US OPEN: POKER USA AL FEMMINILE, NULLA DI NUOVO SUL FRONTE MASCHILE

L'ultimo Slam stagionale ha evidenziato i numerosi ricambi in campo femminile, mentre gli uomini stentano ad effettuare il definitivo salto di qualità
giovedì, 7 Settembre 2017

Tennis. Nonostante le numerosissime defezioni che hanno caratterizzato la vigilia degli US Open 2017 ancora in corso di svolgimento sui campi in cemento di Flushing Meadows, è comunque possibile trarre anche da questa particolare edizione dell’ultimo Slam stagionale alcune indicazioni rilevanti. Balza immediatamente all’occhio la presenza di quattro semifinaliste tutte statunitensi in campo femminile, con la certezza per il pubblico di casa di vedere una propria beniamina sollevare il trofeo al termine di una cavalcata nella quale appare veramente arduo trovare una legittima favorita. Il cuore e l’esperienza tenderebbero a privilegiare l’eterna Venus Williams, ma guai a sottovalutare le ambizioni di una rediviva Madison Keys e la voglia di stupire ancora di Sloane Stephens e Coco Vandeweghe.

Era dal lontanissimo 1981 che New York non poteva osservare così da vicino un dominio americano sul suolo natio in uno dei tornei più prestigiosi del calendario, quando Chris Evert, Martina Navratilova, Tracy Austin e Barbara Potter si diedero battaglia per sollevare un trofeo ambito dalle migliori giocatori del circuito. A tal proposito, impossibile non citare l’assenza nelle fasi cruciali delle tanto attese Karolina Pliskova e Garbine Muguruza, anche se la campionessa spagnola potrà consolarsi sapendo che a partire da lunedì scavalcherà proprio la rivale ceca in vetta al ranking mondiale pur senza ancora aver dimostrato la continuità degna di una regina. E chissà che il ritorno della neo-mamma Serena Williams l’anno prossimo non generi una rivalità per il trono che sia in grado di infiammare un 2018 altrimenti più incerto che mai.

Sul versante maschile, invece, si pensava che le defezioni di nomi del calibro di Novak Djokovic, Stan Wawrinka e Andy Murray potesse spingere i portacolori a stelle e strisce verso un cammino prestigio nella Grande Mela, una prospettiva presto infrantasi con una realtà cruda tesa a sottolineare la sostanziale mancanza di una vera e propria stella. John Isner e Jack Sock occupano ormai stabilmente la Top 20 della classifica grazie a risultati di ottimo livello, tuttavia non hanno mai dato l’impressione di poter compiere quel salto di qualità utile a potersi affermare in un Major, stessa sensazione trasmessa dall’eterno incompiuto Ryan Harrison ancora alla ricerca della sua reale dimensione.

Piccola nota di merito per Sam Querrey spintosi fino ai quarti di finale avvalendosi di una superficie molto adatta alle sue caratteristiche, seppur rimanga più di qualche rimpianto se si considera che la sconfitta contro Kevin Anderson sia scaturita da una performance non entusiasmante del numero 21 del mondo. Un rimpianto che rischia di assumere caratteri davvero giganteschi voltando lo sguardo verso il successivo avversario in semifinale Pablo Carreno-Busta, non certo uno specialista su questi campi. In prospettiva futura andranno esaminati i rendimenti di giovani talenti come Jared Donaldson, Ernesto Escobedo e Frances Tiafoe, ancora troppo acerbi e nessuno dei quali sembra inoltre possedere le stigmate per entrare in Top 10 nel breve periodo, analogo discorso riferito anche a Tommy Paul messosi in mostra nel corso dell’ultimo mese e mezzo rimediando numerosi applausi davanti alla gente di casa durante le US Open Series.


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