IL 2011 DI RAFAEL NADAL

Stagione al di sotto delle aspettative quella del maiorchino, dopo un 2010 da dominatore. Tuttavia, nella prima parte dell'anno ha dimostrato grande continuità, per poi perdersi nel finale
martedì, 27 Dicembre 2011

I tre Slam consecutivi vinti nel 2010 lasciavano pensare ad un futuro roseo. Invece, nel 2011, oltre a non aver confermato i grandi successi dell’anno precedente, ha dovuto cedere il passo a Novak Djokovic, che nel giro di pochi mesi si è preso il primo posto nel ranking Atp, ed ha ottenuto più successo di quanto ne avesse avuto il suo predecessore.

Parliamo di Rafael Nadal, probabilmente il miglior tennista della storia sui campi in terra rossa, che ha iniziato il 2011 alla ricerca di conferme, ma che ha dovuto invece abdicare, e lasciare la strada spianata al serbo, capace di superarlo nei sei scontri diretti stagionali.

Rafa veniva da una stagione incredibile, il 2010, in cui aveva praticamente dominato, vincendo Roland Garros, Wimbledon e U.S. Open, e raggiungendo la finale nelle Atp World Tour Finals. Già nel 2008 era stato protagonista assoluto, quando aveva ottenuto l’accoppiata Roland Garros-Wimbledon, e si era imposto nel torneo Olimpico. Si presentava quindi a questa stagione tennistica con 9 titoli dello Slam all’attivo, una medaglia d’oro alle Olimpiadi, e tanti altri trofei in bacheca. Il futuro sembrava nelle sue mani, solo gli infortuni potevano fermarlo. Almeno questo era quello che pensavano tutti, o quasi…

Ma andiamo prima di tutto ad esaminare le caratteristiche tecniche dello spagnolo. Nadal è uno dei più grandi agonisti in assoluto nel circuito Atp. Dotato di due ottimi fondamentali da fondo campo, ha nella mobilità e nella forza fisica le sue più grandi doti. Il suo dritto a sventaglio è micidiale, in particolare sul rosso, dove Rafa ama costruirsi il punto colpo dopo colpo, facendo accorciare il suo avversario, per chiudere proprio con questo fondamentale. Il servizio è migliorato moltissimo nel corso degli anni, ed è proprio grazie a questo miglioramento che ha potuto vincere prima sull’erba di Wilmbledon (2008), poi in Australia (2009), e successivamente anche agli U.S. Open (2010), dopo essersi ripetuto sui prati londinesi. Il gioco di volo rappresenta ancora un punto debole, ma anche da questo punto di vista, il maiorchino ha fatto grandi passi in avanti.

E’ sulla terra rossa che Nadal ha costruito il suo successo da teenager. Fino al 2008, anno della definitiva consacrazione a campione vero, grazie al successo nel torneo di Wimbledon, sulla bacheca dello spagnolo figuravano (parlando di Slam) solo i quattro titoli conquistati al Roland Garros (dal 2005 al 2008). In pratica, fino a quando si giocava sul cemento o sull’erba, Nadal era un cliente ostico, ma non ancora un campione, mentre quando ci si trasferiva sul rosso, in primavera, Rafa diventava il cannibale della situazione, e portava a casa tutti i trofei, senza lasciare spazio agli altri. La situazione è cambiata, come detto, nel 2008, quando, con il successo sull’erba di Wimbledon, Nadal ha finalmente dimostrato di essere un giocatore completo. Successivamente sono arrivati i successi alle Olimpiadi, e negli altri due tornei dello Slam che mancavano nella sua bacheca. La terra rossa rimane ancora oggi la sua superficie preferita, ma anche sugli altri campi, Nadal è da considerare sempre tra i favoriti. Forse solo su cemento indoor, ha dimostrato di avere qualcosa in meno dei suoi avversari. Non è un caso se non abbia mai vinto alle Atp Finals, unico torneo importante in cui lo spagnolo non ha ancora messo il suo sigillo.

Passiamo quindi al 2011. La semifinale a Doha, e i quarti di finale ottenuti all’Australian Open, in avvio di stagione, potevano rappresentare un campanello d’allarme, ma nessuno si sarebbe aspettato una stagione così difficoltosa per Nadal. Nella prima parte, la causa dei suoi insuccessi è stata la superiorità di Novak Djokovic, mentre nella seconda parte, il declino dello spagnolo è stato preoccupante. Rafa si è presentato al Roland Garros dopo aver ottenuto sei finali consecutive, vincendone due (Barcellona e Monte Carlo) e perdendo le altre quattro. Il punto in comune delle quattro sconfitte è stato l’avversario, ovvero Djokovic, che lo ha sconfitto sia sul cemento (Indian Wells e Miami) che sulla terra rossa (Madrid e Roma). Poi, a Parigi, Nadal ha ristabilito, almeno in parte, le gerarchie, vincendo per la sesta volta in sette anni. Gli spettri sono però riapparsi a Wimbledon, dove il maiorchino è stato superato per la quinta volta in stagione dal serbo, ancora in finale. Da questo momento in poi, è iniziato il vero declino. In Canada è stato infatti eliminato all’esordio da Ivan Dodig, mentre a Cincinnati non è andato oltre ai quarti di finale. L’orgoglio gli ha comunque permesso di tornare a giocare bene proprio nel momento più importante, agli U.S. Open, e di raggiungere le semifinali senza perdere alcun set. Ma dopo una strepitosa vittoria su Andy Murray (6-4 6-2 3-6 6-2), è stato ancora Djokovic, e ancora in finale, a batterlo. Questo è stato probabilmente il colpo di grazia, visto che lo spagnolo ha inanellato nel finale di stagione una serie di sconfitte molto nette, tra cui il 6-3 6-0 subito da Roger Federer nel round robin delle Atp Finals. Un nuovo risveglio c’è poi stato nella finale di Davis, dove i due successi di Nadal, hanno permesso alla Spagna di vincere l’insalatiera. Ma sul rosso, lo sappiamo, tutto è possibile per Rafa.

Nel 2012 ci aspettiamo di rivedere Nadal in buone condizioni. Djokovic,  ne siamo quasi certi, non potrà ripetere una stagione ai livelli di quella del 2011. Quindi, lo spagnolo, con una prima parte di stagione positiva, potrebbe riavvicinarsi al serbo, che difende tantissimi punti da gennaio fino a settembre. A partire dall’Australian Open, ci aspettiamo che torni subito competitivo, e che possa lanciare un segnale ai suoi rivali. Nadal è un’agonista, ed è un personaggio che può regalare tanto a questo sport. Deve solo ritrovarsi, perché per uno come lui, puntare in alto è un dovere.


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