AUGURI BORIS BECKER, 49 ANNI DI “CARATTERE”

Compie 49 anni Boris Becker, 6 volte vincitore Slam che fra gli anni '80 e '90 ha saputo esaltarsi con uno stile di gioco aggressivo e spettacolare.

Tennis – Non è più il tennis di una volta, lo sa bene Boris Bercker, tedesco con lo sguardo di ghiaccio ed il carattere indomito. Il classe ’67 nativo di Leimen, Germania, è stato uno degli ultimi esponenti del serve & volley vecchio stampo, dove servizio e discese a rete erano all’ordine del giorno, favorendo uno stile di gioco aggressivo e spettacolare, con scambi brevi ma intensissimi. Non è più il tennis di una volta, degli enfant prodige capaci di vincere uno Slam prima di imparare a guidare la macchina, delle superfici veloci e dei colpi vincenti.

Boris Becker è stato, appunto, lo stereotipo del bambino prodigio: a 5 anni ha impugnato per la prima volta la racchetta dimostrando da subito un grande talento, tale da valergli una dispensa speciale da parte del Ministero della pubblica istruzione tedesco, abbandonando gli studi per dedicarsi a tempo pieno al tennis. Dopo buoni risultati a livello giovanile, nel 1984 passa al professionismo e neanche un anno dopo, il 7 luglio 1985, a 17 anni e 227 giorni, diventa il più giovane vincitore di un torneo del Grande Slam (record che verrà poi battuto da Michael Chang al Roland Garros il quale vinse l’edizione del  1989 all’età di 17 anni e 110 giorni) vincendo il torneo di Wimbledon.

Dai campi del Blau-Weis Tennisklub a Wimbledon il passo è breve. Il Queen’s Club Championships fu travolto dalla furia del ragazzino con i capelli rossi e lo sguardo penetrante il quale si rese protagonista di un mese di fuoco vincendo prima al Queen’s superando Pat Cash nei quarti e Johan Kriek in finale e poi sull’erba di Wimbledon. Becker aveva iniziato la stagione come n.66 del mondo e, senza essere testa di serie, sbaraglià la concorrenza di tennisti come Pfister, Anger, Nyström, Mayotte, Henri Leconte, Anders Järryd ed in fine l’americano Kevin Curren. Boris Becker conquista il matchpoint che gli consegna il trofeo di Wimbledon con un servizio vincente.

“Boom Boom Becker“,  come verrà chiamato da lì a poco per il suo stile di gioco fisico ed aggressivo basato su un servizio portentoso ed un ottimo dritto, ha deliziato le platee di tutto il mondo con giocate spettacolari e salti felini (celebri i suoi “tuffi” nei pressi della rete). Quello che colpiva del giovane teutonico era una sorte di “folle lucidità”: scelte di un coraggio estremo che non sfociava mai in vera follia grazie ad un’inspiegabile controllo nei momenti cruciali.

Un eroe “scelto” da una Germania divisa, decisione che ha gravato molto sul giovane Becker il quale si è sentito strumentalizzato provocando dissidi interiori e portandolo a manie di grandezza.  Dirà in seguito: “Non volevo essere una leggenda, poi ho pensato che le mie vittorie potevano far felici gli anziani, i poveri, gli emarginati. Per loro ho accettato di passare per idolo”. Da lì il disprezzo verso una patria che non riconosceva più sua: “Non mi sento fiero d’essere cittadino di uno Stato che appoggia idee capitalistiche. Avevo soldi, fama, auto, donne. Eppure mi sentivo infelice. Mi tornavano in mente le biografie di Marilyn Monroe e James Dean, di tante star che al culmine della celebrità avevano trovato la morte, magari suicidandosi”.

La rivalità con Ivan Lendl e Stefan Edberg caratterizzerà quegli anni ed il panorama tennistico ne gioverà per intensità degli scontri e per la delicatezza dei momenti in cui avverranno.
Diventato n.6 del mondo, Boris Becker riesce nell’impresa di difendere il titolo a Wimbledon nel 1986, battendo in finale Ivan Lendl, n.1 del mondo e suo grande antagonista.
Indibiemticabile la Finale del Master nel 1988 (l’allora Nabisco Masters) si disputata sui campi indoor del Madison Square Garden di New York (icampo senza corridoi laterali) resta una delle partite più belle svolte contro Lendl: dopo quasi cinque ore di battaglia, sul match point del tie-break decisivo, il rovescio lungolinea di Becker muore sul net che decide l’incontro dopo uno scabio durisso (dominato quali interamente da Lendl) chiudendo il match in un modo incredibile.

Bisogna aspettare il 1989 per il terzo titolo dei Championships: dopo aver eliminato Lendl in semifinale, si prende la rivincita su Stefan Edberg, che lo aveva sconfitto l’anno precedente. Ma il 1989 è anche l’anno del primo titolo agli US Open, ne fa le spese Lendl. Nel 1990 i sogni di gloria per il 4o titolo a Wimbledon si infrangono contro Edberg. Nel 1991, Boris Becker diventa per la prima volta in carriera n.1 del mondo dopo la vittoria degli Australian Open, così come l’ultimo Slam che il tedesco conquisterà nel 1996. Nei 5 anni fra i due titoli, ci sarà il divorzio da Bob Brett, storico coach che insieme a Ion Tiriac lo aveva accompagnato sin dai primi passi nel circuito Atp e vari infortuni che pregiudicheranno la miglior forma del tedesco il qualche chiuderà la sua carriera nel 1999 senza mai riuscire a vincere il Roland Garros, torneo dove Boris Becker non è mai arrivato oltre le semifinali. La terra rossa è stata l’unica superficie dove Bercker non è riuscito a trionfare in carriera, arrivando ad un passo dalla vittoria nel 1995 a Montecarlo, quando sciupò 3 matchpoint in finale contro Thomas Muster.

Temperamento unico: Boris Becker mal digeriva le sconfitte, era quasi ossessionato dal pensiero di perdere e cercava di “demolire” con il suo atteggiamento i suoi rivali. Il capitano di Davis Günther Bosch dichiarò che agli inzi Boris reagiva malissimo alle sconfitte ma che “a differenza degli altri bambini che odiavano gli avversari, lui odiava se’ stesso”. Più sconcertanti furono le dichiarazioni di Michael Stich, compagno con cui Boris vinse l’oro in doppio alle Olimpiadi di Barcellona nel 1992: “Per Boris, gli altri giocatori tedeschi erano solo accessori. Venivano tutti dopo di lui, gente che non era al suo livello. La maggior parte dei giocatori tedeschi, me compreso, non ha mai avuto il rispetto che meritava”.

In carriera Becker perse 4 finali Slam a Wimbledon: due contro Stefan Edberg, una contro Pete Sampras ed una da Michael Stich. Becker, però, rimase molto legato al centrale del torneo londinese e decise di chiudere la sua carriera il 30 giugno 1999, proprio lì dove tutto è iniziato.
Oggi Boris Becker si diletta ancora con le sue passioni (tralasciando quella per le donne): poker e scacchi, restando ancora in primo piano nel circuito Atp come coach di Novak Djokovic.

Auguri Boris.


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