Dopo aver superato i primi quattro turni senza perdere nemmeno un set contro Jarryd, Pecci, Dupré e Alexander, incontrò nei quarti il favorito n.3 Lendl che uscì dal campo frastornato dai colpi spettacolari di Yannick (7/6 6/2 5/7 6/0 lo score a favore del transalpino). In semifinale non c’era ad attenderlo il favorito n.1 Jimmy Connors, ma il suo “giustiziere” Christophe Roger Vasselin, che venne annichilito da Yannick Noah con l’eloquente punteggio di 6/3 6/0 6/0. Sul traguardo Yannick Noah affrontò la testa di serie n.5, il giovane svedese Wilander, detentore del titolo.

La sua fantasia prevalse sulla regolarità del rivale, che dopo un match tirato si arrese per 6/2 7/5 7/6. Fu il trionfo, e il sogno di un intero popolo che aspettava quel momento da ben 37 anni diventò realtà.

Yannick Noah venne festeggiato come un eroe. Questo ruolo gli pesò così tanto che non solo non vinse più
titoli dello Slam, ma gli ci vollero quasi due anni per tornare a imporsi in una prova di singolare.

Ci riuscì a Roma nel 1985, quando si affermò sul talentuoso Mecir al termine di una emozionante finale vinta con il punteggio di 6/3 3/6 6/2 7/6. L’exploit al Foro Italico gli fece ritrovare la fiducia in se stesso, così in breve tempo giunsero anche i successi di Washington su Jaite per 6/4 6/3 e di Tolosa su Smid con un duplice 6/4.

Nel 1986 si aggiudicò altri due tornei, Forest Hills su Vilas per 7/6 6/0 e Wembley su Svensson per 6/2 6/3 6/7 4/6 7/5, ma soprattutto in luglio raggiunse il suo “best ranking” di n.3 del mondo. Nel 1987 prevalse sulle superfici indoor di Lione (a spese di Nystrom per 7/6 4/6 7/6 ) e Basilea (su Agenor per 7/6 6/4 6/4).

Nel 1988 siglò l’evento indoor di Milano in finale su Connors, che si ritirò durante il match, ma il “must” della gara fu sicuramente la spettacolare semifinale vinta per 6/4 4/6 7/6 su Becker.

La sua ultima “zampata” fu il successo del 1990 a Sydney, quando superò uno dopo l’altro il favorito n.1 Ivan Lendl per 6/1 6/4, n.3 Krickstein per 6/4 7/5 e infine n.7 Steeb col punteggio di 5/7 6/3 6/4.

Il gioco frizzante e a tutto campo di Yannick Noah gli ha anche regalato 16 titoli di doppio, tra cui quello del Roland Garros targato 1984 in tandem col connazionale Leconte.

Nel 1986 Yannick Noah giunse in vetta alla classifica della specialità e vi rimase per 19 settimane.

Ritiratosi dalle competizioni nel 1990, fu un ottimo capitano non giocatore di Coppa Davis. Nel 1991 riuscì infatti a riportare l’insalatiera d’argento in Francia dopo ben 59 anni, e poi bissò nel 1996. Da capitano della nazionale femminile, nel 1997 conquistò la prima Fed Cup della storia del suo Paese.

Vulcanico e generoso, Yannick Noah sostiene l’organizzazione benefica “Les enfants de la Terre” fondata da sua madre, oltre all’associazione “Fête le Mur” da lui ideata per insegnare il tennis ai bambini dei Paesi poveri.

I lettori più giovani forse non conoscono il Noah tennista, ma certamente avranno ascoltato più di un brano del Noah cantante, altro campo in cui Yannick Noah eccelle.

Questo articolo è tratto dal libro “N.1 per un giorno“.
Per prenotarlo scrivi a:
numeri1perungiorno@libero.it


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