ZINA: DUE MEDAGLIE E NIENTE PIU’

Zina Lynna Garrison campionessa di colore dal gioco d’attacco e dal cuore d’oro. Texana, è stata molto meno famosa di Althea Gibson e delle sorelle Williams, ma ha dato molto al tennis

Il nostro sport ha avuto, finora, pochissime campionesse di colore. Le più famose sono state indubbiamente Althea Gibson, plurivincitrice dei tornei dello Slam (Roland Garros, Wimbledon e Campionati degli Stati Uniti) alla fine degli Anni Cinquanta, e le sorelle Venus e Serena Williams – ancora in attività – le cui gesta sono note a tutti gli appassionati.

Negli Anni Ottanta un’altra giocatrice afro-americana (oltre a Lori Mc Neil) ha scritto pagine significative del nostro sport, pur non raggiungendo le vette delle sopraccitate campionesse. Si tratta di Zina Lynna Garrison, giocatrice texana (nata a Houston il 16 novembre 1963), attiva fino alla seconda metà degli Anni Novanta, che in carriera centrò ben 14 titoli di singolare (raggiungendo la quarta posizione nella classifica Wta nel 1989), oltre a 20 titoli di doppio e 3 Slam di doppio misto.

Chi l’ha vista all’opera ricorda la sua propensione per il gioco di volo (pur essendo alta soltanto 163 cm) e sicuramente anche il modo in cui si muoveva in attesa di rispondere al servizio avversario: una sorta di danza molto personale, quasi tribale…

Ultima di sette fratelli, cominciò a giocare a tennis all’età di 10 anni e si fece immediatamente notare per l’indubbio talento. A 14 primavere vinse il titolo nazionale under 18, e nel 1981 si aggiudicò il titolo juniores sia a Wimbledon che agli US Open, salendo così in vetta alla classifica mondiale di categoria.

Il 1982 fu per lei un anno pieno di avvenimenti, purtroppo non tutti positivi. Si diplomò alla Sterling High School di Houston e passò al professionismo giungendo fino ai quarti del Roland Garros (sconfitta per 6/3 6/2 dalla futura vincitrice Navratilova).

Purtroppo, però, perse la madre e cominciò a soffrire di bulimia. Di quel periodo dirà anni dopo: «Non mi ero mai sentita a mio agio nel mio corpo e credevo di aver perso l’unica persona che mi aveva amato incondizionatamente.

Il fatto di essere stata soprannominata la nuova Althea Gibson rendeva le cose addirittura peggiori». Nonostante i problemi, Zina cominciò a raccogliere successi importanti nel circuito: nel 1983 giunse in semifinale agli Australian Open (battuta da Kathy Jordan per 7/6 6/1) e terminò l’anno al decimo posto del ranking.

Nel 1984 vinse il suo primo titolo di singolare sconfiggendo nella finale del torneo di Zurigo la tedesca Claudia Kohde Kilsch per 6/1 0/6 6/2, poi nel 1985 agguantò il suo secondo titolo sulla terra di Amelia Island superando Chris Evert per 6/4 6/3. Infine, giunse per la prima volta in semifinale a Wimbledon, eliminata dalla Navratilova per 6/4 7/6. Nel 1986, a Montreal, si aggiudicò anche il suo primo titolo di doppio in coppia con Gabriela Sabatini.

Era comunque nei tornei del Grand Slam che Zina Lynna Garrison continuava a mettersi in luce: nel 1987 agli Australian Open vinse la sua prima gara di doppio misto in coppia con Sherwood Stewart, e con lui replicò l’exploit a Wimbledon nel 1988.

Nello stesso anno giunse nei quarti nel torneo di singolare, sconfitta dalla testa di serie n.3 Pam Shriver per 6/4 6/4 dopo aver superato negli ottavi la favorita n.5 Sabatini con il punteggio di 6/1 3/6 6/2. A Flushing Meadows approdò per la prima volta in semifinale dopo aver regolato Martina Navratilova (fino ad allora i precedenti recitavano 21 a 0 per l’ex cecoslovacca) in un match da molti considerato il migliore della stagione.

Dopo gli US Open ci furono le Olimpiadi di Seul, e Zina portò a casa due medaglie: ottenne l’oro nel doppio in coppia con Pam Shriver (superarono con lo score di 4/6 6/2 10/8 il duo ceko Sukova-Novotna), e il bronzo in singolare (sconfitta in semifinale da Steffi Graf per 6/2 6/0 dopo aver eliminato nei quarti proprio la Shriver per 6/2 6/3).

Nel 1989 giunse per la seconda volta in semifinale agli US Open, ponendo fine nei quarti alla carriera di Chris Evert con un secco 7/6 6/2. Subito dopo lo Slam statunitense sposò Willard Jackson, dal quale divorziò nel 1997.

Il suo anno migliore nei “Majors” fu comunque il 1990, quando arrivò in finale al torneo di Wimbledon dopo aver regolato nei quarti la “regina” del Roland Garros Monica Seles per 3/6 6/3 9/7 (annullandole anche un match-point con un diritto lungolinea) e in semifinale la campionessa in carica Steffi Graf con il punteggio di 6/3 3/6 6/4.

Nel match-clou trovò ad attenderla un’agguerritissima Martina Navratilova, che la superò con un doloroso 6/4 6/1 conquistando così il nono titolo di singolare dei “Championships”, record assoluto. Zina si consolò subito facendo suo il terzo Slam di doppio misto, stavolta in coppia con Rick Leach.

Dopo il 1990, pur non raggiungendo più grossi risultati, Zina Lynna Garrison conquistò ancora 4 titoli di singolare e diversi titoli per tandem. Si ritirò definitivamente dal circuito nel 1997, ma restò comunque nel mondo del tennis, sia come commentatrice televisiva che come allenatrice.

A Houston ha infatti fondato la “Zina Garrison All Court Tennis Academy”, il cui scopo è «far crescere i ragazzini in maniera solida ed equilibrata, indipendentemente dal fatto che diventino o meno dei professionisti della racchetta». Nel tempo Zina ha assunto il ruolo di capitano della selezione olimpica americana e anche quello di cittì della sua nazionale di Fed Cup .

Persona dalla profonda sensibilità (tanto da aver fondato, nel 1988, un’organizzazione per aiutare i senzatetto e i ragazzi con problemi di droga), ha senza dubbio dato al tennis molto di più di quanto sia riuscita a raccogliere.


Nessun Commento per “ZINA: DUE MEDAGLIE E NIENTE PIU’ ”


Inserisci il tuo commento


Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Articoli correlati

Dalla prima pagina » Ultima ora

Desideri ricevere in anteprima tutte le notizie? Iscriviti alla Newsletter di Tennis.it

TENNIS OGGI: nel numero di Dicembre 2017

  • Dimitrov e Wozniacki "Maestri". Due veterani del tour ancora in parte inespressi, che a fine stagione hanno saputo cogliere il momento propizio. Nel 2018 sono comunque attesi alla prova del nove, magari un trionfo Slam...
  • Chi è Hyeon? Di cognome fa Chung, è coreano ed è più che coriaceo in campo. Qualità, quest'ultima, che gli è valsa la vittoria alla prima edizione delle "Next Gen" meneghine. Adesso lo aspettano i "grandi".
  • Giochi di squadra. Dopo oltre tre lustri, Francia e Stati Uniti riconquistano rispettivamente la Coppa Davis e la Fed Cup. Onore al merito dei due capitani ex giocatori, Yannick Noah e Kathy Rinaldi, che hanno saputo ricompattare e motivare le loro gloriose compagini.