NATASHA ZVEREVA: QUELLA CHE BATTE’ Il CREMLINO

Questa tennista dell’ex Unione Sovietica calcò i campi con buon profitto. Riuscì a portare a casa ottimi risultati, anche combattendo contro il Ministero dello Sport del suo Paese...

A volte, durante un torneo, ci sono degli avvenimenti destinati a cambiare la storia del tennis. Naturalmente, mentre questi episodi accadono nessuno si rende conto della portata di quello che sta succedendo, ma poi – a distanza di tempo – riguardare certi tabelloni dà la sensazione che tutto sia stato scritto in anticipo. È quello che abbiamo provato rileggendo il “main draw” femminile dell’edizione 1988 del Roland Garros.

Testa di serie n.13 di quel torneo era una diciassettenne russa (bielorussa, per la precisione, ma all’epoca esisteva ancora l’Unione Sovietica) di nome Natalia Zvereva.

“Natasha” superò abbastanza facilmente i primi tre turni (fu impegnata solo fino al tie-break del primo set nel match d’esordio con la nostra Golarsa), e si ritrovò davanti la leggenda vivente del tennis, l’allora n.2 del mondo Martina Navratilova, che affrontò senza alcun timore reverenziale liquidandola per 6/3 7/6. Nei quarti di finale l’aspettava un’altra sfida difficile: Helena Sukova, n.7 della classifica Wta e anche lei giocatrice d’attacco.

Contrariamente a ogni aspettativa, la Natasha Zvereva vinse questo incontro molto nettamente con l’eloquente punteggio di 6/2 6/3. Nel penultimo round non trovò la favorita Chris Evert, “sgambettata” nei sedicesimi da una giovanissima Arantxa Sanchez, ma Nicole Provis, una delle poche australiane a giocare meglio sulle superfici lente.

La partita fu combattutissima e incerta fino alla conclusione, tanto che per aggiudicarsela la russa dovette annullare un match-point nel terzo set, chiuso per 7/5 a suo favore. L’avversaria dell’incontro decisivo era la diciannovenne tedesca Steffi Graf, nuova stella del tennis mondiale.

Tutti noi appassionati sapevamo che quel giorno per Natasha Zvereva, per noi Natalia, non ci sarebbe stato nulla da fare, ma nessuno di noi immaginava il modo in cui quel match-clou sarebbe finito. Steffi fu impietosa e rifilò un sonoro 6/0 6/0 alla rivale in appena 34 minuti di gioco.

Natasha Zvereva terminò l’incontro in lacrime e, al momento della premiazione, rifiutò il microfono per l’abituale discorso di ringraziamento.

Era troppo provata. Quella sconfitta così umiliante deve aver influito molto negativamente sul morale della giovane ragazza dell’Est, tanto da convincerla a impegnarsi più nel doppio che nel singolare.

Nella prova per tandem vincerà ben 80 tornei (tra cui tutti quelli del Grand Slam), con diverse partner come Savchenko, Gigi Fernandez, Navratilova, Shriver, Davenport, Kournikova, Pierce, Sanchez e Sukova, mentre da sola ne firmerà solo 4.

Nonostante ciò, Natasha Zvereva salirà fino alla quinta posizione della classifica di singolare e batterà tutte le più forti giocatrici del mondo (Evert in Massachussets nel 1988, Sabatini e Sanchez al Masters nel 1995).

Non raggiungerà mai più una finale del Grand Slam ma nel 1998, a Wimbledon, approderà alla sua unica “semi” riuscendo finalmente a superare “l’incubo” Graf (a 10 anni dal loro primo incontro) nei sedicesimi e Monica Seles nei quarti.

Natasha Zvereva non è stata importante solo per i risultati conseguiti, ma anche per le battaglie combattute contro il Ministero dello Sport sovietico.

Assieme al suo collega Andrei Chesnokov rivendicò per sé i guadagni ottenuti con le sue vittorie (a quei tempi le vincite dei tennisti venivano confiscate dallo Stato e i giocatori ricevevano in cambio solo una piccola diaria) e nel 1989, sempre assieme al collega, firmò un contratto con l’agenzia Pro-Serve affinché gestisse i suoi guadagni.

Per questa ragione i suoi connazionali l’accusarono di tradimento.

Qualche mese dopo, con la caduta del Muro di Berlino, tutto si semplificò per i tennisti d’oltrecortina. Chissà se la Sharapova, la Zvonareva, la Kuznetsova, la Petrova, la Safina e più in generale tutte le giocatrici dell’ex Unione Sovietica conoscono questa storia.

Chissà se sono consapevoli che ciò che hanno è anche frutto del coraggio di Natasha Zvereva.

Questo articolo è tratto dal libro “N.1 per un giorno“.
Per prenotarlo scrivi a:
numeri1perungiorno@libero.it


1 Commento per “NATASHA ZVEREVA: QUELLA CHE BATTE' Il CREMLINO”


  1. Fabio ha detto:

    Natasha Zvereva o Natalia come si faceva chamare una volta è stata la mia tennista preferita a dispetto dei risultati non all’atezza dell’immenso talento di cui disponeva. Sempre imprevedibile e divertente da vedere anche sotto l’aspetto del puro entertainment, di lei m colpiva oltre alla sua storia – che qui sopra è stata brevemente tratteggiata – la dolcezza dello sguardo e l’eleganza della figura (si può benissimo dire che è stata anche precursore delle “modelle” del tennis che avrebbero successivamente calcato i courts). Si, lo ammetto, ero competamente perso dietro di lei :-)E’ buffo vedereproprio lei, oggi, capitana non giocatrice in Fed Cup per la squadra femminile di tennis di quella Bielorussia guidata dal despota comunista Lukashenko. Ma le contraddizioni fanno parte del percorso della vita di ognuno di noi e uella di Zvereva resta, se non una favola (lo sarebbe stto se avesse agguntato Wimbledo nel 98…),almeno una bella storia. Ciao Natasha!


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