UBERTO DE MORPURGO. IL BARONE DEL TENNIS

Ricorre oggi l’anniversario di nascita di uno dei primi campioni del nostro tennis. Il Barone è stato l’unico in grado di vincere una medaglia olimpica, a Parigi nel 1924. Quella di Raffaella Reggi, infatti, è stata conseguita dalla faentina nel 1984, quando il tennis era sport solo dimostrativo.
lunedì, 11 Gennaio 2016

Tennis – Nell’anno delle olimpiadi di Rio de Janeiro è cosa buona e giusta ricordare l’unico tennista italiano in grado di vincere una medaglia a cinque cerchi. Si tratta di Uberto De Morpurgo, Hubert in lingua tedesca (Trieste il 12 gennaio 1896 – Ginevra il 26 febbraio 1961).

Il Barone nasce nella Venezia Giulia ancora in possesso dell’impero Austro-Ungarico da genitori austriaci con passaporto italiano, anche se alcune fonti vogliono il padre di origini ebree e la madre inglese. L’incontro con il tennis avviene a Oxford, dove Uberto De Morpurgo si reca per studiare. I primi successi sono datati 1911 (campione junior in Gran Bretagna) e 1915 (campione studentesco a Parigi).

Ma poi arriva il tempo della Grande Guerra. Hubert si arruola nell’aviazione austriaca e il rapporto con il tennis si interrompe per la durata del conflitto. La sconfitta di Vienna sancisce l’annessione della Venezia Giulia all’Italia e Hubert diventa definitivamente Uberto, ottenendo la cittadinanza italiana. Nel 1924 ottiene il suo successo più glorioso nel torneo olimpico di Parigi. De Morpurgo perde in semifinale dalla futura medaglia d’oro Vinnie Richards, ma si riscatta nello spareggio per il bronzo sconfiggendo il fresco campione di Wimbledon Jean Borotra. Questa rimane l’unica medaglia olimpica vinta da un italiano nella storia della competizione a cinque cerchi. A quei tempi il tennis è ancora sport olimpico a tutti gli effetti, mentre nel 1984, anno della vittoria di Raffaella Reggi, è ancora alla fase dimostrativa.

I buoni risultati non si fermano qui. Nel 1925 Uberto De Morpurgo, in coppia con Elizabeth Ryan, raggiunge la finale del doppio misto a Wimbledon. La coppia viene però sconfitta dal duo composto da Jean Borotra e Suzanne Lenglen.

È una storia piena di nomi illustri quella del Barone. Nel 1928 si spinge fino ai quarti di finale sempre sull’erba londinese. A batterlo e un certo René Lacoste, che poi vincerà il torneo per la seconda volta in carriera.

Nel 1930 gioca la finale degli Internazionali d’Italia in tutte le specialità, singolare, doppio e doppio misto. Nel singolare perde da Bill Tilden. Nel doppio, che gioca con Placido Gaslini, si deve arrendere ancora allo statunitense e al suo connazionale Wilbur Coen. Il successo arriva invece nel doppio misto. Uberto De Morpurgo e Lilì de Álvarez sconfiggono Lucia Valerio e Pat Hughes, conquistando l’alloro.

La sua storia, nello stesso anno, si incrocia per due volte con quella di Henri Cochet. La prima, in occasione delle semifinali del Roland Garros, quando il francese lo batte a va a prendersi la sua quarta Coppa dei Moschettieri in finale contro Bill Tilden. La seconda, durante la finale del torneo di Monte Carlo, che si conclude purtroppo con un’altra vittoria del transalpino.

Importante anche il suo apporto alla causa italiana in Coppa Davis. Un amore, quello per la maglia con il tricolore, inizialmente non ricambiato. Nel 1922, infatti, i dirigenti italiani non lo convocano per la competizione. Uberto De Morpurgo non dimenticherà mai tale affronto, ma giocherà senza interruzioni dal 1922 al 1933, disputando 79 incontri (39-14 in singolare; 16-10 in doppio) e diventando la punta di diamante e il capitano della giovane formazione italiana.

Il Barone De Morpurgo è stato il primo italiano a entrare nella top 10 del tennis mondiale. È stato giocatore di grande personalità, molto determinato e combattivo e mai propenso ad accettare la sconfitta, spesso concepita come una sorta di offesa personale. Questo aspetto del suo carattere gli è valso alcune critiche durante la carriera, ma lo ha sempre contraddistinto come esempio di determinazione e campione vero, di quelli che non si arrendono mai. La storia del Barone riporta alla mente al tennis di inizio ‘900, uno sport che si giocava con calzoni lunghi e rigorosamente in bianco. Ma, soprattutto, è una storia legata alle Olimpiadi e sigillata nel tempo dalla medaglia d’oro vinta a Parigi. Un’impresa che, nell’anno dei Giochi di Rio, vale la pena celebrare.

Foto: Umberto De Morpurgo (www.wikipedia.it)


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